Quartiere Portuense

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di Stefano Bataloni

Vivendo in provincia di Roma e dovendo andare per lavoro talvolta in centro talvolta alla periferia ovest della città, trascorro molte ore guidando in auto.
Abbastanza di frequente mi succede anche, dopo il lavoro, di girare per la città a causa di appuntamenti, impegni o per svago.

Ci sono strade e quartieri in cui passando ti accorgi di avere la fortuna di vivere in una delle città più belle al mondo, forse la più bella; altri in cui invece ti rendi conto di vivere in una delle città più incasinate o trafficate al mondo.
Altri ancora ti riportano indietro nel tempo, magari a quando eri bambino o ragazzo e percorrevi quelle strade con l’auto di papà in direzione della casa dei nonni, per una festa o un pranzo in famiglia. Oppure a quando da giovane uomo con l’auto scarrozzavi la tua ragazza per una passeggiata in centro, per un cinema o per un teatro.

Oggi però sono passato di nuovo lì, nel quartiere Portuense, un pezzo di Roma che si estende in direzione dell’aeroporto di Fiumicino tra lo storico Monteverde e la Magliana.
Quelle strade, i suoi palazzi, i suoi negozi, la sua luce mi hanno riportato alla mente tutti insieme, alcuni stati d’animo: l’angoscia per un verdetto sulla salute di mio figlio, la speranza che quel verdetto fosse positivo, il dolore quando quel verdetto era stato negativo e la gioia quando quel verdetto era stato davvero positivo.

Sentimenti drammatici e intensi, provati centinaia e centinaia di volte in passato percorrendo quelle strade.
L’esperienza di quei sentimenti è stata così profonda e coinvolgente che è bastato molto poco per farli riemergere nel mio cuore.

E riflettevo, mentre ero alla guida, a come mi sentissi vivo in quei giorni, a come non fosse affatto inusuale che provassi tutti quei sentimenti nell’arco di sole poche ore. Riflettevo su come dall’angoscia e dal dolore nascevano comunque la forza per andare avanti, perché in gioco c’era la vita di mio figlio e bisognava non arrendersi; oppure come dalla gioia nasceva la fiducia nel futuro e si generava l’energia per nuove battaglie.

Oggi tutto ciò è passato: l’angoscia, la speranza, il dolore e la gioia sono un pallido riflesso di quelli provati in quei giorni.
Forse perché non c’è più in gioco la vita di mio figlio o forse è solo perché gli ostacoli e le difficoltà sono cambiati e io magari scelgo la strada più semplice, quella che porta a nascondermi dietro inutili comodità e futili cose, quella che anestetizza il cuore e la mente.
Forse…è solo che sto rifiutando di giocare al gioco della vita, l’unico vero, fatto di impegno e sacrifici, sangue e sudore ma anche l’unico che regala il premio più grande.

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6 Pensieri su &Idquo;Quartiere Portuense

  1. Buongiorno Stefano! Se ne avessi la possibilità ti abbraccerei stretto, stretto. Lo faccio con la mente ed il cuore…E’ vero, si tende a lasciarsi vivere anche sapendo per esperienza che la vita vera è quella nella quale si è chiamati ad affrontare sfide, lotte, impegni nei confronti di chi ci vive accanto e che da noi si aspetta di riconoscere la…Speranza, quella vera che ci riconduce ad un Padre Buono che ci ama e conta su di noi per raggiungere chi non può, da solo, conoscerlo, incontrarlo, ascoltarlo e lasciarsi amare da Lui. Ti confesso che nei giorni scorsi , da quando ci siamo salutati nella videochiamata ho più volte al giorno visitato il blog nella speranza di trovarci voi, tu ed Anna che ci raccontate di voi, ci donate la ragione della Speranza che è in voi così chiara, limpida, reale perchè vissuta nelle piccole cose di tutti i giorni e che mi da la carica, l’entusiasmo di continuare anch’io nel rendere ragione della speranza che è in me…perchè c’è speranza in me e la devo condividere, non è un bene a mio uso e consumo. Il Signore ce la dona per donarla agli altri ed in effetti se non la condividiamo si spegne piano, piano. Chissà perchè nella grande fatica di testimoniare quell’Amore di Dio che ha sorpreso noi per primi, siamo investiti di nuovo di altra Speranza di altro Amore! Anche a me è successo di “crollare” nei giorni scorsi e di rifugiarmi nelle comodità, nei beni materiali, nel voler ricevere attenzioni dai miei cari senza la voce “dare”. Non preoccupiamoci molto ci sta anche una sana crisi esistenziale, una rivalsa della nostra natura umana, riprendiamo il cammino con più vigore essendo gli uni aiuto e sostegno agli altri. Grazie Stefano! Oggi mi hai ridato forza e coraggio di vivere la vera vita! Un bacio ad Anna ed ai piccoli Francesco e Giovanni.

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  2. Io credo che ci siano salite che tirano da matti e anche alcuni tratti collinari o in pianura. E che sempre anche senza la scarica di vita allo stato puro che queste prove scatenano siamo nel palmo della mano di Dio. Basta anche la memoria senza la percezione sensibile della verità di quei momenti. Quello che hai vissuto è vero ed è fonte di verità per la tua vita sempre. Scusa volevo solo dirti di non metterti pesi, chissà se ce l’ho fatta senza risultare inopportuna!

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  3. C’è un passo splendido della Bibbia che parla del tempo …il tempo di ridere il tempo di piangere …..c’è un tempo per tutto a questo vita e niente se lo vivi veramente con Dio è inutile .Hai attraverso un tempo importante e doloroso per la tua vita ora sei in un altro tempo importante allo stesso modo per te per Anna per i tuoi figli .Un abbraccio grande Stefano e la mia preghiera sempre per Filippo

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  4. Ci sono i momenti bui…..e quelli meno pesanti, un po’ più leggeri. Siamo esseri umani, accontentiamoci di vivere giorno per giorno, accettando quello che il Signore manda e non credo che così facendo ci si rifiuti di giocare al gioco della vita. Avete un angioletto in cielo che vi guarda e sorride.

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