Frate Francesco

di Anna Mazzitelli

Antefatto:

Maggio 2008. Filippo è uno splendido bambino di quasi due anni, gioca nel soggiorno.

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Io sono sdraiata sul letto della sua cameretta col Messale Quotidiano in mano. Stefano, nella stessa stanza, sta stirando.

Sfoglio le pagine che raccontano brevemente le vite dei santi, e propongo nomi per il bambino che si agita nella mia pancia e che già ha iniziato ad avere problemi: emorragia-ricovero-distacco di placenta-letto-immobilità-ecografie a raffica per vedere se la situazione migliora-scoperta di pisellino-urgenza di un nome.

Mille proposte, ma la necessità di scegliere qualcuno di serio a cui affidarlo, che se ne prenda cura, a cui ispirarsi, che sappia il fatto suo. Spunta fuori Francesco. E’ il nome che mia sorella vorrebbe dare al suo futuro ipotetico figlio, quindi esitiamo, poi la chiamo e le chiedo il permesso. Lei si arrabbia, lo so, ma non mi dice di no e fa buon viso a cattivo gioco… Poi avrà come ricompensa due splendide femmine, così non ci sarà bisogno di litigare per i nomi.

Francesco. 

Mai decisione presa fu più felice. 

Ancora non sapevamo che il nostro Francesco sarebbe nato così presto, così piccolo, e nonostante tutto così sano. Così protetto. Così miracolo.

Assisi, 26 settembre 2015

Sabato scorso, dopo aver mille volte rimandato, abbiamo finalmente fatto la nostra gita ad Assisi. Ci vogliono poco più di due ore di macchina, si può fare in giornata, anche se è faticoso. Ma quanto ne è valsa la pena!

Ci aspettava Fra PietroLuca, che ci aveva scritto una mail dopo aver visto la nostra intervista su TV2000. Ci aspettava da prima dell’estate, perché gli avevamo promesso una visita, e alla fine abbiamo mantenuto la promessa.

Ma, come spesso accade, siamo andati per portare Francesco a vedere i luoghi dove ha vissuto il suo Santo, per conoscere questo nuovo amico, per fare una gita in un sabato diverso da tutti gli altri sabati, e siamo tornati ricchi di regali, con il cuore pieno di Grazie, e, almeno io, con gli occhi svuotati da tutte le lacrime che avevo, che ho versato per commozione e coinvolgimento e gioia durante l’intera giornata.

La prima tappa è stata la Porziuncola. Siamo entrati e in silenzio siamo passati attraverso questa casa nella casa, questo incredibile luogo che i frati hanno circondato con un’enorme basilica pur di proteggerlo. Da lì siamo andati a vedere il roseto, e fra PietroLuca ci ha raccontato la storia della tentazione di Francesco, che, pur di non cederle, si spoglia nudo e si getta tra i rovi. IMG_3751E, miracolosamente, dai rovi sbocciano le rose, e quelle rose non hanno spine. E qui il il primo regalo (e il primo pianto): una rosa di quel roseto, che se vengono trapiantate da un’altra parte – ci ha detto Fra PietroLuca – crescono con le spine, ma lì dentro no, le spine non ci sono mai.

Il racconto prosegue, i fratelli di Francesco lo trovano, quella notte, e lo coprono, e cercano di aiutarlo, e lui si fa portare nella Porziuncola, e parla con Gesù.

Gesù gli chiede “Cosa vuoi?”

E Francesco non pensa a se stesso, non pensa ai suoi frati, non pensa alla sua città o alla sua famiglia. Un ragazzo di un paesino dell’Umbria del 1200 pensa a tutta l’umanità. Tutta. Anche quella che verrà dopo. Tutta.

E chiede a Gesù la possibilità che chiunque visiti la Porziuncola, alle condizioni stabilite dalla Chiesa, riceva l’indulgenza. E Gesù gliela concede, previa approvazione del Papa, e oggi, dopo tanto tempo, visitando quella stanzetta strana, racchiusa in una basilica enorme, è possibile essere non solo perdonati dalle colpe, ma liberati dalle pene. Sempre. (link a un documento che racconta la storia). In una notte di 800 anni fa Francesco poteva chiedere al Signore qualsiasi cosa, e ha deciso di chiedere una cosa che riguarda anche me, oggi, qui, piccola e schiacciata dalle mie miserie e dalla fatica quotidiana. Non ci sono parole per esprimere quello che ho provato quando mi sono resa conto di questa cosa.

