Portatori sani di vita eterna

di Anna Mazzitelli

Dopo aver parlato in diretta in televisione, quella di oggi doveva essere più facile, invece il ritiro delle famiglie della Parrocchia, a San Tarcisio, è stato per me e Stefano un momento emozionante, importante e tutt’altro che scontato.

D’altra parte quando non ti prepari quello che devi dire, perché tanto sai che prima di te parleranno Don Fabio Rosini e Saverio Sgroi, e che quindi al massimo dovrai sorridere un po’ alla gente che ti guarda, succede che lasci parlare il Signore, e Lui davvero non sbaglia mira.

Insomma, alla fine don Fabio non è venuto, ma don Stefano ha pensato bene di non avvisarci, quindi ci siamo trovati a dover intrattenere un centinaio di persone con i nostri guai. E poiché don Stefano aveva intitolato l’incontro “Il cristiano, portatore sano di vita eterna”, abbiamo parlato di come ce la stiamo cavando dopo aver accompagnato un figlio a questo traguardo, e devo dire che più ci penso, e soprattutto più il tempo passa, più mi convinco che quello che stiamo vivendo sia un miracolo, il primo miracolo ottenuto per intercessione di Filippo. Noi siamo sereni, non piangiamo, non ci disperiamo.

Abbiamo fatto del nostro meglio per curare nostro figlio, abbiamo lottato con le unghie e con i denti ma nel frattempo lo abbiamo preparato alla possibilità che poteva non farcela; prima di tutto credendo noi nella vita eterna, affrontando la sua malattia come se una volta nati non si dovesse morire mai più e poi descrivendogli il paradiso, e ora possiamo dire di non avere né rimorsi né rimpianti, quello che potevamo fare l’abbiamo fatto e lui era sereno.

E ci sta ricambiando il favore.

Molte persone oggi ci hanno detto delle cose molto belle, ci hanno fatto dei grandi complimenti, ma quello che diciamo sempre – e non è solo una posa, ci crediamo veramente – è che non siamo affatto speciali, siamo persone normali attraverso le quali Dio sta manifestando la sua, non la nostra, grandezza.

Nemmeno noi ci rendiamo bene conto di come possa essere possibile, ma forse siamo la prova vivente che è vero che

Alla sera sopraggiunge il pianto
e al mattino, ecco la gioia.

Hai mutato il mio lamento in danza,
la mia veste di sacco in abito di gioia,
perché io possa cantare senza posa.
Signore, mio Dio, ti loderò per sempre.

(dal Sal 29).

Ci riempie di gioia sapere che ciò che testimoniamo può aiutare qualcuno, è per questo che continuiamo a scrivere qui e a parlare, e se ci inviteranno a farlo ancora saremo ben felici di accettare, perché abbiamo ricevuto tanto, una valanga di Grazia, e ci sembra quanto meno doveroso restituirne un po’, nel modo in cui ci viene chiesto. Inoltre così riusciamo a dare un senso a tutto quello che abbiamo vissuto. Così la sofferenza e la morte di Filippo acquistano un significato più ampio, sono messe a disposizione di tutti quelli che ne hanno bisogno, perché se è vero che siamo un’unica famiglia, condividere i doni che sono stati ricevuti è un modo per farli moltiplicare, e non lasciare che si spengano.

Ma stasera, nel tornare a casa, io e Stefano riflettevamo sul fatto che testimoniare va bene, e se il Signore vuole questo da noi ben venga (è pure facile, almeno per ora, forse ci sta dando un po’ di tregua!) ma che dobbiamo anche approfittare di tutta questa Grazia, di tutto questo Amore che abbiamo ricevuto e utilizzarlo innanzitutto per la nostra conversione personale.

Perché, come diceva oggi Saverio Sgroi, i nostri figli ci guardano, in continuazione, e Francesco e Giovanni sapranno che quello che diciamo è vero, solo se noi saremo i primi a viverlo sulla nostra pelle. Si fideranno, magari a un certo punto ci contesteranno e sbatteranno le porte (già lo fanno, per la verità, e a ogni colpo cadono pezzi di muro, forse quando saranno adolescenti non ci saranno più porte da poter sbattere…) ma se noi ci saremo convertiti, se avranno visto in noi la bellezza di un rapporto personale e vero con Gesù, sono certa che prima o poi ritorneranno, e allora i miracoli saranno stati due.

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8 Pensieri su &Idquo;Portatori sani di vita eterna

  1. Anna e Stefano. Grazie. Grazie miei fratelli maggiori per condizione. Anna quello che racconti mi aiuta e consola. Ance noi ci spendiamo , facciamo il possibile senza risparmio per aiutare il nostro piccolo ma ora per grazia senza disperazione, senza recriminare. Col coraggio dato dalla certezza che Dio sa quello che fa, che Ludo ha tutto. Che occorre pazienza in questo dolore quasi dolce perché abitato dalla gioia di scoprirsi amati.Intanto vi ribloggo:) e con Anna dico “mi hai mandato questo freddo e mo’ mandami i panni”. Spero di averla detta bene:))

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  2. É veramente un tempo speciale di Grazia quello che dopo simili prove il Signore ci dona per spenderlo nella Testimonianza…

    É Grazia l’essere chiamati a tesimoniare il Suo intervento, la Sua Misericordia, come il Signore in quel momento in cui umanamente avrebbe dovuto spalancarsi un baratro sotto i nostri piedi e avremmo potuto precipitare in un abisso di disperazione – e questo può avvenire in qualunque momento durante un percorso come il vostro, che in parte conosco – il Signore ci ha “sollevato su ali d’aquila”.
    É grazia perché testimonianre è fare memoriale nella nostra vita, è rivivere nel cuore ogni volta ciò che si è sperimentato, è anche riempire di olio le nostre lampade, perché tornano i giorni in cui, come è giusto, il “clamore” (nel senso buno), l’attenzione, passano… i giorni riprendono il loro normale scorrere e la vita “feriale” ha il sopravvento, ma ciò di cui abbiamo fatto tesoro rimane… “perché la dove è il nostro tesoro, sarà anche il nostro cuore” (Cf. Mt 6, 21).

    Un abbraccio in Cristo.

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  3. Pingback: Perché mi chiami maestro buono? | Piovono miracoli

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