Tutta la casa si riempì del profumo.

di Anna Mazzitelli

Stamattina… ok, diciamo la verità… da un paio di giorni mi sentivo sconfortata, triste. Capita, no?

E quando capita, la gente mi guarda strano e mi chiede: “è successo qualcosa?” (come se quello che è successo non bastasse), in fondo da me non se lo aspetta.

Lo so, è un altro sfogo (se sono fortunata Vincenzo è ancora a Venezia e non troverà il tempo per farmi un altro cazziatone, né pubblico né privato!) ma mi sentivo davvero a terra e il fatto che la gente che incontro si stupisca che anche io possa stare giù mi fa sentire ancora peggio.

La causa di questa insofferenza sono i miei bambini, ovvero loro sono perfetti, sono io ad essere inadeguata, ad avere il cuore chiuso. Loro fanno solo quello che sanno fare: i bambini.

Pianti, lamenti, capricci, botte, moccioli, e poi non ubbidiscono mai. Giuro, mai.

Insomma ieri sera volevo tirare i remi in barca, mi sono messa a letto, non ce la facevo a stare per un’altra volta a tavola con loro implorandoli di mangiare e vedendo che non lo fanno.

Devo dire che 12 ore di sonno mi hanno aiutato, ma stamattina mi sentivo ancora più triste, perché i capricci continuavano e in più io sapevo di aver mollato. E non si fa.

Allora stamattina ho parlato con un sacerdote. E lui mi ha illuminato.

Mi ha raccontato il brano del Vangelo di Giovanni in cui Gesù torna a Betania dopo la resurrezione di Lazzaro.

Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. (Gv 12,3)

Maria arriva sconfortata e disperata con tutte le sue fatiche e i sui dolori e che fa? Non chiede a Gesù di consolarla, ma spacca il vasetto di olio profumato e gli unge i piedi. E il profumo di quell’olio si sparge per tutta la casa.

Mettersi a servizio quando sembra impossibile e ci si sente in diritto di essere serviti, quando fa più fatica, quando sembra di non avere forze ed energie, quando si è certi di non avere nulla da offrire. Mettersi a servizio dell’altro.

E il profumo si spargerà per tutta la casa.

Non all’istante, magari, anzi, certamente non all’istante, ma pian piano, ogni cosa a suo tempo.

E poi, ha continuato il sacerdote mentre io già mi asciugavo gli occhi, nel Padre Nostro chiedere sempre “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, e mi ha raccontato un altro passo biblico, quello della vedova di Zarepta di Sidòne (1Re, 17,7-16).

Elia visita la vedova e le chiede di portargli un pezzo di pane da mangiare, ma lei non aveva che un pugno di farina e un pochino d’olio per sfamare un’ultima volta il figlio, e poi morire di fame. Elia insiste e lei si mette a servizio, non ha quasi nulla ma quel poco che ha lo mette a disposizione, fa la focaccia per Elia, per se stessa e per suo figlio, e la farina e l’olio non le vengono mai a mancare, e si sfamano così per diversi giorni.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, ricordarsi di chiedere a Dio la forza (i panni) per affrontare le cose grandi come quelle piccole, giorno per giorno. Non è che bisogna chiedere il suo aiuto solo per questioni di vita o di morte. Chiedere, sempre. Lui non lo farà mancare.

Dopo questa conversazione (durante la quale Giovanni è stato angelico, quindi il sacerdote mi avrà pure preso per pazza, dato che mi ero lamentata per un quarto d’ora delle sue monellerie) vado a sentire la Messa un po’ più sollevata.

Altre cose hanno aiutato la mia riconciliazione con la vita:

Al momento della Comunione il sacerdote che quasi non vuole darmela se prima non sorrido, e poi…

Mi siedo nel banco e guardo le persone che si comunicano e tornano al posto. Passa un’amica, le stringo il braccio per salutarla mentre mi supera, lei mi sorride. Poi, finita la Messa, mi manda questo messaggio: “Ciao! Oggi mi ero commossa, alla comunione, ma il tuo sorriso mi ha donato una gran pace… Un bacio grande e buona domenica”

Insomma, il messaggio è chiaro: basta lagne e agisci.

Mettiti a servizio anche quando, anzi, soprattutto quando sembra che non ce la fai più, quando vorresti prendere invece che dare, quando vorresti piangere, quando il lamento ti sembra la miglior soluzione. Non lo è. La miglior soluzione è “lava i piedi” (c’è sempre qualcuno che ne ha bisogno, o, in alternativa, soffia il naso del primo figlio che ti capita a tiro, quello serve di sicuro).

