Che Dio è?

di Stefano Bataloni

Alcuni mesi fa mi sono imbattuto in un film con Denzel Washington che interpreta un pilota alcolizzato e cocainomane. Un giorno, di ritorno da un viaggio, alla guida del suo aereo il pilota è vittima di un incidente aereo; anche se ubriaco e sotto l’effetto di droghe, dopo una notte trascorsa con la sua amante, con una brillante e coraggiosa manovra riesce comunque a far atterrare l’aereo su un campo, limitando la perdita di vite umane.

Ricoverato in ospedale e dopo essersi ripreso un po’, si ritrova nell’androne delle scale a fumare una sigaretta in compagnia di una ragazza, anche lei ricoverata a causa di un’overdose. I due vengono poi raggiunti da un malato di cancro, che in una sua uscita furtiva dal reparto era in cerca di una sigaretta.

Questo è il dialogo a cui si assiste.

Ragazza – Che genere di cancro hai?
Malato – Sarcoma fibro-mixoide, sarcoma dei tessuti molli; molto raro. Dio mi ha scelto.
Pilota – Veramente lo credi?
Malato – Certo caXXo, porca puXXXa. Sei uno stXXXo se non credi in Dio. Quando capisci che tutti gli eventi casuali che ti capitano sono Dio, vivi una vita molto più facile. Passiamo tutto il tempo cercando di controllare quello che ci succede, è un strXXXta. L’aereo che piloti precipita? E’ fuori dal tuo controllo. Dio ti da il cancro? Non ho controllo su questo. E’ stato Dio a darmi il cancro? Ci puoi giurare che è stato Dio. Insomma, pensi che Dio mi avrebbe dato il cancro se glielo avessi chiesto?  Certo che no, perché gli ho chiesto di togliermelo e… indovina? Nessun controllo anche lì.

Sarà perché contro il cancro, di mio figlio, ho combattuto a lungo e sarà perché in quei casi inevitabilmente prima o poi ti poni molte domande ma quel dialogo mi ha colpito molto. E mi ha spinto a cercare qualche risposta, per sciocca e banale che sia.

Dio ci sceglie veramente? Ha scelto mio figlio? Ha scelto la mia famiglia? La tentazione di crederlo è fortissima e penso che anche a me, negli anni, è capitato di cedergli. Ma che Dio è quello che sceglie? Quello che dice: a te sì e a lui no? Dio non dovrebbe essere Amore puro e incondizionato? Scegliamo noi forse tra i nostri figli, per di più quando si tratta di infliggere sofferenze?
Non credo si possa davvero credere in un Dio così. Quale conforto si avrebbe? Se si crede in un Dio così finché tutto va bene si può pure stare tranquilli, ma quando la malattia colpisce te o i tuoi cari, sapere di essere stato scelto per quella sofferenza non può che essere devastante.
No, Dio, secondo me non sceglie, ci ama tutti indistintamente, come solo un buon padre sa fare. Colui in cui voglio credere è un Padre Celeste che “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”.

E’ sciocco chi non crede in Dio? Si vive una vita più facile se crediamo che tutti gli eventi casuali che ci capitano nella vita sono Dio?
Per quanto uno si sforzi di conoscere Dio, di frequentarlo, di parlarci e di invocarlo, credere è una lotta continua. Affidarsi a Lui ogni giorno, ogni ora, in ogni minuto, tanto più in mezzo alla fatica e al sudore, di fronte prima alla malattia e poi alla morte di un bambino, di tuo figlio, è un combattimento estenuante con sé stessi. Io non sempre ce l’ho fatta: quante volte (tante volte) ho riposto la mia sicurezza nelle medicine, nelle macchine, nelle persone, nei medici. Non penso affatto che chi non crede in Dio sia sciocco. Ho incontrato diverse persone, negli ultimi anni, che come me lottavano contro il cancro di uno dei loro cari: ho visto sguardi vuoti e privi di speranza, erano sguardi di qualcuno che non ha neanche la speranza di trovare un minimo di conforto nei momenti di dolore. Ho provato sincera compassione per loro.
Per me, semplicemente e oggi ne sono ancor più convinto, sarebbe stato impossibile affrontare quello che è stato senza credere in Dio, e non perché credendo in Dio posso dare una spiegazione a tutti gli eventi casuali della mia vita.

