Com’era Filippo? (prima parte)

di Anna Mazzitelli

Quando siamo andati a raccontare la nostra storia in televisione, la persona che ci ha scritturati (si dice così?) ci aveva detto che in scaletta, durante il programma, era stato inserito l’argomento di questo blog, delle sette preghiere di Filippo e il racconto del funerale. Non ci ha detto altro, e noi, non conoscendo nulla della televisione (anche come telespettatori lasciamo molto a desiderare), siamo andati in onda abbastanza ingenuamente e con semplicità.

C’erano invece delle domande preparate che poi la conduttrice ci ha fatto, ma noi non le avevamo lette prima, quindi rispetto ad alcune di esse ci siamo trovati un po’ spiazzati.

Io in particolare ho avuto un momento di difficoltà a rispondere quando lei mi ha chiesto: “Com’era Filippo?”.

Come si può rispondere a una domanda così in pochissimi minuti? Ci vorrebbe una settimana di racconti e sono certa che neanche in quel modo riuscirei a far capire a chi mi ascolta com’era Filippo.

Vorrei però provare a dire qualcosa di lui, per farlo ricordare a chi lo conosceva e per farlo sentire più familiare a chi non l’ha conosciuto.

20140817_100256Quando lui stesso doveva dare una descrizione di sé, la prima cosa che diceva era che si metteva sempre le magliette al contrario.

Non amava le fantasie, preferiva le tinte unite, ma anche le banali t-shirt di Decathlon con lui finivano sempre a rovescio, perché c’era sempre un logo infinitesimale che non poteva proprio sopportare.

Questo comportamento aveva radici in un’altra usanza di Filippo, cioè quella di immedesimarsi ogni giorno in un animale diverso.

Ci sono stati dei periodi in cui la mattina non era lecito fare nulla finché non si fosse deciso quale animale era Filippo, e si fosse indossato un abbigliamento adeguato.

Questa cosa degli animali era a volte un vero tormento, perché se certi giorni eravamo tutti animali appartenenti alla stessa famiglia (famiglia lontra, famiglia panda minore, famiglia pulcinella di mare…), e la famiglia veniva scelta insindacabilmente da lui, altri giorni le cose si facevano serie, ognuno di noi doveva scegliere un animale personale, che però doveva essere a tema con quello scelto da Filippo: se lui era volpe artica tu non potevi di certo essere leonessa, mi sembra evidente, e in più dovevi rispettare le taglie, ovvero se lui era volpe artica tu dovevi scegliere un animale di taglia più grossa, meglio non uscirsene con ermellino o con lepre bianca perché lui andava su tutte le furie, e poteva metter su una scenata mai vista.

FAM opossum FAM cicogna

C’erano poi degli animali che erano vietati a priori, i suoi preferiti, quelli che, anche se lui era tutt’altro, non potevano in ogni caso toccare a nessuno.

Poco male, gli animali più amati da Filippo erano stranissimi e poco conosciuti (anche se a casa nostra erano un tormentone): il primo della lista, il suo preferito da quando era piccolissimo e zia Daniela gli regalò il libro su “Animali del mondo”, è di certo il mirmecobio, strano marsupiale “con la coda a peletti”, così lui lo definiva, e le strisce sul dorso, che vive in Australia.

mirmecobio

L’okapi, con i calzini a strisce, lo sanno bene le clown dottoresse, era amato almeno quanto il licaone (la frase “mamma, hai un giacchetto da licaone” ancora mi risuona in testa, e quando me la disse la prima volta aveva due anni e mezzo), e pochi altri potevano competere con l’oritteropo (abbiamo letto una decina di volte il libro di Jill Tomlinson intitolato “L’oritteropo che non sapeva chi era”).

Okapi_Okapia-johnstoni_Bob-Jenkins  licaone_2  oritteropo

Ancora vanno citati l’ocelot, da cui si è fatto truccare ad un incontro-clown, e il bassarisco, piccolo animaletto americano con niente di particolare agli occhi dei più.

ocelot_thumb filo ocelot

Bassariscus_astutus

Quando voleva essere inquietante Filippo si trasformava in un moloch, e allora nessuno poteva avvicinarsi per paura di essere punto dalle sue spine.

moloch

Un capitolo a parte andrebbe dedicato ai dinosauri, anche se negli ultimi tempi l’interesse per loro era molto diminuito. Filippo ne era appassionato nel senso che conosceva centinaia di nomi di dinosauri e sapeva associare a ciascuno di essi la forma, le caratteristiche fisiche peculiari, l’alimentazione, le dimensioni relative (o paragonate a quella di animali viventi) e per alcuni anche la zona della terra in cui vivevano.

