Turno di notte in pediatria

Portano la divisa rosa e, se fa freddo, una felpa blu con stampato il loro nome.

Alcune urlano per i corridoi, altre sono talmente silenziose che quando entrano di notte per azzerare le pompe non le senti nemmeno, altre ancora ti riempiono di chiacchiere, e ti fa piacere, perché le giornate in ospedale non passano mai, quindi qualsiasi distrazione è una boccata d’aria.

Filippo aveva un rapporto di amore/odio con loro, un rapporto particolare con ciascuna, da certe si faceva fare di tutto (pur storcendo il naso), altre venivano istantaneamente cacciate fuori dalla stanza appena vi mettevano piede.

Ma erano i suoi angeli, le persone che gli portavano le terapie, gli attaccavano le sacche di sangue, gli facevano le punture sottocute facendolo urlare, cercavano di rompere il muro che lui costruiva appassionandosi ai suoi giochi e alle sue attività.

Per loro abbiamo fatto l’esperimento del vulcano, le palline dell’albero di natale, abbiamo allevato il triops e realizzato decine di disegni. Abbiamo condiviso con loro notti di Natale e capodanni, grigi giorni di pioggia e giornate in cui la primavera fuori era talmente dirompente che avremmo voluto far crollare l’ospedale per respirare un po’ della sua aria. 

Ci hanno accompagnato per sei lunghi anni, pazientando alle nostre lamentele, facendosi in quattro per riservarci stanze accoglienti, portandoci bicchierini di caffè e dolcetti. 

Le infermiere della pediatria del San Camillo (tutte donne tranne uno, Pietro, che sapeva prendere Filippo dal lato giusto) sono state parte della nostra vita e noi della loro. E certi legami non si esauriscono con la distanza e con il tempo. Certi legami resistono.

di Laura Faiola

Stanotte durante l’ennesimo doppio turno.

Nella penombra di un reparto all’apparenza legato alla vita perché curiamo i bambini, mi sono trovata a fissare la tua foto nel quadretto regalatoci da mamma Anna, che, trionfalmente, ha guadagnato il posto d’onore sulla scrivania della medicheria.

La tentazione di soffiarti un bacino c’è stata tutta, ma ti ho solo stretto forte al petto ed ho sentito tanto calore…

Manchi a tutti, Fili…

Vederti passeggiare lungo il corridoio sulle punte dei piedi non era affatto piacevole, un bimbo non deve mai stare male…

Ricordo la brutta pagella che mi sono beccata per le iniezioni sottocutanee, la storia del triops che vive due settimane, come si fa la finta lava, il pancione di mamma Anna, Pietro babbo natale e Rossella befana smascherati da te in 4 millisecondi, il compleanno di papà con la torta della nonna, buona, e tante altri pezzi di vita trascorsi qui….

Per non parlare del rumore dei clown nella tua stanza!

Fino all’ultimo ricovero… tu mano nella mano addormentato con mamma Anna… Il solito giro notturno…

Tutti impegnati a far di te un piccolo sopravvissuto, ma tu non eri di questo mondo, era solo un prestito per far capire a tante, tantissime persone, tra cui io, la storia di Dio che si fa uomo per noi….

Ciao cuoricino, ti scrivo sul profilo del tuo papà così è sicuro che lo sbirci… sul mio per dispetto non lo leggeresti!

 

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