Sette Chiese nella notte

di Anna Mazzitelli

La prima volta che ho sentito parlare della Visita alle Sette Chiese è stato 10 anni fa, quando mi sorella vi ha partecipato per la prima volta. Ne racconta meraviglie.

25 chilometri nella Roma del venerdì sera, da Santa Maria in Vallicella (la Chiesa Nuova), passando per San Pietro, San Paolo, San Sebastiano, San Giovanni, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo e infine Santa Maria Maggiore, senza contare le tappe intermedie.

Passo svelto, e a ogni tappa una catechesi.

Un pellegrinaggio che dura tutta la notte, dalle 7 di sera del venerdì alle 7 del mattino del sabato.

Detto così sembra un incubo, infatti sebbene mi abbia sempre affascinato l’idea, non mi ero mai decisa a farlo. Fino a venerdì scorso.

Tutte le condizioni erano favorevoli, direbbe il Re del Piccolo Principe: i miei alunni al campo scuola, quindi non avrei lavorato, Stefano dalla mia parte che si sarebbe portato via i bambini per farmi recuperare il sonno sabato, nessun dolore e nessun inconveniente… e soprattutto una grande motivazione, un’intenzione da portare con me per la quale non potevo rinunciare.

Venerdì sono stata agitata tutto il giorno, temevo di non farcela, di stancarmi, di addormentarmi, di essere da sola, di abbandonare prima della fine, di dover chiamare un taxi e tornare a casa sconfitta.

E invece…

Sono certa che qualcuno abbia pregato per me, venerdì notte, perché è stato tutto molto facile, tutto così bello e incredibile che non riesco a capire come mai non mi sia decisa a farlo prima.

Le catechesi di Padre Maurizio sui sette Doni dello Spirito Santo, il pellegrinaggio vissuto come metafora della vita, cinquecento persone che camminano recitando il rosario senza curarsi della gente che urla loro dalle macchine in corsa, la richiesta di preghiera per una persona in particolare, la notte che si fa sempre più scura tanto che in alcuni punti serve la torcia, il Tevere come non l’hai mai visto, tutti che ti sorridono e che si danno del tu, perché stanotte sono tutti davvero tuoi fratelli, il ringraziamento per qualcosa che c’è nella nostra vita, il passaggio spettrale nel parco delle catacombe di San Sebastiano, con la statua dolcissima ed enorme di San Tarcisio che appare all’improvviso da dietro la siepe, l’umidità, il freddo delle cinque del mattino, il canto, le gambe che fanno male, il silenzio, poi il cielo che si fa azzurro e la luce che comincia a tornare, i lumini del Verano, le litanie, il Regina Coeli, il nuovo giorno.

E alla fine, Santa Maria Maggiore, e la consapevolezza di avercela fatta, il sorriso al ricordo di tutti i dubbi e le paure di 12 ore prima, la richiesta di una Grazia deposta ai piedi della culla di Gesù bambino.

La prossima visita alle Sette Chiese si farà a settembre. Spero di poter andare per ringraziare.

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3 Pensieri su &Idquo;Sette Chiese nella notte

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