Giovedì gnocchi

di Anna Mazzitelli

Sarà per colpa di questo Febbraio che sembra Novembre, ed è appena iniziato, e sì che il giorno della Candelora era bel tempo, avrebbe dovuto portare bene, secondo tradizione popolare, e invece si sta scatenando un diluvio che sembra non smettere più.

Sarà che Francesco ha avuto la febbre altissima, e poi a un certo punto, meravigliosamente come aveva previsto il mio Signor Pediatra, la febbre è scomparsa, ma gli sono venuti dei dolori muscolari che non riusciva a camminare, ed era spaventoso vederlo arrancare per casa, anche perché nella nostra famiglia il “mal di gambe” è sempre stato associato a qualcosa di terribile. E di nuovo, poi, come aveva ancora detto il Signor Pediatra, è bastato un po’ di integratore di potassio per farlo riprendere.

Sarà che poi la febbre è toccata a Giovanni, che sono giorni che piagnucola, e va in giro per casa indicandosi il naso che vuol farsi pulire (ma da solo è difficile, diciamo la verità) e che di notte non vuol stare da solo, ma nella sua camera si gela e io sono arrivata al punto di farlo dormire nel lettone pur di non dovermi alzare mille volte.

Sarà che le nonne hanno entrambe la febbre, e anche Violeta, la nostra babysitter, alla fine è stata contagiata da questi due virus ambulanti, e quindi oggi sono rimasta a casa io per stare con loro, e avevo in mente di fare un sacco di cose, prima fra tutte smontare il presepe che sta ancora bello bello nella cameretta, e alla fine invece non ho combinato niente.

Sarà che ho iniziato la giornata ritirando i panni dagli stendini e mettendoli nei cassetti, e ho visto i vestiti di Filippo, che ancora non ho avuto cuore di spostare, sarà che girando per la casa lui non c’era, lui che stava sempre a casa e che in qualsiasi camera ti spostassi si spostava con te, sarà che Giovanni e Francesco non hanno fatto altro che litigare e picchiarsi e piangere, e fare capricci, perché è come se due figli soli non riuscissero a raggiungere l’equilibrio che invece trovavano quando erano in tre.

Ho anche provato a fare qualcosa per tirarmi su il morale, ho fatto scrivere Francesco in corsivo perché è più di una settimana che non va a scuola, e vorrei che si esercitasse un po’, ho cambiato loro le lenzuola, ho buttato via tutte le cose scadute che erano nel frigo (il reperto migliore scadeva a novembre, ed era un latticino…) ho cotto le patate e fatto gli gnocchi, che oggi è giovedì, ma loro si picchiavano ancora, e hanno trasformato la loro camera in un campo di battaglia, non c’era più posto, per terra, nemmeno per camminare in punta dei piedi. E poi capricci per mangiare, ancora il naso da soffiare, ancora niente Filippo tra i piedi, fuori dalla finestra ancora pioggia, il messaggio di Stefano che dice che si sta raffreddando anche lui…

Sconforto, urla, minacce, punizioni, pianti.

Poi tutti a letto.

Sotto il mio cuscino c’è la corona del rosario e faccio uno sforzo grandissimo per prenderla, perché vorrei essere ancora cattiva, ancora arrabbiata, ancora disperata. E’ più facile, ma lo so che non va bene, e questa consapevolezza rende le cose ancora più difficili.

Poi mi vengono in soccorso due angeli:

La mia “amica di penna“, che ha scritto un post per il suo compleanno apposta per me, perché due giorni fa era lei ad essere cattiva, arrabbiata e disperata, e io non lo sapevo, ma l’ho chiamata per farle gli auguri, facendola sentire probabilmente ancora più cattiva, arrabbiata e disperata. Ma poi lei si è ripresa, in qualche modo, e mi ha lanciato un appiglio, e mi ha fatto ricordare di cambiare prospettiva, di non perdere di vista il traguardo, o, come direbbe Dida, “di non farmi distrarre dai rumori di sottofondo” (anche se sono forti come le bombe, vero?).

E un frate di Assisi, PietroLuca, che stamattina presto mi ha scritto questa mail. Sebbene lo abbia ringraziato subito, ho capito che le sue parole si riferivano proprio al mio oggi solo qualche momento fa.

“Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”.

