Quanto deve durare una vita?

di Stefano Bataloni

Sono tante le storie di bambini che sono nati e vissuti per pochi minuti o per poche ore. Vite brevi, brevissime, come quelle di Gregorio o di Benedetto che qui abbiamo raccontato, ma che hanno lasciato molto a chi è rimasto. In altre storie, invece, capita di avere più tempo: 7, 8 o 9 anni o forse di più.

In casi come questi si ripensa continuamente a tutto ciò che c’è stato in quelle brevi vite e si fantastica spesso su tutto quello che sarebbe potuto esserci se quella vita fosse stata più lunga, magari anche solo di pochi giorni. Tante sono le domande che sorgono quando un bambino muore o, come diciamo qui, “nasce al cielo”. Tra queste: perché è morto così presto? E’ giusto che un essere umano abbia una vita così breve? Non sarebbe più “naturale” che vivesse almeno diverse decine di anni?

Il dolore della perdita può portarci a dare risposte drammatiche a queste domande, ma talvolta si riesce a mantenere salda la speranza e la fiducia nella vita. In altri tempi forse poteva essere un po’ più facile: vita e morte erano strettamente intrecciate. Ma anche oggi nonostante morte e sofferenza siano bandite dal comune parlare e ci si rifiuti in tutti i modi di averci a che fare, è possibile non farsi annientare da quel dolore.

Il mio bambino è vissuto quasi 8 anni e mezzo e ora, per questo, non penso di poter di impartire lezioni a nessuno; ma qualche risposta a quelle domande ho cercato di darla, soprattutto per me stesso.

Filippo ha avuto una vita breve, certo, ma non mi sento di dire che per questo è mancato qualcosa di così importante. A volte ho pensato che in 8 anni e mezzo abbiamo avuto tante e tali gioie e tante e tali sofferenze che a metterle tutte insieme non otterremmo qualcosa di così diverso da quello che un padre e un figlio hanno normalmente in un tempo più lungo. In 8 anni e mezzo, Filippo mi ha dato tutto quello che di importante un figlio può dare ad un padre, e io, forse, gli ho dato tutto quello che un padre può donare a suo figlio: l’ho accompagnato con amore nella vita, l’ho accompagnato con amore verso la morte. E’ capitato solo di fare tutto in meno tempo.

Filippo non è riuscito a fare tantissime cose, cose comuni a tutti i bambini sani. Anche nei periodi migliori, comunque, alcune esperienze gli sono state precluse. Fosse vissuto più a lungo, avrebbe potuto frequentare la scuola, farsi amici tra i suoi compagni; avrebbe potuto girare il mondo, avrebbe potuto praticare sport, scalare montagne e scendere in fondo al mare. Avrebbe potuto imparare a suonare uno strumento, avrebbe potuto studiare tanto e diventare un esperto zoologo. Fosse vissuto più a lungo, Filippo sarebbe potuto diventare padre, diventare un uomo saggio e coraggioso. Avrebbe potuto…ma nessuno può dire con certezza che avrebbe davvero fatto tutte queste cose; io non ho certezza che sarebbe diventato quello che speravo per lui. Non so nemmeno che bambino sarebbe stato senza la sua malattia. Ho certezza di quanto ho vissuto ma quello che sarebbe potuto essere sono solo mie fantasie.

Oggi, non mi sento di dire che sia innaturale che un figlio muoia dopo solo 8 anni e mezzo. Quando diamo la vita ai nostri figli non possiamo ignorare che prima o poi quella vita terminerà e che quindi potrebbe capitarci di doverli seppellire. Trovo assolutamente lecito (anzi doveroso) attendersi che quella vita sia la più lunga possibile ma, sarà banale a dirsi, non possiamo pretendere che quella vita sia effettivamente lunga.

Filippo, per certi versi, è stato anche “fortunato” (se vogliamo credere alla Fortuna). Non mi sento di ignorare il fatto che anche tutto quello che c’è stato nei suoi quasi 8 anni e mezzo di vita avrebbe potuto non esserci affatto, per tanti motivi: poteva non nascere a Roma, in Italia, la sua malattia poteva essere molto più aggressiva, poteva non ricevere le migliori cure oggi disponibili contro la leucemia, poteva non avere un fisico così robusto da tollerare 3 (dico tre) procedure di trapianto di midollo osseo; Filippo sarebbe potuto morire tante volte in questi anni. A moltissimi bambini, invece, non è stato riservato tutto ciò. Sono stati tanti i bambini che abbiamo conosciuto in questi anni, provenienti da paesi come la Libia, la Polonia, l’Albania, l’Iran, la Spagna arrivati qui in cerca di cure: a loro, come a Filippo, una possibilità è stata data ma per tantissimi altri bambini quella possibilità semplicemente non esiste (questo sì che è innaturale e ingiusto).

