Amore, mongolfiere e cene.

di Anna Mazzitelli

Ok, diciamolo, è stata una settimana complicata.

Si sono accavallate diverse vicende che hanno reso questi ultimi sette giorni una vera tortura.

Una situazione non chiara con la scuola che sta per ricominciare, una persona che decide di girovagare in zona di guerra, e, soprattutto, la settimana in cui, l’anno scorso, ci siamo resi conto che Filippo stava di nuovo male, e il giorno, il 27 agosto, in cui abbiamo ricevuto la sua diagnosi certa, praticamente la sua sentenza di morte.

La calma non è stata mai il mio punto forte, e, si sa, quando la mamma non è calma tantomeno possono esserlo i bambini, quindi tra il caldo che è tornato, i compiti per le vacanze non fatti, lagne per ogni cosa e anche il suo esatto contrario (per mangiare e per non mangiare, per dormire e per non dormire, per lavarsi, per vestirsi… chi l’avrebbe mai detto che i maschi sono più pignoli delle femmine sulla scelta dei vestiti?!) ci siamo trascinati a forza di minacce, punizioni, musi lunghi…

cenettaFinché la mia amica di penna mi ha praticamente costretto a cucinare una torta e a mettere dei fiori sulla tavola per la cena (proprio la sera in cui Stefano è tornato con l’influenza intestinale e non ha toccato cibo), e dopo averlo fatto, essermi sforzata di servire, come mi era stato consigliato, proprio nel momento in cui avrei solo voluto nascondermi sotto le coperte, le cose hanno cominciato a sistemarsi: ho ricevuto una telefonata dall’America, una foto della luna, ho potuto richiamare Filippo dalla sua missione di sorveglianza dell’aspirante ostaggio dei terroristi (e finalmente il dito a cui porto l’anello nuziale ha ricominciato a pizzicare) e ho avuto notizie confortanti dalla scuola (che non guasta). E, miracolosamente, i bambini si sono divorati la cena senza storie… (solo quella sera, però!)

E tutto questo si lega a quello che ci siamo dette stamattina io e la mia amica di penna: ha esordito lei dicendo che sta raggiungendo delle consapevolezze sulla vita e sulla morte.

Come un’illuminazione, ha percepito la certezza che l’unica cosa che conta è l’amore. Non è una sentimentale romantica, la mia amica, quindi non c’è nulla di new age in quello che mi ha detto. Lei sostiene di aver percepito questa essenza di amore come una forza fisica, tanto reale quanto la forza di gravità, e che questa forza sarà l’unica cosa di cui saremo fatti quando passeremo alla vita reale. Più avremo amato e più saremo energia viva e pura nella realtà che ci aspetta – parole sue – e quindi l’unica cosa reale in questo mondo è l’amore, tutto il resto è come un’allucinazione.

Prosegue dicendo che questo amore, che permea tutte le cose, è Dio, noi gli apparteniamo già, ma se non amiamo è come se la nostra energia, il nostro amore, si consumasse, come un palloncino pieno di elio che prima o poi smette di volare. E l’inferno è proprio questo, la perdita di questo amore.

Conclude dicendo che, alla luce di questo ragionamento, il mio Filippo non è un palloncino, ma una mongolfiera! Che gli ho insegnato ad amare anche quando stava per morire, nel momento in cui uno si aspetta di ricevere e non di dare.

E così si chiude il cerchio che iniziava con l’invito a servire, ad amare, quando sembra che tutto remi contro, quando proprio uno pensa di non farcela…

A molte domande sulla nostra vita si potrebbe rispondere innun modo univoco: è l’amore che fa la differenza.

La mia amica mia detto che teme di perdere il senso di questa consapevolezza, di quello che ha provato nel raggiungere queste cose, come un sogno che si dimentica la mattina al risveglio. Io, per ringraziarla di aver sopportato le mie lagne settimanali, scrivo tutto qui, così, se vorrà, potrà venire a ripassare.

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10 Pensieri su &Idquo;Amore, mongolfiere e cene.

  1. Si proprio di mongolfiere si tratta e non di palloncini, tanto meno ad elio che quello semmai teneva in aria i dirigibili…
    Le mongolfiere invece si innalzano e volano perché si riempiono di calore, di aria calda che potremmo assimilare allo spirito, spirito scaldato da un fuoco, una fiamma costante, il fuoco dell’amore e dell’amore di Dio.
    E cosi si sale in alto, sempre più in alto… Si aumenta la fiamma e… si getta la zavorra.
    Già la zavorra… quanta zavorra ci portiamo addosso e quanto spesso la croce, che di per sé si direbbe un peso, ci aiuta a liberarci della zavorra.
    Così si sale in alto, sempre più in alto, come mongolfiere viaggiando nella corrente dei venti.

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  2. Anna è sempre un piacere ricevere le vostre riflessioni ..sono importanti per tutti noi ..sempre…una postilla :gli uomini non sono più pignoli per i vestiti …la vedono come una tortura il vestirsi la mattina a differenza delle donne e quindi quando arriva il momento sono nervosi anche a 51 anni

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  3. Concordo su Filippo-mongolfiera! Me lo immagino come dalla sua postazione privilegiata stia guardandoci tutti “dall’alto in basso” ma senza senso di superiorità, anche se di sicuro sta provvedendo (lui può…) alle necessità di chi è “sotto”.
    Sta guardando il panorama stupendo, anche quando è incasinato, dei nostri giorni. Di sicuro ha interceduto (si dice così?) perché la tua amica di penna ti chiamasse al momento giusto. Di sicuro intercede perché altre cose vadano un po’ meglio… ma noi non sempre vediamo questa sua intercessione, anche se sappiamo che c’è. I nostri occhi non sono come i suoi.
    Ciao Filippo… e sempre grazie! Smack! 😀

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