Ci siamo spostati poi alla Cappella del Transito, il luogo in cui c’era l’infermeria del vecchio convento. Francesco, morente, si fa portare alla Porziuncola, e poi viene spostato in questa infermeria dove, la sera del 3 ottobre 1226, muore.

Fra PietroLuca ci ha raccontato dell’omelia di un frate che è stato recentemente ordinato vescovo, il quale, parlando di Francesco, ha detto che la nostra vita è come un libro, del quale, con la vita terrena, scriviamo solo la prefazione. Tutto il resto, il più bello, il di più, l’essenziale, viene dopo.  E Francesco, che ha vissuto solo 44 anni, in un mondo in cui non c’era whatsapp, Facebook, telefoni, televisione, ha dato vita, con i suoi 44 anni, alla prefazione di un libro capace di affascinare chiunque. La frase che più mi piace riferita a Francesco (dal “Forza venite gente”) è: “dal tuo seme una foresta”. Trovo che da sola questa frase renda benissimo quello che questo ragazzo ha saputo fare.

Ma è anche vero che quando stiamo per acquistare un libro, ci facciamo condizionare nella sua scelta da quello che c’è scritto nella prefazione. Non compreremmo un libro la cui prefazione ci sembrasse noiosa o fosse deludente. Quindi alla fine non è importante vivere 8 anni o 100, quel che conta è utilizzare bene il tempo che ci è dato per scrivere una prefazione avvincente.

Ci siamo poi spostati in sagrestia, dove i nomi dei nostri bambini sono stati scritti su un librone enorme, che contiene i nomi di tutti i bambini che nel tempo hanno fatto il loro atto di affidamento alla Madonna degli Angeli. Fra PietroLuca ha regalato loro due piccoli tau, che ora sono appesi sui loro letti, e ce ne ha dato anche uno per Filippo. Francesco ha detto “Sì, ma Filippo non è qui”. Ma non era proprio vero.

Davanti alla Porziuncola abbiamo recitato una preghiera bellissima commovente (e giù altre lacrime!):

Affidamento dei nostri bambini alla Madonna

Al tuo cuore di madre,assisi-basilica-di-s-francesco-cimabue-madonna-degli-angeli-e-s-francesco
Vergine degli Angeli,
affidiamo questi bambini.

Accoglili nella culla del Tuo grembo,
prepara anche per loro la mangiatoia
nella quale hai deposto Gesù.

Difendili dal male
come hai difeso il Figlio Tuo
fuggendo in Egitto.

Offrili al Padre
come nella presentazione
di Gesù al tempio.

Custodisci nel tuo cuore il segreto della loro vocazione
come hai custodito il mistero
della volontà del Padre sul Figlio Tuo.

Stai con loro nel momento del dolore
come sotto la croce
e lasciati accogliere nella loro casa
come ti ha accolto il discepolo che Gesù amava.

Guardali come hai guardato il Figlio Tuo
perché il Battesimo li ha fatti membra
del Suo corpo che tu hai partorito.

Sono tuoi e la tua protezione
li conformi in tutto
alla bellezza del Signore risorto
che vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen

IMG_8692Fra PietroLuca ha poi attirato la nostra attenzione sui dipinti all’interno della Porziuncola: sono tutte scene della vita di Francesco, tutte tranne quella centrale, che raffigura l’Annunciazione. Perché? Così come il “Fiat”, il “sì” di Maria si è fatto carne, ha dato vita a Gesù, anche il “sì” di Francesco si è fatto carne, sono nati i Frati, wikipedia dice che oggi ci sono quasi 29mila frati nel mondo. Dal tuo seme una foresta.

