Te Deum Laudamus

di Anna Mazzitelli

Te Deum laudamus per l’anno appena trascorso, il che sembra strano, ma ci sono state un sacco di cose per cui lodarti, e sebbene sarà noioso leggerle tutte, ne appunto alcune per non dimenticarle:

Cominciando dall’inizio dell’anno che si appresta a finire, Ti ringrazio per l’inverno, per il freddo, che amo più del caldo, e per tutti i giorni di maestrale che ci sono stati, per la nostra mini-vacanza sulla mini-neve che non c’era e si scioglieva sotto i piedi, e per la nostra casa in Abruzzo, che è sempre un’oasi di vera tranquillità.

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Andando avanti nel tempo, Ti ringrazio per Marika, che è venuta a portare in casa nostra la sua freschezza, il suo rigore nel fare la scuola a casa a Filippo, la sua bravura, il suo tatto, e i suoi occhi chiari, sempre sorridenti.

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Ti ringrazio per il 26 maggio, visto che la scuola era chiusa siamo riusciti ad andare alla Chiesa Nuova, e ti ringrazio per la compagnia che abbiamo avuto quel giorno.

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Ti ringrazio per il 2 giugno, quando eravamo alla casa al mare da meno di 24 ore e già invitavamo decine di persone per festeggiare il compleanno di Filippo, Filipp-otto, incredibilmente, malgrado tutto.

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Ti ringrazio per il mese di giugno passato al mare, per Francesco che aveva paura di fare il bagno, e che poi, una volta superata la paura, beato chi riusciva a tirarlo fuori dall’acqua, e per Giovanni, che da un momento all’altro ha deciso di togliersi il pannolino, di giorno e anche di notte, e non si è quasi mai sbagliato. E per Filippo, che è stato un bambino normale, che si è divertito, si è abbronzato, e si è sbucciato le ginocchia.

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Per la nostra vacanza in Alto Adige, perché i bambini sono rimasti affascinati dalle Alpi, hanno camminato, fatto i capricci, mangiato dolci e dormito tutti assieme, anche se Francesco russava, e nel letto si agitava come un cavallo.

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Per Luigi e la sua famiglia, che abbiamo incontrato in montagna, amici a distanza che finalmente si incontrano e scoprono che si piacciono pure dal vivo.

Per tutti i momenti che abbiamo passato insieme, per le litigate e le botte che si sono dati, per gli abbracci e per le cose dolci che sono stati capaci di dirsi l’un l’altro.

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Per Giovanni che ha ripetuto un milione di volte “Bene mamma Giugiù sì, bene Dudì Giugiù sì, bene Tati Giugiù sì, bene Papi Giugiù sì”, con il suo modo surreale e unico di costruire le frasi.

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Per il 17 agosto, quando Francesco ha compiuto sei anni, quel microbo che ha abitato per mesi nell’incubatrice, e che ha festeggiato ricevendo per regalo le armi delle tartarughe ninja.

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Per il nostro ultimo giorno di mare, il 26 agosto, il giorno prima del controllo di Filippo, perché in cuor mio già sapevo che non stava bene, e ho provato a fargli un regalo che avrebbe aiutato tutti noi ad affrontare il periodo che sarebbe venuto.

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Per la Grazia presente nel nostro Matrimonio, che ci ha permesso, nel momento più difficile, di essere uniti, di non litigare, di prendere decisioni terribili insieme, con armonia, con amore.

Per Francesco che ha iniziato la prima elementare, e che, quando non si addormenta sul banco, mi racconta che le sue maestre sono bellissime.

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Per le rose che crescono sulla mia terrazza e per la mano di Filippo che cerca il mio anello.

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Per Daniela, l’infermiera che da settembre è venuta ogni giorno a casa nostra per l’assistenza domiciliare di Filippo, perché senza di lei sarebbe stato tutto molto più difficile.

Per la festa dei Santi, e per i miei bambini vestiti da santi.

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Per la visita al museo zoologico di Roma, il giorno dell’alluvione, della bomba d’acqua, quando Roma era deserta, e ha iniziato a piovere solo dopo che eravamo ritornati sani e salvi a casa.

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Per le mie colleghe, alcune delle quali mi hanno riempito di messaggi, altre hanno accompagnato in silenzio il mio percorso, tutte sono state come una famiglia.

Per le nostre sorelle, Irene e Gloria, perché discretamente sono state qui negli ultimi giorni, e hanno cercato di non piangere, anche se a volte non ci sono riuscite.

Per mio cognato Pietro, perché sa piangere come un bambino e un attimo dopo ridere come un bambino. E viceversa.

Per Ida, che è stata come e più di una sorella, e non avrei voluto nessun altro, qui con me, in quei momenti, tranne che lei.

Per Don Stefano, che ha permesso a Filippo di morire con Gesù nella sua stanza.

Per la nostra casa, che è stata un viavai continuo di persone, e le ha accolte tutte, dimostrandosi aperta e disponibile come noi desideriamo che sia. E per la luce che illumina il panorama che vediamo dalle nostre finestre.

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Per essere riusciti a dare a Filippo la possibilità di morire in casa, perché è la cosa più umana che si possa fare, nel suo letto, con mamma e papà vicino, i suoi peluche, il suo pigiama, le montagne imbiancate di neve fuori dalla finestra.

