Alziamo lo sguardo del nostro cuore

Link alle letture della Domenica di Pasqua, Anno B (Messa del giorno)

(At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9)

Commento alle letture della Domenica di Pasqua, Anno B.

di Don Stefano Cascio

Quando Maria di Magdala si reca al sepolcro di mattina “era ancora notte”.

Come è ancora notte per molti di noi.

In questi giorni santi, malgrado i nostri limiti e la nostra povertà, noi preti, ci siamo fatti strumenti di Grazia per molti di voi. Abbiamo sentito tante confessioni, abbiamo toccato con mano i lati oscuri, le bruttezze, la miseria che abita in ciascuno di noi. Abbiamo anche assaporato la bellezza di tanti giovani, genitori, anziani, che cercano di camminare con rettitudine nei passi del Signore.

Ma dove ci portano questi passi?

Il triduo ci ha fatto vivere il senso della vita. Gesù il giovedì santo ci invita a metterci a servizio dell’altro:

Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire (Mc 10,45).

Ma mettersi al servizio non basta, perché il vecchio Adamo rischia di essere sempre in me, anzi la buona azione rischia di ridargli forza, ridare forza al mio ego.

Il venerdì Santo Gesù muore e dà la vita per noi, e ci chiama a morire a noi stessi: il cristianesimo è “sequela Christi” è la sequela di Cristo, E Cristo va fino alla croce, fino alla morte.

Il Dio che si è fatto piccolo e debole nella grotta di Betlemme è morto su una croce come un brigante, un malfattore e viene rinchiuso in un sepolcro: che Messia, che Dio ci siamo scelti!

Il sabato Santo, giorno del grande silenzio il Messia riposa. Dio è sepolto. E per molti di noi è meglio così, è meglio un Dio che tace, un Dio che abbiamo incasellato, che non disturba.

La vecchietta che viene ogni giorno a messa ma che è acida, che critica in continuazione sparlando dell’uno e dell’altro, si è mai chiesta chi è il suo Dio? Il Dio di Gesù Cristo?

La persona che viene a Natale e a Pasqua in Chiesa, che si dice di cultura cristiana, un cristiano “non praticante”: chi è il suo Dio? Il Dio di Gesù Cristo?

“Era ancora buio “.

Per molti di noi è così, il buio, la noia, siamo cristiani spenti, senza speranza, senza ardore, senza amore.

Emil Cioran, filosofo nichilista e pessimista, influenzato da Nietzsche, scrive:

Consumato fino all’osso della sfiducia dei suoi fedeli, il cristianesimo ha smesso di essere una fonte di stupore e di scandalo, di scatenere virtú e di fecondare intelligenza. (La tentazione di esistere).

È esattamente quello che viviamo: seguiamo la massa, non osiamo andare contro-corrente, siamo spenti. Il nostro mondo occidentale schiavizza le persone attraverso un liberalismo senza limiti, schiaccia i più deboli rendendo i bambini un semplice oggetto di desiderio, il nascituro viene selezionato, l’anziano, il malato, e in Belgio anche il minorenne, possono essere eliminati per rendere la loro morte più dolce o degna (secondo loro).

Bastano 25.000 dollari per affittare l’utero di un’indiana e comprare un figlio…

Ma noi non apriamo bocca. Gesù e nel sepolcro.

Ma chi è veramente morto lui o noi?

Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello.

Il signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa.

(Sequenza Pasquale)

Tutti noi siamo chiamati a riscoprire il germe di vita eterna che abita in noi, tutti siamo chiamati a vivere la nostra Pasqua che significa passaggio: passare dalla morte alla vita.

E molti l’hanno fatto nella nostra diocesi, nella nostra comunità. Basti pensare qui ad Anna e Stefano che testimoniano con il loro sorriso, il loro sguardo, la loro pace, cosa sia vivere di fede e di speranza malgrado la morte del loro figlio Filippo, di otto anni. Penso a lui che malgrado la sua debolezza fisica, pochi giorni prima di morire, scendeva questa navata per ricevere Cristo.

Penso a Simone, 25 anni, della parrocchia di San Giustino nel quartiere dell’Alessandrino, che riceveva il corpo del Signore e poi, quando era ormai impossibile, il sangue, con un sorriso e degli occhi pieni di gioia facendo nascere una catena d’amore che aiuta ormai decine di famiglie.

Penso a Chiara Corbella, di Santa Francesca Romana sulla Colombo, che con la sua vita ha dimostrato cosa significa essere una donna, una madre, una moglie cristiana.

O, dall’altra parte del Mediterraneo, sulle coste libiche, penso al volto, allo sguardo dei cristiani che recitavano i salmi prima di essere assassinati come i primi martiri cristiani.

Giovanni “vide e credette”.

Anche noi possiamo vedere e credere in tanti volti di uomini, donne, bambini, anziani che vivono con Cristo. Apriamo gli occhi del cuore, il Signore non si impone, è presente ma con discrezione. Sfruttiamo la sua presenza e non lasciamo cadere l’invito di Paolo:

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è il Cristo seduto alla destra di Dio. Rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria (Col 3,1-4)

Alziamo lo sguardo del nostro cuore, dei nostri pensieri, alziamo lo sguardo e non abbassiamolo più: Cristo è risorto e noi con lui.

Amen

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