Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero

di Anna Mazzitelli

Chiara, provo a dirti questa cosa, che mi fa quasi paura e che non riesco a dire perché non la comprendo nemmeno io tanto bene, e soprattutto perché credo sia davvero il miracolo che io ho ricevuto, al di là di tanti segni vistosi e grandiosi, è il miracolo che mi sta mandando avanti e che prego di avere sempre, e temo che quando cerco di esprimere una cosa come questa la gente mi prenda per pazza esaltata.

Avere un figlio in Paradiso mi dà una gioia che non si può esprimere a parole.

Non è sempre facile e scontato: quando metto davanti me stessa, come se potessi fare io da sola senza l’aiuto di Dio, Filippo mi manca da impazzire e in certi momenti non so proprio cosa fare, e piango, e urlo a Francesco e Giovanni, e penso che tutto quello che faccio non abbia senso.

Quando però riesco ad affidarmi e a fidarmi di Dio, penso che nessuno è più fortunato di me.

E so che rincontrerò Filippo, e sarà sempre il mio bambino, il mio figlio perfetto, perché lo era, e so che sta lavorando, lassù, perché dovrei essere disperata e invece sono terribilmente felice.

Quando non sapevo cosa mi aspettasse, quando non avevo idea di come sarebbe successo, avevo paura e non immaginavo quello che avrei provato dopo. Ma ho provato a fidarmi, e allora Lui ha fatto la mia parte e io sono lieta. E mi manca, è normale ed è giusto, ma non sono disperata.

E maltratto gli altri figli e mi sento in colpa, ma mi sento amata da Dio come non mai, e finalmente so di meritarlo, perché mi ha riservato la stessa sorte che ha scelto per Sua Madre. E un amore più grande di quello non può esserci.

Io credo fermamente nella resurrezione della carne, le “catechesi” (leggi prediche) sul corpo glorioso trasfigurato erano le più frequenti, a casa nostra. D’altra parte noi siamo spirito, siamo anima, ma siamo anche corpo, eccome! E quanto amiamo e ci prendiamo cura del corpo di questi figli nostri, soprattutto di quelli massacrati dalla sofferenza, dalle terapie, gonfi di cortisone, pieni di segni, di cicatrici, di lividi… Allora non è possibile che questa dimensione fisica svanisca nel nulla, che non abbia più significato, dopo. Sai perché sono assolutamente convinta di quello che ti dico? Perché Gesù risorto si è fatto cucinare il pesce arrostito e l’ha mangiato con i suoi amici (Lc 24, 41-43), e soprattutto ha trascinato in Paradiso sua Madre con tutto il corpo, aveva bisogno della sua mamma in carne ed ossa, aveva bisogno di contatto fisico con lei per l’eternità.

Ti mando il link a una catechesi di Padre Maurizio Botta, parla del Paradiso. Alla fine dice che quando reincontreremo i nostri cari, finalmente li guarderemo come ora li guarda Dio, e li ameremo come li ama Dio, e saremo guardati da loro e amati da loro come ci ama Dio. Non posso pensare a un’immagine migliore per il Paradiso.

Lo so che non è facile. Non è facile finché non riesci ad abbandonarti. Dopo che hai fatto il passo, che è semplicemente dirgli “fai tu che io non sono in grado”, fa Lui. Davvero Chiara, fa Lui, credimi.

Io conosco mamme impazzite di dolore per aver perso un figlio, ed è per questo che avevo paura. Io impazzisco per tutto, mi arrabbio per tutto, soffro per tutto. E sono un macello, te lo dico sul serio, non ho pazienza, non riesco a fare niente senza fretta, senza agitarmi, strillo ai miei figli, mi stanco, non faccio mai quello che dovrei.

Poi però, non so come, ho la forza di andare avanti dopo la morte del mio bambino, e di sorridere quando penso a lui, e di ringraziare Dio per averlo avuto, e per quello che è stato, per tutto quello che è stato, fino all’ultimo giorno, e di considerare la sua vita e la sua morte un dono.

Come è possibile che non riesca a far fare i compiti a Francesco senza arrabbiarmi e trattarlo male se si distrae continuamente, e invece possa sostenere con facilità un giogo tanto più pesante? Chiara, la risposta è una sola: ‘sto giogo non lo sostengo io, è un Altro che me lo porta. E’ per questo che “il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero” (Mt 11,30), non lo porto io, lo porta Lui, se glielo chiedo!

Ho letto sul libro di Chiara Corbella una frase che mi ha chiarito un po’ le idee sul come sia possibile tutto questo:
Chiara dice a suo marito Enrico che si arrabbia perché non ha la forza di dare il biberon al bambino, è sempre stanca perché le terapie che fa per curarsi la debilitano terribilmente, e non si capacita di come invece sia riuscita a parlare per un’ora e mezza a tante persone per fare una testimonianza, con una lingua tagliata dalle operazioni. Enrico dice che tutto quello che Gesù voleva che Chiara facesse, lei lo faceva.

Evidentemente ci sono cose a cui Lui tiene, e allora ti dà la forza per farle.

Poi tu sei sempre la stessa di prima, con tutti i tuoi limiti e i tuoi difetti e i tuoi peccati, e ti sembra che tutte le difficoltà che hai affrontato non ti abbiano resa migliore. Invece là dove Lui vuole, tu sei quello che Lui vuole. Lo fa Lui.

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8 Pensieri su &Idquo;Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero

  1. Ho scoperto questo blog un giorno per caso.Volevo farvi sapere che ho affidato Filippo a San Giuseppe Moscati.Sono sicura che dall’alto staranno vegliando insieme tutti i bambini sofferenti…e i bambini non dovrebbero mai soffrire.Vi abbraccio forte e vi leggo perchè in questo periodo difficile della mia vita,ho trovato speranza e conforto nel vostro messaggio.

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  2. Ciao Anna, Ciao Stefano! Volevo sapeste che è con questa tua riflessione che ho capito che eravate voi i “nostri testimoni” per la messa di quest’anno nella quale cielo e terra s’incontrano e abbiamo l’opportunità di sentirli vicini ancora di più! Questo è il miracolo che anch’io ho visto con i miei occhi e che continua a sorprendermi ed impaurirmi…Buona e serena giornata…a presto!

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