Ricordo un episodio, accaduto in ospedale, durante uno dei ricoveri. La maestra della scuola in ospedale, per fargli piacere, gli portò un libro con le immagini di dinosauri. Cercava poi di leggere i nomi, spesso impronunciabili, ma a Filippo bastava dare un’occhiata alle illustrazioni per riconoscerli, e quindi lei non riusciva a stargli dietro. A un certo punto la sua attenzione si fermò sul Pachicefalosauro, e la maestra cercava di ripetere il nome che lui le aveva detto. Visto che lei si impappinava, Filippo le ha detto: “Beh, se non riesci a dire Pachicefalosauro puoi sempre chiamarlo Stigimoloch!”.

Stygimoloch

Devo ammettere che la sua cultura sugli animali era stata fomentata da noi. Ci piaceva da impazzire condividere con lui le materie dei nostri studi, quindi approfondivamo insieme ogni aspetto e lui, ricettivo e con una memoria eccezionale, capiva tutto e ricordava tutto.

Una volta, durante una visita nel reparto trapianti, il medico rimase molto ammirato dei disegni degli animali che avevamo appeso alle pareti della stanza.

Poiché Filippo non dava assolutamente confidenza, ed era molto difficile entrare in sintonia con lui, il medico cercò una via per iniziare un dialogo, e gli fece i complimenti per i disegni. Poi gli disse che mancava una categoria di animali a lui molto cara, gli insetti, e gli suggerì di fare un disegno sugli insetti velenosi.

“Sai quali insetti sono velenosi, Filippo?” gli chiese, ma non ottenne risposta.

Allora provò ancora: “La tarantola, per esempio è velenosa”.

A quel punto il professore nascosto dietro le sembianze di un bambino malaticcio uscì fuori e Filippo sentenziò: “La tarantola è un ragno, e i ragni non sono insetti, sono aracnidi.”

La visita medica, quel giorno, finì lì.

L’amore di Filippo per gli animali si traduceva anche nel volerli imitare, e uno dei giochi che andava di più a casa nostra era la costruzione di tane: si spostavano sedie, si appendevano parei e asciugamani, si sistemavano cuscini e divani, con l’effetto che qualunque tana non era mai perfetta, tutte si distruggevano, presto o tardi, e Filippo si arrabbiava sempre.

Altro capitolo era il cosiddetto “gioco del pranzo”, un tormentone che si svolgeva durante la preparazione del pasto diurno o serale.

Ciascuno di noi doveva scegliere un animale, secondo le regole sopra citate, e poi io, praticamente da sola, dopo aver canticchiato la sigla del gioco per decretarne l’inizio, dovevo metter su una scena in cui dicevo che mi sentivo triste, che nel bosco (o in altro habitat a seconda delle scelte animalesche fatte) non c’era mai nessuno, e andare avanti così per un buon quarto d’ora, tempo di bollitura dell’acqua e cottura della pasta, quando finalmente Filippo appariva da qualche parte e ci conoscevamo, e alla fine potevo invitarlo a pranzo.

Poteva succedere, quando non era di buon umore, che il tempo di cottura fosse tutto occupato dalla scelta dell’animale da impersonare, e quindi andava a finire che non c’era tempo sufficiente per giocare, e lui si arrabbiava moltissimo. Ma quando era in buona prendeva parte anche lui al gioco e saltava da una parte all’altra della sala, emetteva versi, si avvicinava e si allontanava come se fosse veramente una bestiolina nascosta nel bosco, e allora il gioco del pranzo diventava delizioso.

…continua nella Seconda parte

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6 Pensieri su &Idquo;Com’era Filippo? (prima parte)

  1. di impappinamenti con i nomi dei dinosauri ne so qualcosa anch’io!!! allora prendevo la scorciatoia: dimmelo tu perchè intanto anche se lo riconosco non so chiamarlo!
    Ciao
    Marika

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  2. Ancora una volta resto ammirato dalla incredibile fantasia di questo bambino e dalla grande forza di volontà dei genitori!! Forse, ritengo, Filippo era stato “donato” a tutti noi per farci conoscere la bellezza e la semplicità della vita. Attendo con rispetto il proseguio. Abbracci Roberto

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  3. Pingback: Com’era Filippo? (seconda parte) | Piovono miracoli

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