Fra PietroLuca ha aggiunto che anche dai nostri “sì” a Dio deve nascere carne. Spero che commenti questo post per esplicitare il concetto, ho provato a parlarne con Stefano ma ci serve un aiuto, non mi ricordo il discorso e non so dove volesse andare a parare.

Dopo aver regalato ai bambini la maglietta della festa degli Angeli, P1060905 (1)che si sarebbe svolta il giorno dopo, siamo andati a vedere il Presepe. Francesco voleva capire il Vangelo che racconta la nascita di Gesù, voleva capire cosa significasse fisicamente, quindi realizza il presepe vivente, il primo presepe della storia. Direi che anche questa idea ha avuto un discreto successo.

Tenere in braccio un bambino si può paragonare alla nostra relazione con Dio, ci ha detto Fra PietroLuca: il bambino cresce finché te ne prendi cura, lo accudisci, lo nutri. Così il nostro rapporto con Dio va alimentato, mai lasciato avvizzire.

L’ultimo regalo che ci ha fatto Fra PietroLuca è stato un libro, che sto leggendo e del quale non posso dire molto per ora. Una frase però voglio condividerla, perché mi ha colpito:

“Quando riesci a vedere solo il tuo dolore, perdi di vista Dio”.

Spero e prego affinché il nostro miracolo, la Grazia di essere sereni e di non disperarci di fronte agli avvenimenti della nostra vita, si rinnovi ogni giorno, ogni secondo, perché è vero che nel momento in cui fai prevalere il dolore e ti lasci distrarre da lui non vedi più Dio, e allora è la fine. E perdere di vista Dio è la cosa peggiore che possa capitare.

Ah, mi sbagliavo, l’ultimo regalo non è stato il libro, è stato un cingolo già annodato per il saio di Francesco, per la festa di Tutti i Santi… non vediamo l’ora di sfoggiarlo!

Posso dire con certezza che Frate Francesco ha fatto un ottimo lavoro con il nostro bambino che porta il suo nome. E non finirò mai di ringraziarlo.

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8 Pensieri su &Idquo;Frate Francesco

  1. ..mi è chiesto un chiarimento sul commento fatto all’annunciazione al centro della Porziuncola..userò la logica con le sue reminiscenze ingegneristiche..per Maria è successo che le le stata annunciata una parola dall’angelo Gabriele, ha detto SI e questa parola è diventata carne (Gesù). Noi andiamo a messa, ascoltiamo il Vangelo dalla voce di Gesù..se diciamo SI a quella parola (ex:amate i vostri nemici…)..quella si fa carne in azioni concrete, carne, che, come per francesco, hanno il potere di cambiare il corso della storia.
    Ricapitolando:
    Maria: Parola–>obbedienza–>Gesù.
    Noi: Parola–>obbedienza–>”alter christus”.

    ..scusa ma non so spiegare meglio il concetto..

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  2. “Quella notte le stelle videro morire un uomo veramente felice..”

    “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale..”

    Da questo pomeriggio ci stringeremo tutti attorno a quella cappellina..il transito..non per fare memoria della morte ma per ricordarci che (..e cito Chiara Corbella) “siamo nati e non moriremo mai più”.
    Auguri al piccolo grande tuo Francesco e che Francesco d’Assisi ci insegni a vivere da figli per morire felici..

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  3. “Quando riesci a vedere solo il tuo dolore, perdi di vista Dio”.

    Spero e prego affinché il nostro miracolo, la Grazia di essere sereni e di non disperarci di fronte agli avvenimenti della nostra vita, si rinnovi ogni giorno, ogni secondo, perché è vero che nel momento in cui fai prevalere il dolore e ti lasci distrarre da lui non vedi più Dio, e allora è la fine. E perdere di vista Dio è la cosa peggiore che possa capitare.

    Vi siamo vicinissimi in questi giorni più duri degli altri, se fosse possibile quantificare il dolore. Un abbraccio forte!

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    • Lo sentiamo il vostro abbraccio. Grazie a voi sappiamo di non essere prede di un’illusione momentanea, sappiamo che tutto questo può durare. Sabato distribuiremo i vostri semi. È un gesto meraviglioso, grazie davvero di averci permesso di parteciparvi.

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