Lo dico a me stessa, sperando che, come mi ha detto il sacerdote stamattina, il profumo dell’unguento, prima o poi, invada tutta la casa, e anche il mio cuore.
granosmile

Questo sorriso è per chi manda messaggini acidi e intimidatori.

Grazie per quello che fai.

Anna

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6 Pensieri su &Idquo;Tutta la casa si riempì del profumo.

  1. Il signore e’ il signore della gioia e la grazia di essere suoi amici deve farci sempre ricordare che chi ha un amico ha un tesoro e questo basta per ”cercare” di sorridere anche quando ci sono i giorni “no”. Preghiamo per il profumo che possa arrivare presto nel tuo e nel nostro cuore…. Abbracci

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  2. Ringrazio per essere rincuorato ogni volta. Per la testimonianza che dai (date) anche nelle difficoltà. Soprattutto nelle difficoltà. “…sconfortata…la gente da me non se lo aspetta…”. Confido di temere il carico indiretto e ulteriore che questa mia gratitudine mette sul “giogo” della Testimonianza di Fede che offrite nella vita quotidiana e attraverso questo blog. Probabilmente sbaglio a chiamare la testimonianza di fede un giogo ma questo provo e questo scrivo. Capisco che nei momenti di stanchezza pesi viste le aspettative, o peggio ancora, le etichette che a volte appiccica la gente… Ma credo che lo abbiate messo in preventivo. Tanto da saperlo offrire sapientemente a Cristo. Condividere sofferenze per “portarne il peso” insieme. Condividere Speranza per assaporarne i benefici insieme. D’altronde la vita del cristiano e’ vita di comunità, lo imparo più che mai negli incontri del giovedì in parrocchia (sono andato con ritrosia e dubbi). L’ho sperimentato, a volte, tentando di cimentarmi nell’impegno civile e politico. Lo vivo quando ho il coraggio di affidare le mie paure e quando ho la lucidita’ e la forza di testimoniarlo nella mia famiglia. Siamo cristiani tra gli uomini (viste le mie “turbolenze” sono affezionato ad una affermazione che una volta sentii fare da un uomo di fede dotato di ironia -era molto serio in quel momento- : “siamo atei che ogni giorno tentano di credere”). Cara Anna ti auguro di cuore che la Testimonianza di Fede che sapete offrire ogni giorno al prossimo sia sempre risorsa e sempre meno “giogo”.

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  3. Ciao, scusa entro in punta di piedi, spero di non risultare inopportuna. Ti scrivo così magari la mia esperienza personale può aiutarti. Anche noi abbiamo subito una perdita infantile e i miei bimbi hanno passato un periodo di capricci che poi si sono via via infittiti fino a soverchiarci. Noi pensavamo, come di fatto è, che fosse normale. Però questa situazione, ripeto classica un in molte famiglie ed estremamente ricorrente nelle prime fasi del lutto era disfunzionale in realtà. Se ne è accorto il nostro attento pediatra che la nostra quotidianità era ormai troppo faticosa. Ci ha indirizzato verso una neuropsichiatra infantile che visti i bimbi e visti noi e la nostra storia familiare ci ha insegnato delle strategie molto elementari per affrontare invece questo grande tema e Dato gli strumenti per comprendere quello che i capricci dei bambini cercavano di dirci. in capo ad un mesetto hanno ricominciato a mangiare fra le altre cose. E ciò è simbolicamente molto importante perché il cibo è simbolo soprattutto per loro dell’accudimento materno, simbolo della famiglia e della riunione attorno alla stessa mensa.

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    • Cara Emilia, grazie di cuore del tuo suggerimento, vigileremo sui bambini anche alla luce di quello che ci hai detto, e se sarà necessario prenderemo dei provvedimenti.
      Credo che un periodo di adattamento alla nuova situazione sia comunque necessario, sia per noi sia per i bambini.
      Un caro abbraccio.

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  4. Ti ringrazio x questo post. Oggi, in un momento in cui il mio bimbo preadolescente mi stava x l’ennesima volta contestando l’impossibile ho provato a mettermi a servizio, col sorriso, senza pensarci su ed offrendo al Signore la mia umana, misera e discutibile fatica. Questa sera è una bella serata, è sereno, lo sono anche io. Auguro ogni bene a te e alla tua bella famiglia. Silvia

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  5. Pingback: Amore, mongolfiere e cene. | Piovono miracoli

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