Tempo di scuola

di Anna Mazzitelli

C’era una volta un divanetto fatto di cuscini di plastica e gommapiuma, quei cuscini che si usano anche nelle palestre e nei gonfiabili. Il divanetto era nell’androne del pian terreno della scuola materna di Monte Porzio, proprio di fronte alla porta dell’aula che a quel tempo ospitava la sezione H.

Quel divanetto era il miglior amico di un bambino di tre anni, che, col suo grembiulino a quadretti celesti e lo sguardo torvo, per un intero anno, prima di entrare nella sua aula, vi si sedeva, e lì si tranquillizzava.

lab genitori ciambelle (26)Ogni mattina si ripeteva lo stesso rito: quel bambino raggiungeva il suo divanetto e lì restava, pensieroso, arrabbiato per essere stato abbandonato a scuola, sicuramente incuriosito da quello che stava succedendo nell’aula ma troppo orgoglioso per dare soddisfazione a qualcuno mostrando interesse.

C’erano anche due maestre, una bionda e una mora, entrambe con la lacrima facile, entrambe con un’energia e un entusiasmo contaggiosi, entrambe con un cuore più grande del normale.

A turno, a seconda di chi fosse di servizio la mattina, osservavano quel bambino serio e inafferrabile, si accontentavano delle sue linguacce al posto dei saluti, speravano che elargisse loro abbracci e baci (cosa che non è mai successa), e dopo aver aspettato un tempo ragionevole, andavano a prenderlo e lo accompagnavano in classe, sopportando pazientemente i suoi sbuffi.
Per un intero anno è andata così, e quel bambino è cresciuto un po’, ha fatto disegni e lavoretti, ha amato lo spaventapasseri del mago di Oz, ha interpretato il leone nella recita di fine anno e ha lasciato un pezzetto di sé tra quelle mura, in quella classe e in quelle maestre.

Oggi quel bambino non c’è più, e non c’è più neanche il suo divanetto.

IMG_3634Oggi c’è un altro bambino, che somiglia incredibilmente al primo -tanto che in alcune foto è indistinguibile- ma che sorride di più, porta lo stesso grembiulino a quadretti celesti, anche se gli sta un po’ grande, e ha un carattere diverso e maestre diverse, che sicuramente riusciranno a farlo divertire, imparare, crescere, e forse anche a strappargli dei baci.

Ora è lui che accompagno nella sezione H della scuola materna di Monte Porzio, ed entrando nell’androne non posso fare a meno di vedere quel divanetto con Filippo seduto, come se aspettasse di essere coinvolto in una vita che alla fine non sentiva completamente sua, forse consapevole di essere destinato a qualcosa di diverso, di più grande, di eterno.

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6 Pensieri su &Idquo;Tempo di scuola

  1. La mattina quando mi alzo e apro il telefono mi capita sempre di leggere le vostre riflessioni sul divano . Le leggo con calma , senza fretta e vorrei leggerle sempre perchè sono un balsamo per l’anima . Non c’è mai niente di banale , niente che non inneschi un pensiero . Per questo e per aver avuto la possibilita’ di conoscerVi e far parte della famiglia “allargata di Filippo ” vi ringraziero’ sempre .

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  2. La consapevolezza, quella di essere destinati a qualcosa di diverso, di più grande, di eterno, è un Dono.

    Una consapevolezza che dovrebbe essere di ogni Cristiano e che può essere di ogni uomo che si apra all’Annunci della Buona Notizia.

    Una consapevolezza che cambierebbe RADICALMENTE (per tutti) la vita. Nelle sua gioie, nei suoi dolori, nelle sue attese, nelle sue paura, nelle sue speranze, nel suo rapportarsi agli altri, nel suo stesso scopo.

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