Dio nelle viscere

paolabelletti

Articolo pubblicato per La Croce Quotidiano (non mi ricordo la data)

Non so cosa scrivere, di che parlare. Ho il cuore pesante oggi.

Un figlio ammalato non è un argomento facile,  né la carta da giocarsi sempre e comunque. E io non ho un figlio malato, me misera. Non è lui un eserciziario di “poverinismo”. C’è un bambino, nostro figlio, quel bambino lì, che anziché vedere il proprio corpo deteriorarsi con gli anni e la propria mente obnubilarsi piano piano è partito in salita. E’ stato colpito subito. Che ingiustizia. Che disuguaglianza.

Lo è davvero? Nel nostro veloce giro d’anni, quella cosa che ci troviamo addosso senza averla chiesta, né chiesta così e che si chiama vita rende questa differenza cronologica irrilevante. Nessuna differenza sostanziale. Nessuna minorità.  Credo anche che a tempo debito la sua situazione apparirà come un vantaggio.

E’ un terminale, come me. Come te.

Che allegria..Bisogna sempre essere allegri e leggiadri? Sempre non…

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