Com’era Filippo? (terza parte)

di Anna Mazzitelli

…continua dalla Seconda parte

20140627_111449L’estate scorsa, al mare, ho assistito a una conversazione tra Filippo e Francesco che mi ha intenerito. Stavano risalendo dalla riva e si trascinavano dietro, facendo a turno, un secchiello carico d’acqua.

Filippo non ce la faceva a portarlo, non era di sicuro muscoloso, e Francesco, con la sua tipica testardaggine, arrancava portando il secchiello e facendo uscire acqua a ogni passo.

Evidentemente Filippo è rimasto affascinato dalla forza di Francesco, e voleva fargli un complimento, così, cercando di non offenderlo nel tentativo di lodarlo, gli ha detto: “Franci, ma lo sai che sei davvero forte? E’ incredibile, sei così magro…” e temendo che averlo definito magro potesse risultare come un’offesa, ha aggiunto: “Cioè, lo sai, vero, che sei magrolino, no? Però nonostante questo hai una forza straordinaria!”.

Mi ha colpito la delicatezza, inusuale, direi, con cui si è rivolto al fratello. In genere andavano entrambi molto meno per il sottile, ma in quell’occasione ho percepito ammirazione e amore fraterno che sicuramente c’è sempre stato ma che nella maggior parte dei casi restava celato sotto lotte e combattimenti all’ultimo urlo.

20140726_201606Filippo (come tutti i miei figli) non era quel che si definisce “una buona forchetta”. Io baso la colpa di questo (e trovo la mia giustificazione) nel fatto che all’esordio della malattia, quando aveva poco più di due anni, molti cibi gli sono stati interdetti per pericolo di infezioni: latticini freschi, frutta, verdura cruda, e varie altre cose a seconda del ciclo di chemio e della fase di terapia in cui si trovava.

Gli piacevano il formaggio saporito (fontina e puzzone di Moena erano i suoi preferiti) e la pizza con la salsiccia, non sopportava i legumi e non mangiava nessun tipo di frutto al di fuori delle banane.

Nell’ultimo anno aveva scoperto un piatto che lo faceva letteralmente impazzire e ne avrebbe mangiata fino a sentirsi male: la pasta alla carbonara.

Filippo non sopportava le parolacce. Vietava anche a me di usarle e mi rimproverava sempre se mi beccava a dirne una. A volte mi scappava un’imprecazione, pensando di non essere udita, ma lui dall’altra camera mi strillava: “Mamma guarda che ti ho sentito!”

Filippo aveva un numero preferito, il sette. Anche per questo motivo le intenzioni di preghiera che gli ho affidato sono sette. Non avrebbero potuto essere di più, non ce l’avrebbe fatta a ricordarsele tutte, né di meno, sette era il suo numero. Lui, per noi, era il “bambino numero sette”.

Emma è stata la fidanzata di Filippo. Si sono conosciuti quando lei aveva quasi due anni e mezzo e lui ne aveva quasi tre. Sono stati fidanzati per cinque anni. Quando sei un bambino, cinque anni sono tutta la vita.

casadiemma

Emma è una bambina speciale, nel senso che anche lei ha avuto la leucemia, anche lei è stata sottoposta al trapianto di midollo osseo, anche lei ha conosciuto l’ospedale, la fatica, il dolore, la paura, la stanchezza e l’esasperazione.

Emma sta bene, adesso.

Lei e Filippo erano uniti da un legame che andava oltre la frequentazione assidua, oltre il condividere interessi comuni (che pur condividevano), oltre il frequentare i gonfiabili insieme o partecipare alle stesse feste.

Emma e Filippo hanno condiviso quello che tante coppie di adulti non condividono mai, sono stati l’uno per l’altra forza e debolezza, si davano sicurezza e dividevano le paure e i successi, conoscevano le cadute, e si aiutavano a rimettersi in piedi.

Nei progetti per il futuro di ciascuno di loro c’era sempre un posto per l’altro.

Emma mare

Lei diceva che sarebbe diventata veterinaria, che lui avrebbe fatto lo zoologo, avrebbero costruito un parco di animali insieme, dove si sarebbero presi cura delle bestie più disparate.

Lui diceva che era lei ad aver deciso il fidanzamento, ma lo diceva sorridendo e abbassando lo sguardo emozionato, si sentiva lusingato.

Lei tifa Lazio, e lui, pur non sapendo cosa volesse dire, tifava Lazio.

Le ultime parole sensate della vita di Filippo, sono state per Emma. Il 18 novembre era il suo compleanno, e Filippo era già nel pieno della sua agonia. Non parlava più e non si alzava più dal letto. Nel pomeriggio volevo cercare di scuoterlo un po’, così gli ho proposto di mandare un messaggio audio a Emma per farle gli auguri. Lui si è messo a sedere sul letto e abbiamo registrato questo messaggio, nel quale le faceva gli auguri e le diceva che le voleva bene.

