Domande difficili

di Anna Mazzitelli

Cara Amica,

ti scrivo per rispondere alla richiesta che su facebook hai lanciato, forse come provocazione, forse come vera domanda di aiuto, qualche giorno fa sul profilo di Stefano. Io, come è noto, non ho profilo, e mi diverto troppo così per pensare di farmene uno tutto mio.

Parto un po’ da lontano, forse, perché è appena passata la festa di tutti i santi, preceduta da quella che ormai è diventata anche in Italia una tradizione, la notte di Halloween.

Parto da lì, dicevo, perché trovo che sia collegato con quello che mi chiedi, e cioè di aiutarti a parlare della morte a tuo figlio.

Innanzitutto diciamo che sono certa che tu, come tutte le mamme del mondo, saprai trovare le parole giuste per rispondere alle domande di tuo figlio, a qualsiasi domanda, anche senza esserti preparata prima, perché succede sempre così, le domande arrivano a bruciapelo ma per fortuna -evidentemente- nel DNA delle mamme ci sono i geni delle risposte (o risposte da geni, a volte).

In ogni caso io parlerei a mio figlio in questi termini:

Come genitore mi sento chiamata a mostrare ai miei figli (e ai miei alunni, visto che faccio la maestra, e ai miei ragazzi del catechismo, come catechista) il Bello. Non il bello, ma il Bello, con la B grande, il Bello, il Buono, il Vero. E questo vale per chi crede e per chi non crede, ossia, per me il Bello, il Buono e il Vero coincidono con il Padreterno, ma anche un non credente vuole mostrare al proprio figlio il bene e non il male, il bello e non il brutto, la verità e non la menzogna, non trovi?

Mi allaccio proprio qui alla tradizionale festa di Halloween, senza voler fare polemiche in merito alle presunte valenze sataniche delle manifestazioni, senza voler demonizzare le feste esterofile, senza voler per forza ricercare le origini, il vero significato, le successive storpiature… sinceramente non me ne importa niente.

Molte delle persone favorevoli alle feste di Halloween con i travestimenti da mostri, da zombie, da vampiri e via dicendo, sostengono che i bambini hanno bisogno di queste manifestazioni per esorcizzare le loro paure, quindi non ci vedono niente di male nel fare una festa a tema macabro, spaventoso, tetro e cupo.

Quali paure? Paura del dolore, paura del buio, del male, in definitiva paura della morte.

Io trovo che se uno ha paura del dentista farebbe meglio a starsene a casa (e magari lavarsi i denti spesso) piuttosto che andare tutti i giorni a farsi trapanare un dente, ma insomma, ognuno esorcizza le proprie paure come gli riesce.

Però se noi genitori puntiamo la nostra educazione sul Bello, sul Buono e sul Vero, credo che i nostri figli non avranno bisogno di vestirsi da mostro per non aver più paura dei mostri. Credo che ai nostri figli non servirà scherzare con il male (con cui è bene non scherzare affatto) per non temerlo. Sapranno invece che il male esiste, che il dolore, la morte, sono cose reali, ma li porranno nella giusta prospettiva. Sapranno che il Bene ha sconfitto il male, e continua a sconfiggerlo sempre. Sapranno che la morte non è un pensiero da allontanare o una cosa davanti alla quale fare gli scongiuri o scappare, ma è una parte della vita, e che, comunque, anche la morte è stata sconfitta, e non ha l’ultima parola.

Intendo “morte” non solo come la fine della vita terrena, ma in senso generale come il fallimento, la sofferenza, la malattia, l’insuccesso, l’inadeguatezza. Tutto questo fa parte della vita anche se la società tenta di nasconderlo e allontanarlo. Ma se i nostri figli sapranno riconoscere e inseguire la Verità, non avranno paura di queste cose, perché sapranno che esiste un bene più grande che si realizza comunque, anche attraverso di esse.

Parlare ai bambini della morte, quindi, secondo me, significa innanzi tutto educarli a riconoscere la loro sete di infinito, a coltivarla, a vivere all’altezza dei propri desideri e del Bene che hanno innato dentro. Così sapranno da soli, senza bisogno di tante spiegazioni, che il male e anche la morte non vanno temute, perché quel Bene a cui naturalmente tendono esiste eccome, e nessun male, nessuna morte, potrà sconfiggerlo.

Lo so che sono monotona, ma mi viene sempre in mente San Paolo ai Romani:

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Anna

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4 Pensieri su &Idquo;Domande difficili

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Parlare ai bambini della morte, quindi, secondo me, significa innanzi tutto educarli a riconoscere la loro sete di infinito, a coltivarla, a vivere all’altezza dei propri desideri e del Bene che hanno innato dentro. Così sapranno da soli, senza bisogno di tante spiegazioni, che il male e anche la morte non vanno temute, perché quel Bene a cui naturalmente tendono esiste eccome, e nessun male, nessuna morte, potrà sconfiggerlo.

    “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.”

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  2. La realtà è che il più delle volte non si sa come rispondere alle domande dei piccoli (come dei grandi) su morte, dolore e senso della vita, semplicemente perché NON si hanno le risposte… Perché le stesse domande le abbiamo spesso disattese a noi stessi.
    Potrebbero essere occasioni quelle delle domande dei nostri figli, per interrogare noi stessi.

    Liked by 3 people

    • È vero Bariom. La nostra esperienza ci ha portato invece a porcele, anche brutalmente.
      In un certo senso possiamo dirci “privilegiati”.
      E in altri casi le domande dei bambini, che sempre nascondono un quesito sulla vita e sulla morte, sono occasioni da non perdere.

      Liked by 2 people

  3. Ciao Anna. Premetto che da quando avete iniziato questo blog vi seguo con grande interesse ed ammirazione per tutto quelle che state facendo anche se non sono mai intervenuto con commenti. Ho avuto occasione di partecipare l’anno scorso ad alcuni incontri con il prof. Nembrini, a Bologna. Ecco, il messaggio che più mi ha fatto riflettere, relativamente all’educazione dei nostri figli, è stato quello su come noi dobbiamo indicare,urlare loro che il Bello esiste davvero, che nel mondo non c’è solo quello che vogliono farci vedere o che si sembra di vedere (Nembrini ha usato un termine più colorito che chi ha avuto occasione di partecipare a dei suoi incontri può facilmente immaginare ma che credo in quest sede non sia conveniente riportare) perché questo loro ci chiedono, questo loro desiderano, a questo anelano. Credo, infatti, che ognuno di noi abbia una tensione naturale verso ciò che è buono e bello (Dio così ci ha creati, a sua immagine e somiglianza) ma poi arriva il serpentello ed eccoci fregati (più e più volte tutti i giorni, almeno per quanto riguarda). Proprio per questo motivo, concordo pienamente su quello che tu scrivi relativamente a come superare le paure (dal dentista al buio al male alla morte) e ritengo che la strada da te indicata sia l’unica percorribile per sperare che la generazione dei nostri bimbi abbia valori diversi dalla nostra (noi, in fondo, siamo figli di chi era giovane nel ’68 e questo la dice lunga…). Scusa la sproloquio. Grazie della vostra testimonianza. Matteo

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