Svegliare le coscienze, aprire il nostro cuore

Link alle Letture della XXIII Domenica del tempo ordinario (Anno B)

Is 35,4-7   Sal 145   Gc 2,1-5   Mc 7,31-37

Commento alle Letture della XXIII Domenica del tempo ordinario (Anno B)

di Don Stefano Cascio

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Non vi sembrano attuali queste parole? Questo salmo non sembra essere stato scritto per quello che stiamo vivendo? Da mesi l’oppresso, l’affamato, il prigioniero, il forestiero bussa alla porta dell’Europa, alla porta dell’Italia, alla nostra porta.

Ho detto mesi? Dovrei dire anni, anni che non vediamo il povero Cristo che ci supplica, che non sentiamo il grido dell’innocente che urla verso di noi. La nostra fede è una fede ormai mondana, come ripete incessantemente il Papa, una fede troppo piena di mondo per non accorgersi di essersi allontanata dal Cielo. Una fede cieca e sorda che non incontra più Cristo.

Ci è voluto Aylan, un bambino di tre anni, per ridarci una dignità.

E’ quel corpicino, rigettato dal mare, che ha ridato a noi la vista! Ma perché?

Perché Aylan e non i tanti bambini che nelle settimane e mesi precedenti sono morti scappando dalla follia distruttiva dell’uomo. C’erano bambini nel camion ritrovato in Austria, c’erano bambini nei barconi che si sono rovesciati nel nostro mare, ci sono bambini che quotidianamente sono feriti e muoiono nei bombardamenti in Siria e in Irak.

Perché c’è voluto Aylan per svegliarci dal nostro torpore?

Semplicemente perché l’immagine di questo bambino bianco, con la maglietta rossa e il pantaloncino blu, ci ricordava i nostri bambini, poteva essere Giovanni, il fratello di Filippo e Francesco, poteva essere Emanuele, il fratello di Simone e Gaia, poteva essere la mia nipotina Vittoria, anche loro hanno tre anni.

Questa foto ci tocca perché tocca quello che abbiamo di più caro: i nostri bambini. Solo quando si tocca qualcosa a cui teniamo, alziamo la testa.

L’immagine di queste valanghe di persone alle frontiere dell’Europa, ormai nel cuore del nostro continente, che ogni giorno la televisione ci mostra, ci sconvolge e nello stesso tempo ci fa paura.

Paura per il lavoro, paura per l’insicurezza, paura di un afflusso incontrollabile di maomettani nella cristiana Europa.

Giacomo nella seconda lettura ci dice:

Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, (nel nostro paese) entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. […] Non fate discriminazioni e non siate giudici dai giudizi perversi. […] Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno?

So che la situazione è complicata, che non ci sono i buoni e i cattivi.

Quest’estate sono stato in Siria, ho percorso le città e i paesi distrutti dalla guerra, ho visto a Yabroud, Homs, Maaloula, quello che i cosiddetti ribelli moderati – composti in gran parte dalle milizie Al Nusra che sono alleate con Al Qaeda, nemico dello Stato Islamico – hanno fatto alle nostre chiese e alla popolazione. So bene che Assad, a cui neghiamo qualsiasi futuro, non è peggiore del generale Sisi in Egitto o del Re Salman in Arabia Saudita, che sosteniamo. Sono tante le teorie geopolitiche che vogliono spiegare le scelte degli Stai Uniti e dell’Europa.

Allora, che fare? Tacere? La Chiesa non ha soluzioni ma ha come compito quello di svegliare le coscienze.

Il Papa non cessa di lanciare appelli alla comunità internazionale, dalla sua visita a Lampedusa, ormai lontana, fino a oggi, perché cessi la guerra.

“La guerra è madre di tutte le povertà, una predatrice di vite e di anime” scriveva tempo fa il Papa (Twitter @Pontifex).

Aspetta dai nostri dirigenti che si prendano le loro responsabilità. Decidere di intervenire perché la Siria sta morendo.

Il Libano ha accolto un milione e trecentomila siriani su una popolazione di 4,5 milioni di abitanti, la Giordania più di seicentomila e la Turchia quasi due milioni, è una lunga emorragia che non si fermerà finché non verrà ristabilito uno stato di diritto, finché non ridaremo speranza a questi paesi che abbiamo lasciato cadere nel caos.

Il Papa, nella sua ultima enciclica, ha provato ad arrivare alle radici della situazione attuale, in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause più profonde, ha dimostrato “l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita. Questi temi non vengono mai chiusi o abbandonati, ma, anzi, costantemente ripresi e arricchiti” scrive il Papa.

Accogliere l’altro mi fa paura quando non sono sicuro di me stesso, quando non sono solido nella mia identità. L’altro diventa allora un pericolo.

Ma risuonano le parole del profeta Isaia nella prima lettura:

Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.

Il grido del povero cristo ci obbliga a tornare alle radici della nostra fede, che è apertura, generosità, amore. Ogni giorno il povero all’angolo della strada mi ricorda il mio dovere cristiano, anzi, non dovere ma vita, la mia vita cristiana, perché non c’è fede senza carità.

Il nostro più grande peccato è quello che non confessiamo mai: le nostre omissioni d’amore.

La parola di oggi, in questo contesto, ci chiama a tornare alle radici della nostra fede, e ad aprire il nostro cuore. Al di là dei numeri, dell’agitazione politica, ci sono delle persone, che sono accanto a me, vicini, povertà nascoste nel quartiere, solitudine, droga, precarietà, problemi scolastici.

Che possa anch’io sentire questa parola che oggi il Signore grida a ciascuno di noi: “Effatà!” Cioè “Apriti!”.

Amen

Annunci

4 Pensieri su &Idquo;Svegliare le coscienze, aprire il nostro cuore

  1. Senza assolutamente voler prendere le distanze da quanto qui scritto da Don Stefano, questa foto e la dimostrazione di quanto sia vero il detto “occhio non vede cuore non duole”…
    Così temo quando questa immagine sarà archiviata dal prossimo orrore o dall’inevitabile tran tran la “stretta al cuore” cesserà.

    Di fatto é necessario avere un “cuore nuovo”, quello di biblica memoria, più che un cuore che vibri per le improvvise tachicardie degli eventi.

    Poi ci sono altre e ben altre responsabilità di enti, governi e singoli che per loro preciso incarico hanno (o avrebbero) il dovere di intervenire… Ma questi purtroppo sembra proprio un cuore non l’abbiano, più facilmente hanno problemi di portafaglio o di consensi

    Liked by 1 persona

  2. Anche io ho avuto questo pensiero domenica alla parola “Effatà!”. Condivido le parole di don Stefano e sono convinta che l’unica soluzione sarà quella della fine delle guerre. Nel frattempo, ciò che tutti noi possiamo fare è insegnare ai nostri figli l’accoglienza, l’accettazione, l’uguaglianza, ed aprirsi anche noi, oltre quella foto, oltre quanto ricorda i nostri bambini.

    Mi piace

  3. Pingback: Convertire il mondo, convertire se stessi | Piovono miracoli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...