Dopo di questo non ha più formulato frasi di senso compiuto.

Nessuna delle preghiere che ho affidato a Filippo comprende Emma, perché sono certa che lui ha sempre pregato per lei e continua a farlo, senza bisogno che qualcuno glielo ricordi.

Lei, ora, canta spesso questa canzone, perché la fa pensare a lui.

20141008_111625Filippo aveva una vera passione per i peluche. Anche se erano vietati. I peluche erano una delle cose, assieme alle sottilette e poco altro, che facevano venire il fumo negli occhi alla nostra Dottoressa Capo, perché possibili portatori di infezioni (anche gravi) quali accumulatori di polvere. Ma non c’era niente da fare, Filippo desiderava solo peluche. Ne aveva decine, cercavamo di tenerne in giro solo pochi per volta, scambiandoli di tanto in tanto e lavandoli in lavatrice più spesso possibile.

L’ultimo peluche che gli abbiamo regalato è stato Bubbles, uno degli Angry Birds. L’aveva desiderato tantissimo ed era arrivato in un momento in cui cominciava a capire di stare davvero male, quindi per lui costituiva una grande consolazione e non se ne separava mai. Ora Bubbles è in ottime mani, non avrebbe potuto trovare proprietario migliore.

Ma se Bubbles è stato l’ultimo gioco a cui Filippo si è affezionato, non posso non citare uno dei primi pupazzetti che ha ricevuto in dono mentre si preparava al primo trapianto di midollo: Rosso Cinolino. Era un drago per l’appunto rosso, di plastica, apparentemente senza nulla di speciale, che però nel cuore di Filippo aveva un posto in prima fila. Quanto ci abbiamo giocato, quante volte ce lo siamo portato dietro, quante gliene abbiamo dette e quante gliene abbiamo fatte dire… Nessuno di quelli che ha frequentato Filippo in ospedale può aver dimenticato il suo draghetto Rosso, che veniva presentato come uno della famiglia, e spesso divideva il letto con noi. Ora Rosso Cinolino è con Filippo, non avrebbe potuto lasciarlo a casa, avevano bisogno l’uno dell’altro.

IMG_2153

Il colore preferito di Filippo era l’arancione. Non un arancione qualsiasi, ma quello che lui definiva un “arancione preciso”.

La nonna gli aveva portato da Mykonos una maglietta arancione stampata, quelle t-shirt fruit of de loom che si vendono ai turisti nelle località balneari.

mikonos

E’ stato il regalo che ha più gradito in assoluto in tutta la sua vita, voleva indossare solo quella e, anche quando gli era diventata troppo piccola e la stampa, a forza di lavarla, non si vedeva più (ma tanto non si vedeva comunque, perché finiva sempre nella parte interna), continuava a cercarla e a chiedere di lei.

Il giorno del primo trapianto, assieme a tutti gli amici e partenti che seguivano le sue vicende, abbiamo istituito il giorno arancione, l’ORA-nge day, e abbiamo raccolto tantissime fotografie di persone che si sono vestite di arancione per farci coraggio ed esserci vicine.

orange day

E la maglia che gli ho messo per ultima era arancione, a rovescio, naturalmente, così non avrò dubbi quando lo incontrerò in Paradiso.

Con il suo corpo glorioso, trasfigurato, che sarà di una bellezza accecante (sarà il più bello di tutti, glielo dicevo sempre), temo che potrei non riconoscerlo.

Allora mi basterà cercare un bambino che si porta dietro un draghetto di nome Rosso, che cammina sulle punte dei piedi, che ha il collo lungo e che indossa la maglietta al contrario.

ultima

Annunci

8 Pensieri su &Idquo;Com’era Filippo? (terza parte)

  1. Pingback: Com’era Filippo? (seconda parte) | Piovono miracoli

  2. Ho letto tutto con una tristezza fino alla fine quando ho pensato a Filippo in paradiso .E on quel momento ho sorriso perché Dio gli angeli se li sceglie cosi:il Paradiso e ‘per chi soffre veramente .Grazie per averci fatto leggere queste pagine .

    Mi piace

  3. Grazie infinite per questi ricordi condividi. Ho pianto tanto e mi chiedo veramente se io come madre sarei riuscita a superare una cosa così grande….. ora sicuramente Filippo è nella gloria del signore e di questo non ho dubbi.

    Mi piace

  4. Nella vita c’è una sola cosa in grado di toccarmi direttamente il cuore: i bambini.
    Nell’impercrutabile disegno Divino resta un mistero la sofferenza dei più piccoli, ma pure il coraggio dei genitori.
    Una preghiera con tutto il sentimento.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...