Uno meno uno, uguale due

di Stefano Bataloni

Quando il tempo passa si prendono le distanze dagli eventi che segnano la nostra vita. Con il tempo affiorano cose che prima non vedevi bene, dettagli che non coglievi, cose che c’erano (era evidente ci fossero) ma erano offuscate, attenuate, mascherate.

Col tempo, trascorso da quell’evento così duro e profondo, cominci ad apprezzare momenti e occasioni della vita che prima pensavi ti fossero preclusi, cui potevi solo desiderare di avvicinarti. Col tempo scopri la bellezza di qualcuno che era sempre stato accanto a te ma dal quale eri costretto a distogliere lo sguardo.

Sei anni trascorsi a combattere contro il cancro di uno dei tuoi figli sono lunghi, ti assorbono le energie, le attenzioni. Anche nei lunghi periodi di benessere e di buona salute di quel figlio, la mente è sempre rapita dalla paura di ogni malessere, di ogni febbre, di ogni segno sulla sua pelle. In queste condizioni una ferita o una caduta di uno degli altri tuoi figli, e quasi di ogni altro bambino, non reggono il paragone con un banale colpo di tosse di quel tuo figlio malato.

La guerra contro il cancro è finita: Filippo è caduto e noi sopravvissuti abbiamo iniziato a guardarci in faccia, a fare i conti con ciò che è rimasto. Sembra paradossale ma alcuni giorni dopo la fine di questa guerra con Anna ci sentivamo non come se avessimo perso un figlio ma come se ne avessimo guadagnati due.

Per quasi 2 anni e mezzo abbiamo avuto 3 figli ma, inutile negarlo, in quel periodo la maggior parte dei nostri pensieri sono stati per Filippo; la cosa si è resa ancor più palpabile negli ultimi mesi della sua vita. Francesco e Giovanni sono sempre stati con noi ma non hanno potuto fare altro che subire le restrizioni che quella guerra imponeva. Quasi nei fatti, i nostri 3 figli, erano uno solo. Eppure, nato al cielo Filippo, è come se ce ne fossero nati qui, sulla terra, altri due.

Lo abbiamo apprezzato nel modo con cui Francesco, bimbo di 6 anni che a volte ancora si ciuccia il pollice, in questo ultimo mese si è preso cura di sé e del fratellino più piccolo, Giovanni, di come con insospettabile sicurezza lo ha rassicurato sulla morte del loro fratello più grande.

Lo abbiamo apprezzato in questi giorni di Natale in cui ci siamo potuti concedere molte libertà di orario, di alimentazione, di giochi, di frequentazioni. Ce ne siamo accorti nella messa della notte di Natale in cui Francesco ha finalmente preso coraggio, si è finalmente sentito pienamente al centro delle attenzioni di mamma e papà, si è staccato da noi e si è fatto accompagnare da persone a lui ancora non del tutto familiari a svolgere un servizio durante la liturgia.

E lo abbiamo apprezzato ancor di più in questi ultimi giorni, a casa di amici o degli zii, quando Francesco e Giovanni hanno mangiato e giocato con i loro amichetti o con i loro cuginetti in totale autonomia e sicurezza, esattamente come due bambini sani e “normali”.

Affiora alla mente un barlume di consapevolezza, seppur ammantata di un velo di tristezza, di come tutte queste cose probabilmente non sarebbero successe se Filippo fosse stato ancora qui con noi.

“Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” è proprio il caso di dire.

Abbiamo ricevuto tanto nel corso degli ultimi 6 anni e stiamo ancora continuando a ricevere tanto; forse c’è ancora molto da ricevere. Devono ancora piovere miracoli.

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2 Pensieri su &Idquo;Uno meno uno, uguale due

  1. Vi ringrazio tanto…a me questo che scrivete faceva quasi star male..mi faceva sentire in colpa. Invece dopo aver letto queste poche righe ho capito che c’è un modo diverso di leggere questo stato d’animo, che non é “finalmente possiamo ricominciare a vivere” ma proprio grazie a ciò che è stato iniziamo a vedere ciò che prima non vedevamo. Grazie, Elisa

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