Non bisogna mai ascoltare i fiori

Eccomi di nuovo con te, piccolo principe, che non finisci mai di insegnarmi qualcosa di nuovo, di comunicarmi qualcosa di nuovo.

Questa me l’hai fatta scoprire la settimana scorsa, mentre, in macchina, ascoltavamo l’audiolibro letto da Fabio Concato, una cosa che tutti dovrebbero avere nella playlist, per quanto è fatta bene.

Si tratta del capitolo VIII, quello in cui racconti della nascita della tua rosa:

L’arbusto cessò presto di crescere e cominciò a preparare un fiore.
Il piccolo principe che assisteva alla formazione di un bocciolo enorme, sentiva che ne sarebbe uscita un’apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva più di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde.
Sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i suoi petali ad uno ad uno.
Non voleva uscire sgualcito come un papavero.
Non voleva apparire che nel pieno splendore della sua bellezza.

e delle sue civetterie:

La sua misteriosa toeletta era durata giorni e giorni.
E poi, ecco che un mattino, proprio all’ora del levar del sole, si era mostrato.
E lui, che aveva lavorato con tanta precisione, disse sbadigliando:
“Ah! mi sveglio ora. Ti chiedo scusa… sono ancora tutto spettinato…”
Il piccolo principe allora non poté frenare la sua ammirazione:
“Come sei bello!”

“Vero”, rispose dolcemente il fiore, “e sono nato insieme al sole…”
Il piccolo principe indovinò che non era molto modesto, ma era cosi’ commovente!
“Credo che sia l’ora del caffè latte”, aveva soggiunto, “vorresti pensare a me…”
E il piccolo principe, tutto confuso, andò a cercare un innaffiatoio di acqua fresca e servì al fiore la sua colazione.

Ma la cosa che stavolta, pur conoscendolo a memoria, mi è arrivata come una doccia fredda, è questa frase, che si riferisce a quando il fiore si fa cogliere in fallo in una delle sue piccole vanità, e dice una cosa che si smaschera facilmente:

“Non ho paura delle tigri, ma ho orrore delle correnti d’aria… Non avresti per caso un paravento?”
“Orrore delle correnti d’aria?

E’ un po’ grave per una pianta”, aveva osservato il piccolo principe. “E’ molto complicato questo fiore…”

“Alla sera mi metterai al riparo sotto a una campana di vetro. Fa molto freddo qui da te… Non e’ una sistemazione che mi soddisfi. Da dove vengo io…”

Ma si era interrotto. Era venuto sotto forma di seme.

Non poteva conoscere nulla degli altri mondi.
Umiliato di essersi lasciato sorprendere a dire una bugia così ingenua, aveva tossito due o tre volte, per mettere il piccolo principe dalla parte del torto…
“E questo un paravento?…”
“Andavo a cercarlo, ma tu non mi parlavi!”
Allora aveva forzato la sua tosse per fargli venire dei rimorsi.

Ed ecco il punto:

Così il piccolo principe, nonostante tutta la buona volontà del suo amore, aveva cominciato a dubitare di lui.

Piccolo principe, la tua buona volontà non basta più. Sei buono, sei dolce e cerchi di fare del tuo meglio, ti prendi cura del tuo pianeta, spazzi il camino dei tuoi tre vulcani, anche di quello spento, perché non si sa mai, e fai tutte le cose per bene.

Ma a un certo punto ti viene chiesto di più.

Incontri un fiore che apparentemente è bellissimo ma ti dà dei grattacapi. Cerchi di usare con lui il tuo consueto atteggiamento di fronte alle cose, sei disponibile, ti metti a servizio; ma a un certo punto lui fa qualcosa, dice qualcosa, che ti fa dubitare di lui. Allora forse ti chiedi se sia veramente il caso di stare al suo servizio, di volergli bene.

Non è forse quello che facciamo tutti noi? Amiamo così facilmente chi ci piace, chi è simile a noi, chi la pensa come noi, e facciamo dei bellissimi gruppi con loro, gruppi chiusi in cui ci auto-compiaciamo della nostra bontà e della nostra amicizia, e poi, appena qualcuno di esterno ci fa qualcosa che non ci va a genio…

Lo dico perché io sono la prima che fa questo.

E proprio la settimana scorsa mi è successo, e ci sono stata male. Ho ricevuto una provocazione e, invece di lasciar perdere, invece di amare, ho provocato a mia volta, sono andata incontro alla tentazione, invece che voltarle le spalle come sarebbe saggio fare, e l’unico risultato che ho ottenuto è che sono stata cattiva.

Nonostante tutta la buona volontà del mio amore, ho dubitato, ho giudicato, non ho saputo più amare.

Ma non è quello che Gesù ci ha insegnato.

Anche tu, piccolo principe, capisci dov’è l’errore:

Aveva preso sul serio delle parole senza importanza che l’avevano reso infelice.
“Avrei dovuto non ascoltarlo”, mi confidò un giorno, “non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e respirarli. Il mio, profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene.
Quella storia degli artigli, che mi aveva tanto raggelato, avrebbe dovuto intenerirmi.”
E mi confidò ancora:
“Non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava.
Non avrei mai dovuto venirmene via!
Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono così contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare”.

Gesù ci ha amati per primi e mentre eravamo ancora peccatori (Rom 5,6), non ha aspettato che diventassimo simpatici, che fossimo simili a lui, che cambiassimo… è questo il senso della parola Misericordia, che non vuol dire “avere pietà” nel senso di “aiuto un poveraccio perché mi fa pena”, ma vuol dire “amo quello che non mi va né su né giù, prima che cambi, prima che mi diventi simpatico, lo amo fino a dare la vita per lui. Anche se mi sta antipatico. Senza giudicarlo. Dò la vita per lui.”

Non basta più la buona volontà, dobbiamo essere disposti a morire per l’altro. “Amatevi come io vi ho amato” (Gv 15,12) vuol dire solo una cosa: fatevi mettere in croce gli uni per gli altri. In croce, letteralmente!

Meglio che mi fermi, che qui mi tocca farlo sul serio.

Piccolo principe, non sei poi tornato sul tuo pianeta per ritrovare quel fiore vanitoso e permaloso, che ti aveva tanto fatto soffrire? Sei tornato perché lo amavi, perché hai capito che aveva bisogno di te.

Grazie piccolo principe, perché ogni volta che ti leggo o ti ascolto mi regali qualcosa di nuovo. Questa volta un bel fardello, per cui da oggi in poi non posso far finta di niente, far finta di non sapere, di non aver capito… è così chiaro chi e come devo amare!

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6 Pensieri su &Idquo;Non bisogna mai ascoltare i fiori

  1. Grazie…un nuovo spunto, un nuovo obiettivo. “Amatevi come io vi ho amato” è il Vangelo letto per la celebrazione del mio matrimonio…ma alle volte ci si dimentica anche di cose alle quali crediamo forse perchè difficili da mettere in pratica. Nella vita si incontrano tante persone che è difficile amare, spesso sono persone con cui si ha a che fare tutti i giorni. Allora, anche se sarà veramente DIFFICILE, approfitterò del deserto della Quaresima, voglio farlo diventare un momento positivo come dice Don Stefano, e cercherò di non giudicare, di non pretendere che gli altri cambino per farmeli piacere. Proverò ad amare.

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