Motivazioni

di Anna Mazzitelli

Ho ricevuto una parola illuminante, oggi, che ha cambiato il corso della mia giornata e mi ha rasserenato. E’ che i Sacramenti sono potenti, non dovrei dimenticarmelo, e dovrei ricorrervi più spesso, invece di aspettare fino a che non rischio di scoppiare e di travolgere di lagne il malcapitato di turno (che stavolta è stato mio marito).

Diciamo che andavo, come sempre, dritta come un treno, seguendo il mio istinto, forte di una lezione che avevo imparato durante il campo famiglie di Auronzo.

Durante uno degli incontri formativi Emilia, ovvero la Professoressa Emilia Palladino, docente incaricato presso la Pontificia Università Gregoriana, disse una cosa che mi colpì molto.

Si parlava dello scegliere la santità, e in particolare delle motivazioni che spingono l’uomo ad agire. Copio dalle sue diapositive (con la sua autorizzazione):

Nello scegliere e nell’agire non si procede mai seguendo un’unica motivazione, ma più di una e miste. 
A spinte moralmente alte e nobili se ne associano – fino quasi a confondersi, fino quasi a rendersi indistinguibili – altre più originarie, meno strutturate, a volte egoistiche, che complicano la comprensione di decisioni e comportamenti individuali e anche comunitari (Schiavone 2009:73-74).

Nessuna azione, neppure del più grande santo, è mai compiuta per il puro amore di Dio. Pensiamo ai sacrifici altruistici, al servizio eroico del prossimo, alla durezza dell’ascesi e al silenzio consacrato, alla verginità e al martirio. 
Pensiamo alle lunghe preghiere e alla contemplazione, all’abnegazione e all’umile obbedienza.

Pensiamo, ovviamente, alle migliaia di azioni compiute ogni giorno da uomini e donne, mossi da una fede semplice e dall’onestà di vita a regolare la propria esistenza nel modo migliore possibile, nel desiderio sincero di fare del bene e di compiacere Dio.

Atti di amore, di servizio, di virtù, di religione. Eppure, su ciascuno di essi l’ombra di un motivo più basso… 
(Valles 1989:33).

Tuttavia è possibile conoscere il funzionamento del cuore umano e i limiti della propria condizione, accettando il fatto che le motivazioni che spingono ciascuno di noi ad agire sono miste, senza nulla togliere al valore, al merito e alla bellezza di ogni nobile atto compiuto da una persona dal cuore generoso.

Il corretto discernimento delle ragioni che inducono a una determinata scelta va imparato, imparando a distinguere quale sia la vera motivazione, la causa reale, l’impulso nascosto che vi si trova a fondamento.

Tra le varie motivazioni che si possono imporre alla coscienza della persona, ne esistono una, al massimo due, che fanno da perno alle altre nel procedimento di scelta e azione cui si dà forma (Valles 1989:34-35).

Secondo quanto detto da Emilia, quindi, anche il più grande santo non agisce mai per puro amore di Dio. E questo è un sollievo. E’ come dire: fai del bene. Fallo. Insomma non aspettare di essere santo, perché anche qualora fossi santo non faresti del bene solo per il Bene, ma ci sarebbe comunque qualcosa che ti spinge a farlo e che col Bene ha davvero poco a che vedere. Intanto fai del bene, poi ci si pensa (Emilia, interpreto correttamente?)

Insomma a sentire queste cose mi si è aperto il cuore, perché se è vero che con le intenzioni migliori si fanno dei grandi casini (lo diceva anche Oscar Wilde, ma in modo più elegante), è anche vero che si possono fare delle cose buone e belle anche con intenzioni più modeste, più misere.

Quindi io, che come la Anna di Frozen (sempre per citare Emilia, chi c’era lo sa) mi faccio trascinare dall’entusiasmo, dall’euforia e dall’istinto, mi sono detta: beh, non sarà poi tanto male, alla fine. Sarò spinta dalle motivazioni sbagliate ma qualcosa di buono ne caverò senz’altro.

Il problema di agire in questa maniera è che quando incontri un muro ci vai dritto a sbattere contro, non riesci a frenare, lo prendi in pieno, e ti fai male, l’orgoglio e la presunzione si frantumano e poi tu stai lì a chiederti come farai a recuperare i cocci e a trovare una nuova missione in cui imbarcarti, sempre spinta da quell’entusiasmo e da quell’istinto di prima, che però nel frattempo hanno ricevuto una bella batosta.

Quindi oggi, dopo aver scontrato l’ennesimo muro, ho avuto un regalo, questa parola:

“Il problema è che prima di fare le cose per il Signore, si vogliono fare le cose per gli altri”.

Sono stata illuminata. E’ così, è sempre così. Perlomeno per me, intendo.

So che per molti suonerà come una banalità, che è una cosa ovvia, che è naturale che bisogna agire per il Signore e non per altri, ma il mio pessimo carattere di Anna di Frozen mi distrae e mi fa agire senza pensare, e ho avuto bisogno di un monito.

Il segreto forse è nel cercare la famosa via di mezzo, non sarà banale raggiungere lo stato in cui la motivazione che mi spinge è esclusivamente il Bene (e se non lo è nemmeno per i santi, io sono proprio ad anni luce), ma almeno una parte del misto di motivazioni deve essere il Bene. Devo lavorarci, non c’è che dire, e ho voluto scriverlo per tenerlo a mente, per fermarlo, per non perderlo tra le mille cose quotidiane che confondono e distraggono.

Fare le cose per il Signore, e non per gli altri, cambia tutto. Cambia la percezione della fatica, cambia il bisogno di gratificazione, cambia anche il senso di frustrazione quando le cose non vanno come avevi immaginato.

Fare le cose per il Signore e non per gli altri.

Forse a questo punto qualcuno con buona capacità di osservazione si starà chiedendo cosa c’entra il protagonista di Hotel Transilvania con questo post. La persona che mi ha detto queste cose gli somiglia moltissimo… con qualche capello in meno. E lo ringrazio di cuore.

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4 Pensieri su &Idquo;Motivazioni

  1. Ciao Anna, hai ragione prima di ogni cosa ci dovremmo ricordare dei tanti doni che riceviamo attraverso i sacramenti. Il mio sacerdote mi fece un esempio molto bello che voglio condividere con voi: ” Mi disse che quando facciamo dire una messa per un defunto, il defunto e’ come se ricevesse un bicchier d acqua proprio nel momento in cui aveva tanta sete. Questo esempio mi ha fatto tanto riflettere. Un abbraccio

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  2. “Fare le cose per il Signore, e non per gli altri, cambia tutto. Cambia la percezione della fatica, cambia il bisogno di gratificazione, cambia anche il senso di frustrazione quando le cose non vanno come avevi immaginato”

    Verissimo. Lo sperimento ogni giorno.

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