Che gran confusione!

Ieri sera ho ricevuto la mail che incollo qui sotto, che, come una doccia fredda, mi ha risvegliato, mi ha strattonato e fatto atterrare, mi ha fatto comprendere che stavo prendendo una strada pericolosa, che stavo cedendo a una tentazione, che stavo sbagliando rotta.

Da qualche giorno qui sul blog e da qualche settimana a casa nostra, dopo aver ricevuto delle mail, alcune delle quali abbiamo pubblicato, si è cominciato a ragionare sull’origine del Male e sul suo significato. Io e Stefano abbiamo parlato tra noi, abbiamo chiesto in giro, consultato sacerdoti, letto encicliche, ascoltato catechesi, ci siamo confrontati. Il risultato di tutto questo studiare è stato che abbiamo pensato di dover dire la nostra. 

Per la verità Stefano, che è molto più saggio di me, aveva già espresso dubbi in proposito. Per la verità ero io che, come al solito, ero partita in quarta e avevo pensato di poter rispondere a domande alle quali in definitiva non si può rispondere.

Perché tutto quello che abbiamo letto, ascoltato, visto, ci ha portati all’unica risposta possibile, e cioè al fatto che nemmeno Gesù spiega il perché della sofferenza, nemmeno Gesù ne svela il mistero. La prende su di sé e ne fa un valore, non la spiega e non la rifiuta, ma la trasforma: alla luce di Cristo la sofferenza non è più una cosa assurda, e quando l’uomo mette in relazione la sua sofferenza con la sofferenza di Cristo, sperimenta una consolazione. Ma nemmeno Gesù ci dice da dove viene la sofferenza, chi è che manda il dolore, soprattutto chi manda il dolore innocente.

Allora Grazie, Vincenzo, che mi ha indicato l’errore in cui stavo per cadere. Non voglio parlare della Verità, non è mio compito, non ne sono capace, non ho i titoli e gli strumenti per farlo. Correvo il rischio di tentare di essere meglio di Gesù Cristo, lui non ha dato spiegazioni e io volevo darne? Ma siamo seri! Grazie, Vincenzo, tu sì che sei serio!

Abbiamo iniziato questo blog, io e Stefano, per non perdere quello che aveva guadagnato in questi anni, e dalla nascita al cielo di nostro figlio. Lo abbiamo aperto perché la gente ci chiedeva di continuare a parlare di quello che era accaduto, perché avevano visto qualcosa di Bello, in una storia che a conti fatti proprio bella poteva non essere.

Abbiamo voluto semplicemente far vedere che si può essere specchio del Bene anche se le cose sembrano portarti in un’altra direzione, che accettando e accogliendo Dio nella tua vita niente ti separerà dal suo amore, dalla sua pace, dalla sua gioia.

Quindi bando alle sottigliezze linguistiche, non mi sono mai interrogata su chi ha mandato il mio dolore, né su chi ha mandato il dolore innocente di mio figlio. Non voglio iniziare adesso a farlo. Sto solo tentando di mostrare che quello che San Francesco chiamava Perfetta Letizia è una cosa possibile.

di Vincenzo Raponi

Che gran confusione…

Ovvero: Filippo mi ha attraversato la mente.

Qualche sera fa, ero in un magnifico posto da dove vi scrivo tutt’ora: la casa di un mio amico a Venezia, dove sono ospite mentre sto lavorando alla Fenice.

Ero sul terrazzo della sua casa da dove, di notte in un silenzio lagunare, vedevo le luci lontane della terraferma e i riflessi della luna sull’acqua. Era finita una dura giornata di lavoro, ed io lavoro dalle 8.00 del mattino alle 23.00 senza interruzione. Sono 8 mesi che non lavoro ed essere qui a guadagnarmi il pane, è una vera benedizione. Pochi conoscono il mio lavoro, nemmeno voi esattamente sapete cosa faccio e soprattutto come lo faccio. Porto e supporto una responsabilità enorme, quella di dare la giusta luce a uno spettacolo, anche se tutto il resto non funziona o è brutto.

Anche questa volta, come sempre, ero al culmine di uno stress indicibile, anche perché dal risultato e dal modo in cui lo perseguo, dipende se lavorerò ancora, se chi mi ha chiamato e chi mi paga vorrà ancora affidarsi al mio talento.