Riporre fiducia in un Dio che mi ama come un buon Padre sa fare, come colui che ama i suoi figli fino al punto di donare se stesso, mi da modo di credere che gli eventi casuali della mia vita, anche se non comprendo il loro senso fino in fondo, anche se non riesco a collocarli in un quadro più ampio, anche se a volte è tutt’altro che facile affrontarli, non possono verificarsi per il mio male, non possono manifestarsi per distruggermi; so che quegli eventi apparentemente “casuali” mi possono dare modo di trovare la strada verso un bene più grande.

Ciò che invece è sciocco, come il malato di cancro nel film riconosce, è passare tutto il tempo cercando di controllare quello che ci succede. A volte siamo così convinti che i nostri mezzi e le nostre capacità siano sempre all’altezza della situazione, che ogni effetto ha la sua causa, che due più due faccia sempre quatto, che arriviamo a convincerci di poter gestire e superare ogni difficoltà, ogni problema. E’ vero, qualche successo, in molti campi l’uomo l’ha raggiunto; è vero, in tante cose siamo bravi, l’esperienza è un grande aiuto, ma da questo a pensare di poter controllare il nostro futuro evidentemente ce ne passa. Eppure siamo sempre lì, caparbiamente, forse ottusamente a fidarci solo di noi stessi, a programmare, a progettare, intimamente persuasi che le cose andranno come pensiamo noi. A me capita continuamente, a volte mi sembra di vivere solo nel futuro e invece il futuro, quando diventa presente, è sempre diverso da come me l’ero immaginato. Non so più dire quante volte negli anni della malattia di mio figlio ho perso il controllo dei miei giorni futuri: da quell’agosto del 2008 in cui si è ammalato, a ogni banale febbre che ci portava al ricovero, alle recidive della malattia…ogni volta ero lì che fantasticavo sul mio futuro e poi tutto è improvvisamente cambiato.
Ma anche in questo caso: Dio forse si diverte a scombinarci la vita? Dio cambia continuamente le carte in tavola per dispetto? Che Dio sarebbe? Come si può credere in un Dio così? E’ difficile vivere sapendo di non avere il controllo delle cose: per me lo è molto. Ma non è forse meglio affidarsi alla Provvidenza di un Dio che ci ama? Non è forse meglio confidare in Colui per cui “un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno”, Colui che “non ritarda l’adempimento della sua promessa…ma è paziente verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento.”

In conclusione, però, la cosa più dura e più triste della riflessione di quel ragazzo malato nel film è la certezza che il suo cancro venga da Dio, ne è così convinto che sarebbe disposto giurarci. Personalmente, riflettendo sul recente passato, il pensiero che Dio possa aver voluto sottoporre la mia famiglia a una prova così grande non mi ha mai seriamente sfiorato. Non ho difficoltà a rendermi conto che non sempre può andare nello stesso modo per tutti: il dolore e la sofferenza restano pur sempre un mistero così grande che di esso possiamo comprendere ben poco, e quindi le risposte alle domande che su di esso ci poniamo possono essere molto diverse. Tuttavia, per me, pur non capendo da dove venisse quella prova e perché ho dovuto affrontarla è stato possibile affidare a Dio tutto il mio dolore e gliel’ho affidato consapevole che Lui conoscesse bene quel dolore, non solo perché è Dio e quindi sa tutto per definizione, ma perché è Padre ed è un padre che ha visto soffrire e morire suo figlio.

