La speranza

Link alle Letture della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Dn 12,1-3     Sal 15     Eb 10,11-14.18     Mc 13,24-32

Commento alle Letture della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

di Don Stefano Cascio

Vi ricordate la nostra mitica corda bianca con il pezzo rosso? Anche oggi torniamo a quella corda. Perché siamo alla fine del tempo liturgico, la settimana prossima sarà la festa di Cristo Re dell’Universo, che è l’ultima festa del tempo liturgico che stiamo vivendo.
Dopo di che inizieremo l’Avvento cioè il momento in cui ci prepariamo al Natale.

Allora si sta concludendo l’anno liturgico.

Il Vangelo e le letture di oggi ci parlano di una cosa che ha un nome difficile: escatologia. Ci stanno dando il senso della storia.

Avete sentito, sembrava la fine del mondo. Noi adesso con i film americani ne abbiamo un po’ l’abitudine, tutto viene distrutto, ma tutto parte, anche nella cultura americana, da questo.

Se noi fossimo in India, con gli induisti, o con i buddisti, la visione della storia sarebbe completamente diversa. Noi vediamo la storia come una grande linea, che ha un inizio e ha una fine. L’inizio per ciascuno di noi è il momento della nascita, e poi c’è una fine che noi cristiani sappiamo che non coincide con la morte, perché dopo ci sarà la vita eterna. La fine dei cristiani è stare con Dio in Paradiso.

Per i buddisti e gli induisti invece tutto è ciclico, ogni volta tutto ricomincia, vivi nuove vite e se va male nella tua vita significa che in quelle precedenti non sei stato bravo. La loro visione è completamente diversa dalla nostra.

Ma torniamo a quello che il Signore ci dice. Noi camminiamo dritti, ma camminiamo dritti se sappiamo dove andare e come andare. E’ per questo che c’è stata la rivelazione, i profeti, Gesù, perché noi dovevamo capire come camminare nella nostra storia.

E Gesù ci dice qualcosa di importante in questa pagina di Vangelo. Dice così: “In verità vi dico, il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

Noi stiamo sperimentando ogni volta a Messa questa cosa. Perché noi leggiamo delle parole scritte duemila anni fa. Però tutte le volte che leggiamo il Vangelo, ci insegna qualcosa che riguarda la nostra vita, oggi. Quelle parole di duemila anni fa ci aiutano a vivere adesso.

Allora Gesù ha ragione, le sue parole non passano, perché parlano della nostra vita, della verità, del senso di quello che stiamo vivendo e facendo.

E dove soprattutto leggiamo queste parole? Dove le ascoltiamo? Nella liturgia che celebriamo durante la Messa, in particolare la domenica quando è radunata tutta la comunità cristiana, la grande famiglia.

Allora vedete, Gesù ci sta parlando della nostra storia e ci sta parlando anche di come viverla, come la liturgia ci insegna a camminare, ad andare avanti, come camminare insieme.

Pensate a quello che è successo in Francia, il terrorismo: qual’è l’obiettivo del terrorismo? Di far paura, di dividere una famiglia. Quando camminiamo insieme, quando siamo uniti, ci aiutiamo a camminare. Quando invece ci dividiamo e siamo presi dalla paura perdiamo il cammino. La chiesa, anche con tutte le sue difficoltà, ha questa forza di mettere insieme le persone per camminare.
Il Signore ci chiede di fare insieme questo cammino.

Allora quello di cui ci parla Gesù ci fa paura? No. Noi aspettiamo il ritorno di Gesù che sarà alla fine del tempo, alla fine del mondo. Ma a noi questo non fa paura, perché il Signore viene a prenderci.

Noi crediamo nella resurrezione? Crediamo che siamo chiamati ad andare in cielo, sì o no?

Sabato prossimo noi qui faremo una grande festa, per ricordare il primo anniversario della nascita del piccolo Filippo in cielo.

Perché lo facciamo? Perché dentro il nostro cuore abbiamo seminato questa speranza che il Signore ci dà.

Un uomo non può vivere senza speranza, è la speranza che ci dà questa forza per camminare. Il Signore ci dice: “Io tornerò e vi prenderò con me”. E’ questo che tocca il nostro cuore e la nostra vita. Noi non camminiamo nell’angoscia, noi camminiamo nella sicurezza che il Signore ci ama, che parla attraverso il Vangelo, che è presente nella nostra vita, che ha tracciato per noi il cammino e tutte le nostre azioni vanno verso quel senso di infinito.

E dunque io non sono solo in attesa come se dormissi, la mia attesa è viva, io sono in attesa di incontrare il Signore e faccio tutto per poterlo incontrare. Questo è il senso della nostra vita.

E allora i vostri genitori vi devono educare verso quel senso lì, che dà senso alla loro vita e quindi vogliono che dia senso anche alla vostra vita.

E’ importante perché invece ci troviamo in un mondo che dice: “Puoi prendere tutte le direzioni, non c’è problema, è tutto uguale”. Questo si chiama relativismo. Ma il Signore ha indicato una strada, e tutte le nostre azioni, educative, sociali, politiche, dovrebbero andare verso quella direzione.

E noi siamo qui per costruire la civiltà dell’amore, perché Dio è…?

Sì, è Padre, ma è A…

Sì, è anche Grande, ma è A….

E’ Amore.

Ed è questo che noi dobbiamo costruire.

Allora in questa settimana ripensiamo bene a questo, così celebreremo ancora meglio, la settimana prossima, la festa di Cristo Re dell’Universo, Re della mia vita, Re della mia storia.

Non ho paura, perché il Signore dirige la mia vita.

Amen.

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