Da Roma intanto arrivavano questioni da risolvere e allora trovo il tempo di aiutare Michela da lontano portando il peso e la responsabilità della mia assenza forzata. Seduto su questo terrazzo, pensavo alla giornata successiva, alle pressioni che avrei ricevuto, alle soluzioni che potevo e dovevo trovare, ai bambini, a Michela, e più pensavo e più avevo voglia di sparire nel nulla.

Poi, come una piccola folata di vento tra i mie pensieri, è giunto Filippo.

Non l’ho visto, l’ho solo percepito. Però gli ho parlato, con la mente. “Ma che fai qui?”

Un’altra folata di vento e ho continuato: “Tesoro, ti vedo felice e so che lo sei davvero. Vuoi darmi il tuo aiuto? E cosa vuoi fare? Piccolo angelo, non occuparti di queste sciocchezze: anche se sono a terra, se mi sento mancare le forze, se ho paura, queste sono le cose della vita terrena, sono il mio freddo, non stare a sprecare i tuoi panni per me”.

A quel punto, mi ha cominciato a scorrere davanti il post di Anna, quello che si concludeva con “Si accettano rinforzi.” In quel blog, tu raccontavi la tua vita terrena, l’altra tua faccia, quella che io ho conosciuto quando ci incrociavano nel quartiere spingendo passeggini per far addormentare i nostri Filippo. Quella che non voleva pagare l’inglese e la musica, quella con le tasche piene di schifezze e lego.

Quel post a cui volevo rispondere con una battuta di spirito: “bentornata tra noi bipedi”, senza poi farlo per non essere frainteso, e che ora forse si comprende meglio.

E poi subito dopo il post di Stefano “Uno meno uno, uguale due” dove il tuo spessore di uomo si spoglia del valore aggiunto della fede e calpesta la terra nuda.

Come in un sogno psicoanalitico ho visto la sacca delle piastrine con la data incisa sopra, col post il giorno dopo: “oggi le piastrine sono buone, sono quelle di Vincenzo” (anche se non era vero!!)

Piastrine, lego, passeggini, lavoro, dubbi….

Tutto questo non è “MALE”.

Vi prego, non facciamo confusione, Tutto questo è al massimo “DOLORE” forse solo “SOFFERENZA”.

Io, dal basso dei miei dubbi esistenziali, troppo lontano dalle certezze che voi avete, questo lo chiamo vita, esistenza. Io non vi ho mai sentito parlare di “Male”, ma adesso il male, il diavolo o cose simili entrano nella discussione.

Voi ci avete insegnato a distinguere tra il piacere ed il dolore, a cogliere il piacere nel dolore, a scernere tra le difficoltà della vita e i doni della morte senza esprimere mai un giudizio di merito né sulla vita né sulla morte.

Voi avete vissuto, grazie alla vostra ammirabile fede, la morte come nascita.

Allora ho detto a Filippo: “Hai cose più importanti a cui pensare, mamma ti ha indicato le tue giuste 7 strade da percorrere, ascolta la mamma. Resto qui, sulla quinta avenue, a cercare il piacere in ciò che non appare tale, a combattere, a cercare di capire, a provare il piacere di vivere, come mi hai insegnato tu e la tua speciale famiglia”.

Concludo per non annoiarti troppo: io sono nato a Latina, lì dove prima c’era la palude e dove gli unici alberi che crescevano erano gli Eucalyptus, alberi che hanno radici superficiali.

Da una madre veneta e un padre ciociaro: tradizioni zero, oppure doppie, comunque nulla di certo, di stabile di definitivo, di vero, di assoluto. Come un Eucalyptus io mi sono sempre sentito, come un albero senza radici: nel male, perché non ho mai avuto altre sicurezze se non nel mio tronco, nel bene, perché ho potuto fluttuare sui luoghi suggendo di volta in volta la linfa da sorgenti diverse.

“Grazie, Filippo, di avermi fatto compagnia, grazie di avermi pensato, come io penso sempre a te”.

La luce della luna continuava a riflettere sulle onde e la brezza notturna non riusciva più a vincere la mia stanchezza e i mie dubbi.

Vincenzox5

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