Io non ho avuto mai alcun serio controllo sul dolore di Filippo, non avrei potuto impedire la sua morte: Dio, invece, avrebbe potuto farlo per suo Figlio ma non lo fece per amore nostro. Se un Dio ci ama così allora significa che non veniamo “scelti” a caso, che non siamo in balia di “eventi casuali”, significa che non è importante avere il “controllo” su quanto ci succede, significa che la malattia e la sofferenza che sperimentiamo nella nostra vita non ci vengono inflitte. E allora tutto può acquistare un senso, e trovare conforto è possibile.

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7 Pensieri su &Idquo;Che Dio è?

  1. Stefano resta però un fatto… Se “Personalmente, riflettendo sul recente passato, il pensiero che Dio possa aver voluto sottoporre la mia famiglia a una prova così grande non mi ha mai seriamente sfiorato” da dove è venuta questa prova?

    Dalla dea bendata? Da sfiga che tutto il mondo accusa?

    Sarebbe come dire che il mondo va avanti casualmente e Dio quando vuole o quando può, interviene… SE interviene…

    C’é sicuramente un mistero nella sofferenza, ma non credo sia questo… Se il dubbio rimane, permanente irrisolto, solo accantonato su questo tornerà il Demonio al tempo prefissato per tenderci il tranello di sempre: “Ah bello il tuo Dio che non ha impedito che… Tu lo chiami padre? Bel padre! Si si, ti ha aiutato DOPO… Ma se é onnipotente, dove era PRIMA?!”

    Carissimo non é per provocarti e chi scrive ci é passato vedendo la sua giovane moglie ammalarsi di tumore, combattere per 5 anni e poi salire al Cielo passando per le mie braccia e in presenza dei nostri tre figli… e aveva quarant’anni.

    Quindi l’affermazione della malata sulle scale, scandalosa sin che si vuole, non è lontana dalla realtà, perché Dio é Uno che SCEGLIE, eccome se sceglie… Sceglie tra i suoi Figli a favore loro ma anche di coloro che sono deboli e senza Speranza (e la vostra storia ne è testimonianza).
    Sceglie come ha scelto Suo Figlio, che umanamente nell’orto degli ulivi, avrebbe scelto diversamente …
    Sceglie e da tutte le Grazie per compiere la Sua Volontà e non scappare dalla Croce… ma la Croce, la Croce da dove viene? E se é vero come é vero che é nostro strumento di salvezza, letto d’Amore dove ci ha sposato il Signore, perché NON dovrebbe venire da Lui?

    Credo sia FONDAMENTALE darsi queste risposte…
    Certo non accettarle così, come preconfezionate, ma lavorarci sopra, pregarci sopra, perché il dubbio rimane… Vedi, quel film, quella scena, ti riportato il dubbio alla mente e anche scrivendo qui hai cercato di darti una risposta…

    Ma se in quel “cxxxo se me l’ha dato Dio… e chi sennò?!” Che pare una bestemmia e certo potrebbe anche essere un grido di domanda, ci fosse del vero?

    Un grande abbraccio.

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    • Il tema è delicato e più che esprimere le mie sensazioni o le mie riflessioni non credo di riuscire a dire molto di più.

      E’ certo che quel dialogo ha riportato a galla i miei dubbi, è certo che quelle domande bisogna porsele; anzi di più, quelle domande bisogna porle a Dio direttamente. Io questo l’ho capito tardi perché all’inizio un po’ mi ero “accontentato” delle risposte preconfezionate; invece no, bisogna anche incazzarsi con Dio.
      Però poi sono giunto alla conclusione che non porta a nulla o, peggio, porta alla propria distruzione continuare all’infinito a chiedersi da dove viene la prova, domandarsi se Dio ha scelto me e non un altro per darmi quella prova.

      Forse Dio “permette” che certe prove si verifichino: è chiaro, Lui è onnipotente e volendo potrebbe risparmiarcele. E anzi, a volte, grazie alla nostra preghiera, allontana da noi il calice amaro. Ma non riesco a credere che Lui “attivamente” mandi certe croci, soprattutto se quelle croci cadono su un bambino innocente.

