Coraggio! Àlzati, ti chiama!

Link alle Letture della XXX Domenica del tempo ordinario (Anno B)

Ger 31,7-9   Sal 125   Eb 5,1-6   Mc 10,46-52

Commento alle Letture della XXX Domenica del tempo ordinario (Anno B)

di Don Stefano Cascio

Dopo aver proclamato il Vangelo il sacerdote cerca di spiegarlo. E’ un po’ come il brano del Vangelo in cui, dopo la resurrezione del Signore, due discepoli andavano via da Gerusalemme tristi, perché Gesù era morto, e Gesù risorto (ma loro non lo riconoscono) si mette accanto a loro e cammina, e dice: “Ma perché voi siete così tristi?”. E loro: “Ma tu sei proprio un forestiero, ma non hai sentito quello che è successo a Gerusalemme? Noi pensavamo che dovesse diventare re e invece l’hanno crocifisso, torturato, è morto!” e Gesù dice: “Ma voi non avete capito niente”, e si mette a spiegare tutto partendo dai profeti, tutto quello che è l’Antico Testamento, e spiega che tutto preparava a questa venuta di Gesù e poi anche alla sua fine.

Il sacerdote è chiamato, durante la Messa, a fare la stessa cosa, aiutarvi a leggere e capire questo Vangelo, partendo dall’Antico Testamento, e poi capire come questo Vangelo è importante per noi oggi. Perché qualcuno potrebbe dire: “Vabbè ma è stato scritto 2000 anni fa, cosa ci serve a noi adesso?”. Invece ci rendiamo conto ogni volta che per noi il Vangelo è un insegnamento.

Perché oggi questo Vangelo è un insegnamento per noi?

Gesù sta camminando dritto verso Gerusalemme. Il Vangelo di Marco ci sta raccontando questo viaggio di Gesù verso Gerusalemme. E’ un viaggio geografico, nel senso che dice dove sta andando, sta partendo da Gerico, quindi noi potremmo seguire su una cartina della Palestina dove sta andando Gesù. Ma è anche un viaggio simbolico, Gesù sta camminando verso Gerusalemme, lui sa dove sta andando e perché sta andando lì, sta andando verso la croce e lui sa cosa sarà la sua fine, e ci sta andando con forza, risoluto, lo sa che deve andare lì, sta andando a dare la vita per noi, e ci sta andando.

Dietro di lui, ci dice il Vangelo, lo segue la folla, lo seguono i discepoli.

Possiamo pensare che anche noi siamo un po’ così, anche noi stiamo camminando verso quell’orizzonte, l’abbiamo detto nella nostra prima omelia quando abbiamo aperto l’oratorio alcune settimane fa, qual è il nostro obiettivo: vi ricordate la corda? Il pezzo rosso era la nostra vita terrena e tutto il resto è la vita eterna.

Allora noi lo sappiamo qual è il nostro obiettivo, il nostro obiettivo è la Gerusalemme Celeste, il nostro obiettivo è la vita eterna, è quel Paradiso che aspetta ciascuno di noi, noi sappiamo dove stiamo andando, stiamo camminando in quella direzione come Gesù in questo Vangelo.

Noi siamo la folla che segue Gesù, ecco cosa siamo. E in mezzo a noi c’è chi è cieco, chi è zoppo. Nella prima lettura abbiamo sentito che ci sono anche le partorienti, e le donne incinte. Ci sono ciechi, zoppi, partorienti e donne incinte, perché vengono citate queste persone? Perché sono quelli che nell’Esodo hanno più difficoltà a camminare, fanno più fatica.
Ma nella nostra assemblea partendo da me, non è così? Non ci sono momenti in cui non vediamo la presenza di Dio nella nostra vita? Non ci sono momenti in cui il cammino verso la vita eterna, seguendo Gesù, è difficile? Non ci sono momenti in cui faccio fatica a camminare, a seguire questa via che Lui mi mostra?

Allora quando io faccio fatica sono zoppo, quando non vedo dove vado, non capisco qual è il senso della vita, sono cieco. Vedete come il Vangelo allora non è qualcosa di 2000 anni fa, ma sta raccontando la nostra vita, sta raccontando quello che noi stiamo vivendo.

Noi siamo chiamati oggi a ritrovare la vista.

E come fa Bartimeo, questo cieco, a ritrovare la vista?

Grida.

Urla: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”.

E’ molto importante quello che dice questo cieco.
Il cieco, una persona che aveva l’oscurità dentro di sé, non vedeva niente, che veniva rigettato perché era mendicante, (avete sentito, quando comincia a gridare gli dicono: “zitto, zitto”, nessuno lo vuole sentire), continua a gridare ancora più forte: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”.

Lo sapete che dice qualcosa di essenziale? Lui dice: “Figlio di Davide”. Perché dice Figlio di Davide, lo sapete?

Perché lo riconosce come il Messia, il Messia doveva essere un discendente di Davide.

Allora è importante quello che sta dicendo il cieco, sta dicendo: “Tu sei il Messia, io ti riconosco, Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Lo riconosce, lo riconosce, e Gesù lo chiama.
Allora che gli sta intorno gli dice: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”
Come fanno per voi i sacerdoti, i catechisti, forse la vostra mamma, i vostri nonni, che vi dicono: “Forza, coraggio, alzati, ti chiama, Gesù ti chiama!”.

Noi tutti siamo chiamati a riconoscere il Messia, cioè chi è l’inviato di Dio per salvare ciascuno di noi.

E quando l’abbiamo riconosciuto, quando l’abbiamo trovato ci si aprono gli occhi, non siamo più ciechi, il nostro cuore si apre alla salvezza, al senso della vita, all’amore, cambia tutto!

Se ciascuno di noi avesse incontrato il Signore questo quartiere sarebbe completamente diverso, questa comunità cristiana sarebbe diversa. All’interno delle Parrocchie ci sono conflitti, gelosie, cattiverie. Perché tutto questo? Perché non abbiamo riconosciuto il Signore. Anche qui, nella nostra casa, siamo ciechi, zoppi, e ancora non abbiamo visto.

Cari amici, questo è il nostro cammino, ed è bellissimo, e spero di poterlo fare con voi, tutti insieme, perché è bello che una comunità si aiuti a camminare, e se sei zoppo, “Coraggio! Alzati, ti chiama!”.

Domani e dopodomani riceverete il Vangelo (si rivolge ai bambini del catechismo della Prima Comunione), così potrete venire al catechismo con il Vangelo.

Il Vangelo è lampada sui nostri passi. La parola di Dio ci illumina come ci ha illuminato questa mattina, per aiutarci a trovare il senso della vita. Ma il Vangelo non lo dobbiamo lasciare da parte, lo dobbiamo leggere, lo dobbiamo scoprire, perché ci aiuta a camminare. Così ci sentiremo anche noi dire: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”

Amen

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