Ma alla fine ho capito una cosa: l’importante è solo dare ai nostri figli una “vita” oltre la morte, fare in modo che quando il loro “percorso” terreno sarà concluso, non finisca tutto in quel momento. E per garantire questo non servono anni, bastano pochi minuti.

Se poi si ha modo di avere più tempo a disposizione allora credo sia importante dare loro gli strumenti per essere felici, insegnargli a non temere la morte; è importante trasmettere loro la speranza nella vita eterna. A volte non bastano 70-80 anni per giungere a questi risultati ma è comunque possibile, e secondo me con i bambini è più facile.

Per Filippo, la vita eterna l’ho chiesta il 19 novembre 2006 e il buon Dio gliel’ha accordata di sicuro. Non posso esserne completamente certo ma sono convinto che Filippo non abbia avuto paura di morire; Filippo sapeva bene che dopo la morte c’è una vita che continua. E allora cosa contano i pochi anni che ho avuto accanto a lui e tutti gli anni della sua vita che non ci saranno, in confronto alla consapevolezza di aver fatto tutto il possibile perché lui fosse felice per sempre?

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10 Pensieri su &Idquo;Quanto deve durare una vita?

  1. In questi giorni a Cremona se ne è andato Gianluca un ragazzo di 20 anni della mia scuola che ha lottato contro un brutto tumore alle ossa…il suo padre spirituale ha scritto un libro con lui…ci ha lasciati tutti a bocca aperta per la sua fede incrollabile. Se potete leggetelo. Si dice sia morto in aria di santità…un ragazzo normale con i desideri e le difficoltà di tutti gli adolescenti. Il titolo è “Spaccato in due” edizioni San Paolo

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  2. Devo dire che la prima parola che mi è uscita fuori leggendo questa riflessioni mai banali è “grazie “. Grazie perchè riflettere su queste cose non ci è permesso in questo mondo che , come tu hai scritto , nasconde la morte , la paura la sofferenza come se cio’ bastasse per far sparire di colpo tutto .Sai ti ho citato spesso una parte dei fratelli Karamazov dove nel dialogo del grande Inquistore c’è la terribile domanda -Perche’ i bambini devono soffrire -. Io non lo so e non lo capisco ma se mi capitera’ di vedere Dio forse è l’unica domanda che gli faro’ .

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    • Caro Marco ripeto anch’io il “grazie” ad Anna e Stefano, ma io penso che più che domandare a Dio perché i bambini debbano soffrire, lo domanderei agli uomini, perché non è Dio che ha voluto il male, il male non esiste, solo il bene Dio ha creato, il male l’ha creato l’uomo non aderendo al bene. Dio ti benedica

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  3. Caro Stefano bisogna avere una fede certa ed una profonda conoscenza di Dio per affermare ciò che dici, ma mi sorge una domanda se la vita non ti avesse riservato questa dolorosissima prova sopportata con grande forza e per un tempo che in qualche modo ti ha preparato, vi ha preparato, all’evento o, poni il caso, fosse avvenuta una disgrazia improvvisa, non avreste potuto affrontare certi argomenti con lucida coscienza. Sono d’accordo che bisogna parlare ai figli della vita nella sua interezza, dal principio fino al passaggio all’eternità, ma non tutti hanno la capacità e la possibilità di poterlo fare. Bisogna pregare per costoro ai quali manca il conforto della fede e dell’accettazione. Dio vi benedica

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    • Hai ragione Maria. Se Filippo ci avesse lasciato subito (e sarebbe anche potuto accadere) forse sarebbe stato diverso. Ho sempre pensato che le mamme e i papà che perdono un figlio in un incidente devono affrontare uno scoglio enorme, che io non saprei dire se sarei stato in grado di scavalcare con serenità.
      Però è anche vero che il tempo che abbiamo passato accanto a Filippo, le battaglie che abbiamo affrontato accanto a lui ci hanno legato ancor di più a lui; il distacco, anche se è sempre stata una eventualità dietro l’angolo, è stato comunque durissimo.
      Ringrazio Dio per quel tempo che ci ha regalato, per la Grazia di riuscire a vivere quel distacco con fede, con fiducia, senza disperazione.

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      • Si Stefano e’ stata una grazia di Dio anche se ha prolungato la sofferenza vi è stata donata la possibilità di dare di più, di dare tutto voi stessi di assaporare fino in fondo l’amore che Filippo ci ha dato e quello che voi avete dato a lui. Sia sempre gloria a Dio poi come disse Giobbe “Dio da’, Dio toglie, sempre sia lodato Dio.

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  4. Pingback: Stendi la tua mano, e mettila nel mio costato | Piovono miracoli

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