L’evoluzione, Dio e Filippo

Ripropongo un brano scritto dalla mia mamma verso metà ottobre, e da lei pubblicato su Facebook. Visto che abbiamo sfiorato il tema dell’evoluzione mi è venuto in mente questo brano, ma lo pubblico come fotografia di quello che era vivere con Filippo, per dare un’idea di come fosse facile amarlo, di come potesse essere piacevole vivere con lui in casa, per spolverare un po’ i ricordi e sentire di nuovo l’odore dei giorni passati con lui.

mirelladelfini

di Franca D’Antona

Scrivo questa nota adesso, perché dubito che lo potrei fare quando questa avventura sarà conclusa, e mi devo anche sbrigare, perché, come dicono le mondine allo sciur padrun da li béli braghi bianchi: “e non va più a mesi, nemmeno a settimane”.

Alcuni giorni fa leggevo con Filippo le “interviste agli animali” di quella splendida signora che si chiama Mirella Delfini, e in particolare ci eravamo fermati sull’intervista col delfino. Queste storie sono tutte molto “animaliste” ed esaltano sempre intelligenza ed adeguatezza degli amici animali -in genere in contrasto con gli uomini, le cui azioni sono spesso mal motivate e portano alla distruzione dell’ambiente. Io sbuffo un po’ a queste letture, perché mi sembrano troppo vicine a quell’antispecismo che ha ormai portato a una diffusa percezione che se l’uomo sparisse dalla faccia della Terra sarebbe un vantaggio per la terra stessa e tutti i suoi (altri) abitanti, ma Filippo è intelligente ed equilibrato nel suo forte amore per gli animali, e ride, un po’ di me e un po’ delle storie.

Ne è cominciata una veloce rassegna su quali siano gli animali più intelligenti, con una graduatoria stabilita dal bambino sulla base delle sue ampissime conoscenze, e che aveva in cima proprio delfini e scimmie antropomorfe. Poi una discussione sul pollice opponibile e, alla fine, un classico rimarcare che le scimmie antropomorfe sono gli animali più simili all’uomo, questione che in casa si enuncia correttamente col dire “le scimmie e gli uomini alla lontana hanno avuto un antenato comune”. Perché ovviamente Filippo è anche un esperto di evoluzione, e sa certo più di me sull’argomento.

E a questo punto, siccome in casa anche la Bibbia è gettonata almeno quanto la biologia e la paleontologia, arriva la sua considerazione: Io però non capisco se Dio ha creato l’uomo con l’evoluzione o “a parte”. Malgrado questa sia la domanda “ovvia”, la risposta non è ovvia affatto, e ho sempre pensato che fosse indispensabile elaborarne una sensata e completa, a livello di un bambino alle prime armi con i problemi di conciliare scienza e fede. Siccome Filippo sembrava veramente interessato a capire cosa pensassi io, gli ho detto che quando la Bibbia dice che Dio ha creato l’uomo dalla polvere o dal fango, vuol dire, in parole comprensibili agli uomini ai quali era rivolta, che Dio ha “voluto” creare l’uomo, e per farlo ha usato gli ingredienti che aveva preparato. E siccome per Dio 1000 anni sono corti come un giorno (questo gli è piaciuto! Un turno di veglia nella notte, come dice il salmo 89, sarebbe stato più bello, ma meno chiaro) ha potuto cominciare dagli organismi di una sola cellula e prepararsi il materiale necessario attraverso tutta l’evoluzione, esattamente come se avesse dovuto solo usare il fango. Fino a qui mi sembra che ce la siamo cavata (cioè, mi è sembrato di non dire cose irragionevoli né di menare il can per l’aia).

C’era però un problema che veniva fuori automaticamente: ma allora che differenza c’è tra la creazione dell’uomo e quella degli animali? L’uomo è un animale come gli altri? Questo gliel’ho chiesto io, e Filippo senza nemmeno pensarci troppo mi ha detto: “Ma no, l’uomo è diverso, perché Dio lo ha fatto a sua immagine e somiglianza”.

Se non mi sono messa a piangere è solo perché per fortuna ho molto tempo e luogo per piangere abbondantemente per conto mio. Perché alla faccia delle spiegazioni che lasciano il tempo che trovano tipo “quando l’ominide è stato abbastanza evoluto, Dio gli ha infuso l’anima” o simili penosi tentativi di incasellare, in termini un po’ banali, il mistero della creazione, Filippo mi ha aperto il cuore e ha sintetizzato grandiosamente che la scienza e la fede sono “magisteri non sovrapposti”, pare non abbia bisogno di leggere la parte oggi quasi dimenticata del grande Jay Gould, per usarne gli stessi criteri.

E quindi Filippo, nelle sue ultime settimane di vita, non fa fatica a conciliare nella sua mente l’evoluzione e la creazione, forse perché è sempre vissuto in un humus in cui tutte e due queste realtà vengono apprezzate, per l’ambito a cui si riferiscono. Ma allora, perché è così difficile ridare dignità all’indipendenza dei due magisteri, e non finire in uno stolido evoluzionismo che nega ogni altra realtà (perché, come dice nonno Italo, bisogna basarsi sul fatto che non è mai stata trovata l’anima fossile?) o in un morboso chiudere gli occhi di fronte alle conquiste faticose della scienza, per finire (al limite) in un creazionismo per il quale il mondo è nato 7000 anni fa? Come si può non capire che la scienza fa sì “teorie” e le sue spiegazioni sono limitate, ma non è che le teorie sono un pourparler, e dire che il nostro universo è nato nel Big Bang non è la stessa cosa che dire che la Terra si regge su una serie infinita di tartarughe. Come si può non capire che credere in Dio non è la stessa cosa che credere all’oroscopo o essere superstiziosi, e che prima di dire che la Bibbia è un libro di favole bisognerebbe leggerne almeno un po’ per rendersi conto di quanto sia più vicina al cuore e ai veri problemi dell’uomo delle banalità, quelle sì spacciate per nuova rivelazione, che riempiono la massima parte dei nostri giornali e dei libri dei maître à penser moderni.

Non mi aspettavo che questi giorni così difficili potessero ancora portare a scoperte così preziose. Spero che Dio ne abbia in serbo altre per noi, e soprattutto per i genitori e i fratelli di Filippo.

nonna F.

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2 Pensieri su &Idquo;L’evoluzione, Dio e Filippo

  1. Grazie di cuore. Ho conosciuto Filippo e la vostra bellissima famiglia in rete. Leggere queste parole è dono prezioso per me e i miei bambini, la vostra vita e la vostra testimonianza sono così piene di vita e di verità che riempiono il mio cuore. Grazie davvero di tutto.

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