Perché avete paura? Non avete ancora fede?

Prima dell’Omelia di oggi, un’informazione di servizio:

Martedì 23 giugno verso le 17:15 faremo celebrare una Messa al cimitero di Monte Porzio, vicino a Filippo (parte nuova del cimitero). Chi desidera partecipare è il benvenuto. L’iniziativa è di Tiziana e del suo amico Don Carlo.

Link alle Letture della XII Domenica del tempo ordinario (Anno B)

Gb 38,1.8-11   Sal 106   2Cor 5,14-17   Mc 4,35-41

Commento alle Letture della XII Domenica del tempo ordinario (Anno B)

di Don Stefano Cascio

“Passiamo all’altra riva” è l’invito del Signore, è l’invito che il Signore oggi vuole fare a ciascuno di noi.

“Passiamo all’altra riva”. Il Signore ci chiede di fare un viaggio. Così è un po’ anche la nostra vita. Questo è stato il nostro Battesimo, questo è quello che noi dobbiamo sempre cercare di ritrovare.

Cristiani non si nasce, Cristiani si diventa, ed è quello che oggi il Signore ci invita a fare.

“Passiamo all’altra riva”, come è stato chiesto ai discepoli.

Ma per passare da una riva all’altra si passa anche per la difficoltà del mare. E il mare più si va in alto, più è agitato, più è profondo, più è agitato.

E questo è il nostro cammino, noi lo sappiamo, o rimaniamo sempre allo stesso punto, con le nostre sicurezze, con le nostre certezze, o a un certo momento dobbiamo andare dall’altra parte, dobbiamo andare là dove realmente troveremo la vera felicità. O ci rinchiudiamo con le nostre piccole certezze, il nostro piccolo mondo umano, i nostri piccoli limiti, o seguiamo l’invito del Signore che ci chiede di andare oltre, là dove non ci sono limiti, là dove c’è quello che ricerchiamo tutti.

Allora questo è l’invito del Signore, a lasciare la riva delle nostre sicurezze, e seguirlo.

E allora forse siamo partiti, siamo saliti su questa barca, tutti insieme, ma Gesù dorme, sta lì, a poppa, sul cuscino, e dorme. Gesù è tranquillo sul suo cuscino. Ma c’è vento, le onde, ve l’ho detto, più si va lontano, più il mare è mosso, c’è la tempesta, l’acqua entra nella barca, i discepoli hanno paura.

E cosa succede quando abbiamo paura? Chiediamo l’aiuto di Dio e cominciamo a dire: “Ma tu che fai, dormi? Dove sei? Tutto sta andando male!”

Sì perché prima, quando tutto andava bene, non ci interessava Dio, non era un problema non sentirlo, l’avevamo lasciato da parte. Quando iniziano i problemi, le difficoltà, quando uno non sa più dove sbattere la testa, in quel momento andiamo a bussare al Signore, chiediamo preghiere ad altri, non si sa mai, se non ci sente sentirà qualcun altro… e cominciamo a dire: “Ma dove sta Dio? Tutto sta andando male e Dio dove sta? Sul suo cuscino a dormire? Dove sta Dio?”

Allora i discepoli svegliano Gesù e gli chiedono: “Maestro, non ti importa che siamo perduti? Non ti importa? Non te ne frega niente di noi?”

“Sei quel Dio lì, sulla tua nuvoletta?” Quante volte noi sentiamo dire questa frase, e quante volte forse l’abbiamo detta noi, nei momenti di tragedia, di difficoltà, di sofferenza. Quante volte abbiamo ricercato un Dio muto, che non faceva sentire né la sua presenza, né la sua voce? Quante volte ci siamo sentiti abbandonati?

Gesù si destò, minacciò il vento e disse al mare: “Taci, calmati”.

E ricordiamo la prima lettura, quella di Giobbe, quella in cui Dio si mostra il maestro di questo mare, che per gli ebrei era il luogo dove c’era il Leviathan, era il luogo della paura, della morte. Dio è maestro di tutto questo. E Gesù dice: “Taci, calmati.” E il vento cessò, e ci fu grande bonaccia.

E la prima cosa che Gesù dice ai suoi discepoli è: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?” E noi non possiamo dire di non aver mai sentito queste parole.

Gesù lo dice spesso di non avere paura.

205010313-ebadc944-4aa9-4f80-b76d-06074b9ec927E poi per la nostra generazione è risuonato in Piazza San Pietro nel lontano 1978: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”

E noi però torniamo ad avere paura, torniamo a volerci difendere, torniamo a creare muri, torniamo a mettere da parte l’altro. Noi torniamo perché ci illudiamo di poterci difendere, ma non è quello che ci insegna il Signore.

La domanda di oggi è: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”

Qual è la nostra fede? In cosa crediamo? La fede vuol dire Fiducia, ed è quello che siamo chiamati sempre di più, noi Chiesa, a creare. Una comunità di fede dove si respira la fiducia, in un mondo che perde fiducia, che perde l’orientamento, che sta smontando a poco a poco tutto quello che il cristianesimo aveva costruito.

I diritti individuali, egoistici, stanno prendendo mano su tutto quello che il cristianesimo aveva costruito per il debole, per il piccolo, per l’handicappato, per quello che non aveva parola, per quello che era messo da parte.

Tutto questo sta volando via.

Ma noi siamo chiamati, in mezzo a questa tempesta, a creare comunità piene di fiducia. Fiducia in un Dio che non ci abbandona. Oggi più che mai siamo chiamati a invitare le persone a vedere la presenza di Dio nel mondo, a capire quello che sta succedendo, a creare comunità di fede, cioè di fiducia. Oggi più che mai siamo chiamati ad andare all’altra riva, là dove il Signore ci aspetta, là dove ci chiama, e anche se dobbiamo passare dei momenti di dolore, di sofferenza, di tempesta, dobbiamo tenere viva questa fiducia e non avere paura, semplicemente perché Dio c’è, sta con noi. L’amore di Cristo ci possiede, dice San Paolo nella seconda lettura. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura. Le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

E’ una comunità piena di speranza quella che dobbiamo costruire qui, ma una comunità pena di speranza è abitata da persone piene di speranza, ed è il cammino che noi dobbiamo fare: essere abitati da Cristo, per poter dire un giorno: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.

“Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro”.

Amen

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Un pensiero su &Idquo;Perché avete paura? Non avete ancora fede?

  1. Quando si legge un racconto e’ sempre diverso da quando lo ascolti, puoi ritornarci su quando vuoi.
    Questo è successo a me questa mattina.
    Leggendo ho provato molta invidia per quei discepoli e il mio pensiero è stato proprio questo:”sulla barca con loro avevamo Gesù” indipendentemente dal fatto che poi ha calmato le acque.
    E poi subito dopo il Signore mi ha illuminato e ho pensato che lui è presente nella mia vita così con era quel giorno fisicamente con loro. Lo posso incontrare tutti i giorni nella preghiera e se voglio sempre e solo per la mia volontà nell eucarestia.
    Grazie don Stefano per avermi fatto ricordare questa mattina qual è il mio migliore amico!

    Mi piace

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