      Meglio allora compiere un atto di fede, meglio allora abbandonare le logiche umane sul tempo e sul rapporto tra causa ed effetto. Io ci ho provato, ci sto ancora provando, cerco di farlo tutti i giorni (e comunque non è affatto facile) e, umilmente, ho trovato conforto.

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      • Grazie per la risposta Stefano…

        Io ovviamente ho voluto solo dare un contributo sulla base delle mia esperienza e di certo non so come mi comporterei o mi sarei comportato nella tua stessa situazione o pensando ad una simile prova riguardasse uno dei miei figli… La sofferenza degli innocenti porta sempre con sé uno “scandalo” e quasi mai risposte risolutive (almeno io di risolutive in assoluto, non ne ho trovate…).
        Non possiamo poi dimenticare che viviamo tutti in una realtà decaduta dove morte e sofferenza sono entrate per l’invidia del Demonio e per la debolezza dei nostri progenitori che è anche la nostra.

        Qui mi fermo anche se mi piacerebbe tornare sull’argomento… magari non qui, magari non domani.

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    • Ti sono davvero vicino Bariom.
      La questione della Croce e di un’eventuale, casuale autonomia del mondo mi interessano parecchio. A me dà grande consolazione la preghiera che segue:

      “La tua croce

      San Francesco di Sales

      La sapienza eterna di Dio ha previsto fin dal principio la croce che egli ti invia dal profondo del suo cuore come un dono prezioso.
      Prima di inviartela egli l’ha contemplata con i suoi occhi onniscienti, l’ha meditata col suo divino intelletto, l’ha esaminata al lume della sua sapiente giustizia.
      E le ha dato calore stringendola tra le sue braccia amorose, l’ha soppesata con ambo le mani se mai non fosse di un millimetro troppo grande o di un milligrammo troppo greve.
      Poi l’ha benedetta nel suo nome santissimo, l’ha cosparsa col balsamo della sua grazia e col profumo del suo conforto.
      Poi ha guardato ancora a te, al tuo coraggio…
      Perciò la croce viene a te dal cielo, come un saluto del Signore, come un’elemosina del suo misericordioso amore.”

      Maurizio

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      • Grazie, Maurizio, per questa preghiera, non la conoscevo ma è come un soffio di vento fresco in una giornata calda e afosa, come oggi è stata per me.
        E, Bariom, anche io ti sono oltremodo vicina, ti sono grata per aver espresso la tua opinione su questo argomento, siamo alla ricerca, e credo che questa ricerca non si concluderà se non con il nostro ultimo respiro, e avere qualcuno con cui parlare di queste cose e scambiarsi opinioni e considerazioni sia di grande conforto.
        Anna

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  2. Dio e’ nostro Padre e un padre non può volere che il meglio per i suoi figli. Suo figlio Gesù è morto in croce per poi risorgere e secondo me non distogliere il pensiero da questo grandioso ”evento” ci aiuterà a vivere questo nostro cammino terreno con molta più fiducia.

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  3. Sono d’accordo con Stefano che Dio “permette” che la malattia colpisca un bambino, una persona ma sempre per un bene maggiore ed il bene maggiore potrebbe essere la salvezza dell’anima. Certo se i nostri occhi sono rivolti alla vita su questa terra e non a quella eterna, allora la malattia, la morte ci appare come una tremenda ingiustizia, una terribile punizione.
    Da quello che leggo sia Stefano che Anna hanno fede, si sono aggrappati ad essa ed è un “miracolo” che siano riusciti confermati in essa dalla perdita di Filippo.
    Sto leggendo un libro “La nostalgia del ritorno” di Sara Occari e Michele Orefice(ed. Feltrinelli) genitori di 5 bimbi, di cui una è morta per un brutto male. Una storia di conversione e di fede che colpisce ed aiuta a guardare la malattia con occhi diversi.
    Dio ti benedica, Stefano, e ti faccia sentire la sua vicinanza.
    La forza che avete tu ed Anna e segno evidente della presenza di Dio.

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