Il giovane ricco e i suoi 5 euri

di Stefano Bataloni

19 gennaio 2011

Domani sarà giovedì.
Come era giovedì il 25 novembre scorso, quando la mattina alle 9 ricevetti la telefonata che avrebbe cambiato tutto. Sono trascorsi 55 giorni.
Forse si potrebbe pensare che siano stati lunghi, interminabili. Invece sono stati intensi; e a guardare indietro, quella mattina del 24 novembre non sembra così lontana.
55 giorni: poco più della metà di quelli che forse trascorreremo dopo il trapianto.
55 giorni con la pompa (la “gallina” come la chiama Filippo) che incessantemente emette i suoi rumori mentre nutre il “ragnetto” di Filippo, ora con semplici liquidi, ora con le medicine che servono per guarire.
55 giorni con la terapia delle 8, delle 16 e quella delle 24; 55 giorni con la pipì nel bicchiere graduato.
55 giorni con il prelievo delle 6, da quel disgraziato catetere che non ne vuol sapere di funzionare come dovrebbe.
55 giorni con le facce delle infermiere, delle dottoresse, con il vitto dell’ospedale e il microonde della cucina che scalda la pappa di Filippo fino a farla diventare bollente.

Ora però siamo a casa.
E’ bello essere tutti sotto lo stesso tetto, di nuovo.

Ma nella mente affiorano i dubbi: che ci facciamo quà? non dovremmo essere là? non è là che si guarisce? non è là che si combatte?
Forse questi dubbi sono solo nella mia mente ma stasera in casa l’aria è strana: guardo Filippo negli occhi e intuisco che forse anche lui non si sente nel posto giusto.

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Sono di ritorno dall’incontro settimanale sulle Dieci Parole, i Dieci Comandamenti. Questa sera si è parlato della parabola del giovane ricco (Mc 10, 17-22). Questo “tale” che si avvicina a Gesù è giovane e ricco, per l’appunto, ha praticamente tutto quello che umanamente si possa desiderare, ma evidentemente è ancora in cerca di qualcosa. La giovinezza e la ricchezza non gli bastano. E Gesù gli dice che l’unica cosa che gli manca per essere perfetto, per essere felice, è vendere tutto quello che ha e darlo ai poveri. Il giovane, ricco, si rattrista e se ne va via afflitto.

Il buon padre Massimo, che tiene le catechesi sulle Dieci Parole nella Parrocchia del paese in cui vivo ci ha detto: “vedete? Al giovane ricco Gesù aveva da offrire la felicità più grande, provava per lui un amore totale, incondizionato. Gesù avrebbe offerto la sua vita in cambio della salvezza di quel giovane, ma il giovane ha preferito tenersi quello che aveva. Gesù gli avrebbe dato qualcosa di grande, di unico, qualcosa di inestimabile, qualcosa che lui desiderava certamente (perché in effetti fu proprio a Lui che si rivolse domandando felicità). Gesù gli offriva un “tesoro in Cielo”…e lui, invece, si è tenuto stretto i suoi 5 euri”

Ricordo bene quando scrissi il post del 19 gennaio 2011 del Journal su CaringBridge: Filippo usciva da un lungo ricovero in ospedale durante il quale fu sottoposto a diversi cicli di chemioterapia per indurre nuovamente la remissione della malattia, dopo la prima recidiva. Fu un ricovero molto lungo e faticoso, forse uno dei più lunghi che abbiamo mai affrontato.

Tornare a casa, anche se sapevamo già che sarebbe stato solo per pochi giorni perché Filippo sarebbe dovuto rientrare nuovamente in ospedale per proseguire il suo iter medico verso il primo trapianto, fu una vera e propria boccata di ossigeno. Filippo tornò a dormire nel suo letto, ritrovò i suoi giochi, mangiò al nostro tavolo di Ikea, riabbracciò il fratello; eravamo di nuovo tutti e 4 sotto lo stesso tetto. Avevamo tutto, eravamo “scesi dalla croce”. In quei pochi giorni in cui Filippo stette a casa eravamo come “giovani ricchi”.

Ma ricordo bene anche la sensazione, forse simile a quella del giovane della parabola evangelica, di qualcosa che mancava: 55 giorni in ospedale ci avevano sfiancati ma avevano anche fatto nascere in noi la consapevolezza che sì, a casa si sta benissimo…ma solo in ospedale si combatte, solo lì si vince, solo lì si guarisce. Dovevamo abbandonare le comodità di casa, dovevamo di nuovo spezzare la nostra famiglia, lasciarne metà a casa e portarne metà in ospedale, per ottenere quello che veramente desideravamo. Quei giorni a casa, a confronto con la guarigione di Filippo erano davvero poca cosa, erano come “5 euri”.

Oggi Filippo non c’è più e con lui se ne sono andati i ricoveri, la pompa per i farmaci, il ragnetto, la terapia delle 8, quella delle 16 e quella delle 24; ora niente più pipì nel bicchierone graduato, niente più cibo dell’ospedale, niente più risvegli alle 6 del mattino per gli esami del sangue. La nostra famiglia è serena. La vita è ripresa, abbiamo vissuto nuove gioie, abbiamo fatto nuove scoperte. Sono tornate la normalità e la comodità, siamo “tutti” sotto lo stesso tetto.

Ma forse siamo tornati ad essere “giovani ricchi” e sento che qualcosa manca; sento che manca il dare via tutte queste ricchezze, perché sono quelle che non ti fanno combattere, quelle che non ti fanno vincere, quelle che non ti fanno guarire. Non vado in cerca della croce, questo no. Ma ho paura di distogliere lo sguardo qualora mi dovessi di nuovo avvicinare ad essa e ho davvero paura che prima o poi deciderò di voler rimanere attaccato ai miei “5 euri”.

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6 Pensieri su &Idquo;Il giovane ricco e i suoi 5 euri

  1. Capisco…ma, se posso permettermi, la tua, la vostra, è una ricchezza feconda. Una ricchezza che arricchisce chi vi attinge, non una ricchezza fine a se stessa. Una ricchezza dove ci guadagnano tutti e non chi la tiene per sé. Una ricchezza viva che fornisce chiarezza, consolazione, speranza.

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  2. Secondo me Filippo continua ad avere gli stessi “appuntamenti” quotidiani, solo che adesso ce li ha per tutti i bambini malati.
    Stefano e Anna, grazie! Perché una percentuale di quei 5 euri l’avete data anche a me. Smack! 😀

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  3. “Non vado in cerca della croce, questo no”. La croce non è necessario cercarla… Com’è arrivata la prima volta, arriverà anche in futuro…! Se non a te, a qualcuno che ami. Fa’ parte della vita e dell’essere cristiani! Vivi serenamente il presente che Il Padre ti dona, in attesa della prossima “battaglia” da combattere e da vincere! Grazie per la condivisione delle tue riflessioni!

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  4. Questa è un analisi così profonda che solo voi potevate proporre.In un mondo che cerca di nascondere la malattia voi e noi cerchiamo l ‘essenza della vita che non può essere l ‘inutile quotidiano di oggi.

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