Per Dida, che mi ha insegnato come preparare Francesco, come fosse importante fargli salutare il fratello, e che ci ha aiutato a rendere il distacco sereno, non spaventoso, non un incubo, ma un momento che fa parte della vita.

Per la processione di persone che c’è stata il 20 novembre qui a casa, fino alle 10 di sera, perché tutti volevano salutare il mio bambino, e farci sapere il loro affetto e la loro vicinanza.

Per la comunità della Parrocchia di San Giovanni Battista de Rossi, che ha permesso che il funerale di Filippo diventasse una festa, per i sacerdoti che hanno celebrato, per il coro, il Santo a due voci, per la voce di Stefania e per le sue occhiatacce ai ragazzi che non cantavano.

E per le quasi mille persone che c’erano quel giorno, alcune delle quali non mi aspettavo proprio di vedere, per quelli che pur di venire hanno preso un treno, per quelli che tutto avrebbero sopportato tranne che il funerale di un altro bambino, eppure c’erano, per i parenti che non vediamo mai, per le persone che vediamo tutti i giorni, e che quel giorno abbiamo visto in una luce diversa. E per tutti i bambini che erano presenti. E per quelli che c’erano, e io lo so, ma non si sono fatti vedere, perché hanno voluto bene a Filippo in silenzio, come piaceva a lui.

Per Violeta, un angelo nella nostra casa, che è diventata la figlia femmina che non abbiamo avuto.

Per Tina, che ha accolto mio figlio accanto al suo.

Ti ringrazio per Emma. E per Lorenzo, con i suoi messaggi.

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Per le nonne, per la loro presenza, la loro infaticabile disponibilità, la loro discrezione, e per Marilva, che si è emozionata quando Francesco l’ha chiamata “nonna”.

Per Novella, che mi ha regalato il suo gatto, e che quel giorno era disposta a spendere un occhio della testa per prendere un aeroplano solo per potermi abbracciare.

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Per il “mio” corso di biologia a Roma Tre, che non ho mai fatto, ma che qualcuno ha fatto certamente meglio di come avrei saputo fare io.

Per Vincenzo, che ha fotografato i palloncini celesti e mi ha regalato una gazzella da mettere nel presepe.

Per Babbo, che avrebbe dovuto prendere un treno per fare da padrino alla Cresima di Filippo, che poi non c’è stata, e che invece l’ha preso per venire a leggere le letture al suo funerale.

Per i pidocchi che hanno infestato la nostra casa la settimana in cui Filippo è morto. Perché ho capito che mi viene chiesto di diventare santa in un modo strano, non, come pensavo, accompagnando un figlio in paradiso, ma non arrabbiandomi e non urlando contro chi ci ha riempito le teste di pidocchi, sopportando e ringraziando, e facendo trattamenti antiparassitari che durano ore, magari proprio nel momento in cui avrei voluto solo stare al capezzale del mio bambino.

Ti ringrazio per tutti i miracoli che abbiamo ricevuto quest’anno, e per tutti quelli che dal 20 novembre hanno iniziato a piovere su tutti noi.

Infine ti ringrazio per Stefano, che c’è sempre, ed è talmente santo da non manifestare il suo disappunto quando, come oggi, passo la mattinata al computer piuttosto che a sistemare la casa. E ti ringrazio per chi, al posto mio, è andato a fare la spesa stamattina, e mi ha dato l’opportunità di scrivere questo post.

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6 Pensieri su &Idquo;Te Deum Laudamus

  1. Grazie, solo occhi illuminati dalla grazia benedicono per le piccole grazie quotidiane e vi sanno vedere Dio..è una piccola grande lezione perchè (..e cito..) “abbiamo dimenticato che come ci son rami che si distruggono col fuoco, così ci son tavole che i passi lentamente logorano e che cadono in fine segatura.
    Perché abbiamo dimenticato che se ci sono fili di lana tagliati netti dalle forbici, ci son fili di maglia che giorno per giorno si consumano sul dorso di quelli che l’indossano.”
    Sto imparando a conoscervi, vi accompagno nel cammino..

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  2. Ho letto questo racconto grazie alla pagina “a favore della sperimentazione animale”, nonna Franca ha scritto delle delicate parole che mi hanno spinto a leggere questo post.
    Non sono una persona religiosa, non credo in nessun dio, non credo nei miracoli, leggendo questo lungo post però ho apprezzato lo splendido modo di narrare l’ultimo anno di vita di un bambino che non ho mai conosciuto. Per quelli che, come me, non credono in una vita oltre la morte, l’esistenza stessa ha un valore inestimabile e questo racconto è la testimonianza di come degli splendidi genitori hanno accompagnato il loro figlio verso quel viaggio che nessun genitore vorrebbe né dovrebbe mai compiere.
    Vi auguro il meglio per la vostra famiglia e vi porgo i miei più sinceri auguri.

    Valerio Casconi

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    • Gentile Valerio, grazie per i tuoi auguri.
      Credere nella vita dopo la morte non è mai facile e anche per un credente la vita sulla terra di noi uomini ha un valore inestimabile.
      Anche per questo siamo profondamente grati a medici e scienziati che con i loro studi hanno potuto mettete a punto delle terapie per fare in modo che tanti bambini come nostro figlio abbiano una speranza di vita, sia essa di alcuni anni sia essa di pochi giorni.
      Con i nostri migliori auguri per un fecondo anno nuovo.

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