Conversione e Fede

Stavo scrivendo un post per questo blog, nei giorni scorsi, con l’intenzione di pubblicarlo stanotte.

Poi, stamattina, sono stata alla Messa di Don Stefano e l’omelia che ha fatto sembrava la perfetta cornice per quello che stavo scrivendo.

Mi ha dato la chiave per concluderlo, per dire qualcosa di vero (se lo ha detto lui deve per forza esserlo, se lo sarà pur preparato, e non saranno solo le mie farneticazioni notturne) e per mettere l’ultimo mattoncino, non solo sul blog, ma anche nella mia testa.

Per fortuna che registro.

Quindi oggi l’omelia, e nei prossimi giorni la mia interpretazione, nella speranza di non dire troppe eresie (se così fosse, sono tutte farina del mio sacco, in quelle Don Stefano non c’entra niente).

Link alle letture della III Domenica del tempo ordinario Anno B (Gio 3,1-5.10; Sal 24; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20)

Commento alle letture della III Domenica del Tempo Ordinario, Anno B

di Don Stefano Cascio

Il tema della liturgia di oggi è la conversione.

Non la conversione di chi è ateo o di chi è credente in un’altra religione, la conversione di tutti noi.

Secondo il Vangelo la conversione non è tristezza, sforzo, rinuncia, ma libertà e gioia.

Nella prima lettura vediamo che prima di Gesù, nell’Antico Testamento, la conversione è tornare indietro, è invertire la rotta, è osservare di nuovo la legge e rientrare in quell’alleanza di Dio che si era persa.

Invece con Gesù tutto cambia: conversione non significa più tornare indietro all’alleanza, non significa più osservanza della legge, ma è entrare nel Regno, è afferrare la salvezza che sta passando, che è data a noi, ed è data gratuitamente

E’ come dire che la conversione e la salvezza hanno cambiato posto, non è più prima la conversione dell’uomo e quindi come premio c’è la salvezza (a Ninive, la grande città, Giona deve andare e convertire e, se gli abitanti si convertono, Dio non distruggerà la città, quindi come premio c’è la salvezza).

Nel Nuovo Testamento tutto cambia: con Gesù c’è prima la salvezza, che è un’offerta generosa partita dal Signore, e poi la conversione, che è la nostra risposta.

Quindi non è più “Convertitevi per essere salvi”, ma è “Convertitevi perché siete salvi”.

In poche parole Dio non aspetta che l’uomo faccia il primo passo, ed è questa la grande rivelazione del cristianesimo: è Dio che cerca l’uomo.

Poche settimane fa abbiamo festeggiato il Natale, e che cos’è il Natale se non Dio che viene a cercare l’uomo?

E se non capiamo questo non abbiamo capito niente di quello che Dio fa nella nostra vita.

Allora ecco la buona notizia, la buona notizia è: non prima la legge, ma prima la grazia, non prima il dovere, ma prima il dono.

Allora cerchiamo di capire bene quello che dice Gesù: “Convertitevi e credete”. Forse noi certe volte l’abbiamo letto come “Convertitevi, e dopo credete”, come se credere fosse una cosa successiva, invece è “Convertitevi, cioè credete” perché la prima e fondamentale conversione è proprio la fede.

Non è l’innocenza, non è l’obbedienza, non è la purezza. La prima cosa è la fede.

L’uomo creato da Dio, in quanto libero, in quanto intelligente, deve fare un atto di fede.

Devo dire: “Io ci credo, Dio si è fatto uomo per vivere per scelta proprio accanto a me, per cercare me, è venuto verso di me”.

Allora facciamoci una domanda: quali sono le nostre reti, le nostre barche, i nostri padri, che ci impediscono di seguire subito Gesù che ci chiama? (avete sentito, nel Vangelo di oggi, come Simone e Andrea e i figli di Zebedeo stavano lì a riparare le reti nella loro barca con i loro padri, e quando Gesù è passato e ha detto “Seguimi”, loro subito si sono alzati e l’hanno seguito).

Cos’è che impedisce a noi di seguire Gesù?

Concentriamoci su un gesto che facciamo durante la Messa, al momento dell’offertorio, quando si portano i doni al sacerdote per poi poter celebrare l’Eucarestia.

Oggi, durante il momento dell’offertorio, su quell’altare sacrifichiamo anche le cose che impediscono a noi di seguire Gesù, le nostre reti, barche, i nostri padri, quello che noi non riusciamo a lasciare. Diamolo, perché Gesù è morto per noi sulla croce, per i nostri peccati, per tutto quello che ci impedisce di camminare dietro di lui, che ci impedisce di dire che lo stiamo seguendo, che ci crediamo. Lasciamo tutto su quell’altare.

Adesso facciamo un momento di silenzio e abbandoniamo tutto quello che ci frena. Convertitevi non è una minaccia, ma una possibilità, un invito alla nostra libertà, alla gioia.

Lasciamoci toccare da questa bella notizia che il Signore ci da.

Rimaniamo in silenzio e offriamo su quell’altare quello che non ci permette di seguirlo.

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2 Pensieri su &Idquo;Conversione e Fede

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