Scenate e luce

di Anna Mazzitelli

Ci sono alcune persone alle quali viene facile farmi dei giganteschi cazziatoni.

Non da tutti, però, sono bene accetti.

Sono piuttosto permalosa, in effetti, e anche se generalmente non serbo rancore, lì per lì mi offendo tantissimo.

Tra le varie persone che hanno l’abitudine di cazziarmi, ce ne sono tre da cui accetto qualunque cosa senza offendermi.

La mia amica Novella, che ho conosciuto quando aspettavo Filippo, e lei aspettava il suo Giovanni, nati poi a pochi giorni di distanza e cresciuti insieme per i primi due anni di vita.

La prima scenata ricevuta da Novella risale alla prima telefonata che le feci. Ricordo che ero sul letto della mia casa di Roma, la chiamai, e quando rispose “pronto?” le dissi: “Novella? Sono Anna”.

Anziché un banale “ciao” mi sentii dire: “Che io sia Novella non c’è dubbio visto che hai chiamato il mio cellulare, e so già che sei Anna visto che mi è comparso il tuo nome. Andiamo avanti.”

Credo che chiunque altro non le avrebbe mai più telefonato. Per me invece è nata una amicizia unica, e ora che Novella sta dall’altra parte del mondo e ne sento tanto la mancanza, ripenso alle innumerevoli strigliate che mi ha dato in questi anni per i più svariati motivi, e sono grata di avere un’amica come lei.

La seconda cazziatrice è Giovanna, la mamma di Emma, ma con lei le scenate sono reciproche. Abbiamo vissuto insieme la terapia dei nostri figli, il primo trapianto, le paure, le speranze. Abbiamo scrutato l’una il figlio dell’altra per poter dire parole di conforto o di allarme, abbiamo riso e pianto per le stesse cose, e ce ne siamo dette di tutti i colori. Ringrazio Dio di averla messa sulla mia strada, salvaggente e àncora, sorella e consuocera, le prometto che non smetterò di cazziarla, e mi auguro che lei farà altrettanto con me.

La terza persona è Vincenzo.

Solo cazziatoni scritti, da lui, ma pieni di affetto e di verità.

Cazziatoni di un uomo che ragiona come farebbe una donna, (senza offesa, Vincenzo!) cioè si immedesima, si pone domande, rimugina, scrive, dettaglia. Mi coglie in fallo nelle mie mancanze, mi ridimensiona nella mia presunzione e mi riporta alla mente cose fatte, dette o scritte anni fa, dimostrando una attenzione, un affetto e una sincerità che nemmeno credo di meritare.

Vincenzo fa il “lighting designer” ovvero illumina.

Illumina opere d’arte, opere teatrali, balletti, mostre, eventi. Ha illuminato anche me, insegnandomi come poter sfruttare la luce del sole per illuminare una finta luna, e far comprendere l’alternanza delle fasi lunari ai miei alunni.

Non conosco in dettaglio il suo lavoro ma immagino che non sia facile: una volta mi ha scritto che il suo compito talvolta consiste nel rendere belle, grazie alla luce, delle cose che proprio belle non sono. E allora ho capito come fa a ragionare così, gli serve per la sua professione, deve saper guardare oltre l’apparenza, deve saper cogliere l’essenza delle cose e anche gettare su di loro un luce che la renda visibile a tutti.

Guardando le foto sul suo sito si capisce che sa farlo in maniera magnifica.

Quindi accoglierò i suoi cazziatoni futuri (so già che me ne spetta uno per questo post) sperando che illumineranno un po’ anche le mie brutture, così come ha saputo illuminare i piedi dei pellegrini inginocchiati davanti Madonna di Caravaggio nella chiesa di Sant’Agostino a Roma.

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6 Pensieri su &Idquo;Scenate e luce

  1. Beh intanto grazie per avermi fatto conoscere il bellissimo lavoro di Vincenzo!

    Veramente notevole… Quando la luce si fa materia… Come nei quadri di Caravaggio.

    Certo anche i “cazziatoni” possono alle volte trasformarsi in luce… Basta non voler tenere gli occhi chiusi a tutti i costi 😉
    Come si dice per un altro dei nostri fondamentali sensi: “non c’è peggior sordo di chi non voglia ascoltare”

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    • Ecco “scenate” forse non è il termine più indicato nel titolo, visto il contenuto del testo… Che le scenate sono tutt’altra cosa.

      Forse a questo punto “cazziatoni luminosi” o “mazziati ma illuminati” potevano andare meglio… 😆

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      • E avevo messo “cazziatoni” infatti, ma poi sono tornata sui miei passi perché avendo concluso con il lavoro di Vincenzo non volevo che la sua Madonna dei Pellegrini fosse associata a una simil-parolaccia! 😉

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  2. Credo che il termine “scenate” vada bene per quella parte del mio lavoro dedicata al teatro….ma scenate per tante belle parole su di me non ne posso fare, non le meriti. Anzi, meriti rispetto e attenzione ed è così che ti vediamo io, Michela, zia Silvia e tutti quelli che ti conoscono: una magnifica mamma con un marito magnifico in una magnifica famiglia.
    Due aneddoti.
    Primo aneddoto sull’illuminazione delle bellezze.
    C’è un prete che insiste perché io mi sposi in chiesa, ma non riesce a trovare mai le giuste parole per convincermi. Le uniche parole che hanno aperto una breccia in me (ancora aperta…) e con le quali una volta ho zittito il prete stesso, sono quelle di Anna: “il matrimonio civile rispetto a quello di fronte a Dio è come il quadro che tu illumini: è già bello di suo, è vero, ma se gli arriva una luce speciale, ha tutt’altro valore e significato”
    Secondo aneddoto sull’illuminazione delle brutture.
    Ero al Quirinale ad illuminare un affresco e c’era una crepa dello stesso che non rendeva merito al restauro. Un gruppetto di restauratrici era in crisi perché avrebbero dovuto rimettere mano al lavoro ma io, spostando una luce feci scomparire la crepa. La responsabile capo del gruppetto, in estasi, disse: ragazze, da domani non ci trucchiamo più: per far sparire le rughe, chiamiamo Vincenzo che con un colpo di luce spazza via ogni bruttura!!!!
    grazie Anna.

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  3. Anche io cara Anna ti voglio cazziare, perché stai pregando poco per me e infatti non c’è stata per il momento nessuna concessione di miracolo dal nostro Buon Padre. L unica concessione ricevuta è stata quella che il 20 novembre vi ho conosciuti e….non è poco lo so’….ma speriamo che presto arrivi anche qualche buona notizia.
    Baci Raffaella

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  4. Pingback: Benedetta Luce | Piovono miracoli

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