Ma Gesùudito quanto dicevanodisse al capo della sinagoga: 
“Non temere, soltanto abbi fede!”. 
E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo…
C’è un pezzo di strada, il più “assurdo” ma anche quello decisivo che è quello che va dall’annuncio al padre fatto al primo rigo del vangelo fino alla casa…in testa due parole che rimbalzano: l’evidenza: E’ morta… e un uomo che ti cammina accanto e ti dice è viva…
QUEL TRATTO DI STRADA… solo in pochi possono percorrelo… e voi siete tra quelli!!!
CONCEDITI TUTTO… TUTTO… in quel tratto di strada ci stanno tutti i sentimenti… nessuno escluso… non giudicarne nessuno dei tuoi come debole, sbagliato.
… puoi concederti tutto perché stai camminando accanto a colui che ti ha reso figlia libera…

Grazie a entrambi.

Ci sono ancora un po’ di gnocchi messi da parte per la cena di Stefano, e anche se manca un bel po’ alla cena, e i bambini si stanno di nuovo picchiando, penso che ce la posso fare, che nei momenti difficili qualcuno (o Qualcuno) viene sempre in mio aiuto, accoglie le mie piccolezze, le mie arrabbiature, le mie urla, e mentre sono ancora piccola, arrabbiata e urlante mi ha già voluto bene, e mi sta usando per qualcosa che non capisco, che non avrei scelto, ma che forse un senso, tutto sommato, ce l’ha.

Sottolineo che anche domani, con buona probabilità, avrò bisogno di aiuto, visto che ancora non andrò a scuola. Si accettano rinforzi.

 

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5 Pensieri su &Idquo;Giovedì gnocchi

  1. Cara Anna qui a casa nostra oggi nevica tantissimo. Siamo in casa io e i bambini, non si va a scuola. Chiusi in case diverse, ma con il cuore e l’anima liberi di andare dove vogliono ti siamo vicini, e preghiamo Maria per te, Stefano e i vostri bambini. Entro nella tua vita sperando di non essere troppo invadente, con tutto il mio affetto ti abbraccio. Silvia

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  2. Oh Anna. Tu non ti vedi da fuori. Noi che ti “vediamo” anche attraverso le tue parole severe, possiamo dirti che stai compiendo una salita. Che non sei sola. Che devi concederti tutti i sentimenti. Anche quelli che ti devastano. Perché sono come i virus. Bisogna buttarli fuori. C’è Qualcuno pronto ad accoglierli e a trasformarli in qualcosa che da frutto. Nel tuo igloo c’è un rosario. È un pó come una stufetta. Non ricordo chi ma qualcuno i disse che c’era un uomo-poi santo- arrabbiato e disperato che aveva perso la fede. Nella sua rabbia gridava il padre nostro con tutta la disperazione e il livore e l’arrabbiatura verso quel Dio in cui non credeva più. Inbquel momento era “cattivo”. Pero non ha smesso di dire il padre nostro. Anche se arrabbiato nero. In qualche modo si è aggrappato a quella preghiera che gli sembrava un insulto. E poi il resto lo ha fatto Lui. Lascia che il resto lo faccia lui.
    E adesso scusa. Il frigo c’è il salmone affumicatoche di duce di essere scaduto a dicembre.

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  3. Cara Anna, non ti conosco se non attraverso quello che scrivi…Eppure nutro verso di voi un affetto grande e sincero, vi voglio tanto bene: a te, a Filippo e a tutta la tua grande Famiglia, compresi zii, nonni….
    I tuoi post mi trasmettono tristezza gioia e gratitudine, tutto insieme! Tristezza perché posso solo immaginare quanto sia difficile questo periodo, Gioia perché la tua fede in Dio rende la tua quotidianità simpatica, reale e possibile, e Gratitudine perché in questo blog mi state insegnando tanto!!!
    Avete fede e affrontate la “nuova” vostra vita con la speranza e la certezza che il Signore non vi abbandona. L’unica cosa che posso dire è che questo cammino non lo state facendo da soli ( la nostra preghiera a qualcosa servirà …)! Ma soffrite e il dolore non ve lo leva nessuno…. e da questo capisco che siete veri e rivedo in voi quell’Umanità di Dio che si è fatto uomo per noi e non si è sottratto alla sofferenza arrivando fino alla morte : “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”
    un abbraccio carico di affetto
    mt

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  4. Pingback: Ricapitolando… | Piovono miracoli

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