Un gesto per santificare un Natale

IMG_0537Caro Vincenzo, la mia risposta alla tua mail è questa fotografia, la fotografia del nostro presepe di quest’anno.

La tua gazzella, la mia gazzella, la gazzella che mi hai dato il giorno del funerale di Filippo, sta davanti alla capanna, assieme ai bambini e ai gatti, e aspetta che Gesù nasca: fino all’anno scorso era Filippo che riempiva il mio presepe di animali strani, procioni, pappagalli, tartarughe, volpi… diceva che tutti gli animali, anche i più insospettabili, potevano avvicinarsi alla mangiatoia. 

Tu lamenti di non avere fede, io ti dico che conosco poche persone con una fede come la tua. 

In questi sei anni ne avessi sbagliata una! Hai sempre fatto/detto la cosa giusta al momento giusto, non è possibile che sia un caso, Qualcuno ti suggeriva, dì la verità… 


sanPaoloD’altra parte non è che tutti hanno la fortuna di San Paolo, dopo quella brutta caduta, la voce, la cecità, non poteva non essere sicuro, non poteva fare finta di niente. Tutti gli altri devono accontentarsi del mormorio di un vento leggero, riconoscerlo in mezzo ai rumori di sottofondo, e sceglierlo, malgrado tutto. 

In un frammento di Pascal, Gesù dice all’uomo: “Consolati, tu non mi cercheresti, se non mi avessi già trovato” (Pascal, Pensées, 553: “Il mistero di Gesù”).

Buon Natale di cuore, Vincenzo!

di Vincenzo Raponi

Carissimi Anna e Stefano, vi scrivo col dubbio che ciò che sto per dire serva più a me che a voi, o che a voi possa sembrare un’esagerazione, o ancora che le nostre insufficienti capacità mentali ci facciano percepire il mondo e gli eventi diversamente da come essi siano in realtà… sempre che qualcuno di noi sappia cosa sia la realtà.

I miei pensieri sono nati quando io ed Anna ci scrivemmo due mail per parlare del mio peccato di presunzione, e dopo che Anna mi chiedeva, in forma retorica, se fosse giusto avere un “figlio preferito”.

Quei pensieri hanno seguito gli eventi da settembre ad oggi e sono sfociati in un gesto che prende corpo a ridosso degli ultimi giorni della vita terrena di Filippo e che infine diventa realtà il giorno della Nascita al Cielo di Filippo.

Nello scrivere sono suggestionato da due cose: dal natale, quello del 25 intendo, e dal blog dove piovono miracoli.

Sto leggendo cose stupefacenti, affascinanti, che riempiono il mio cuore di bellezza e di distanza.

Leggo cose che non appartengono alle mie corde, al mio modo di vivere e di pensare, cose lontane da me, e poi cose dolcissime e poetiche, come la sfera di cristallo piena delle lacrime di ognuno di noi, miste a granelli di Sale/Neve, ma tutte hanno la loro indissolubile forza che risiede nelle Fede di chi le vive, le scrive, le racconta e le legge.

È di questa fede che ho necessità di parlare. Di questa fede che io non conosco, che non possiedo, ma che magnificamente illumina tutti voi. E io la vedo brillare nelle vostre parole. Di questa fede che sfreccia per attimi impercettibili colorando il mio pensiero, ma che non si adagia in me e non si lascia contemplare se non dall’esterno e da lontano.

Cari Anna e Stefano, voi mi conoscete, conoscete la mia religiosità e in questo senso la mia vicinanza e lontananza da voi, e sapete che, se le mie parole possono sembrare blasfeme, non ortodosse, inappropriate, prive di una giustificazione teologica, hanno però la forza di un cuore aperto all’amore, di un cuore di padre.

Cara Anna, so cosa significa avere un figlio preferito, senza nulla togliere agli altri, preferiti anche loro a loro modo. Ma tu, e tu Stefano, non avevate scelta: come si può non preferire Filippo? Come si può non preferire un bimbo che anche voi avete rappresentato come Gesù sulla Croce? Chi può non preferire Cristo che si immola nella sua vita terrena in cambio della salvezza delle anime di tutto il mondo? Filippo non si è immolato, ma come Lui ha portato la Croce e come Gesù ha avuto una Madonna ed un Padre accanto, in quelle fredde sere di Novembre, di Gennaio e di Agosto degli ultimi vostri sei anni di esistenza, in una capanna spesso asettica, con un blog che, come una stella cometa, chiamava a voi uomini e donne pieni di doni, dove i Re Magi portavano guanti e mascherine.

È così che mi siete apparsi il giorno del Natale di Filippo.

Vi sto rappresentando come le statuine del presepe?

No, vi sto raccontando che quando vi ho visto in chiesa, non ho potuto fare a meno di baciarvi a modo mio, di baciarvi le mani, trafitto e spinto da una folgorazione a me sconosciuta, percependovi non più come Anna e Stefano, sentendomi umile e piccolo di fronte alla grandezza della vostra missione, della vostra forza, della vostra fede.

Per me non lo è, ma se volte chiamarlo miracolo, potete aggiungerlo alla lunga lista di quelli che piovono e pioveranno.

Buon Natale, Filippo.

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5 Pensieri su &Idquo;Un gesto per santificare un Natale

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