Giacomo

di Chiara Frigerio

Ho conosciuto Filippo, Stefano e Anna l’anno scorso a giugno in Day Hospital di ematologia pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza, dove mio figlio Giacomo era in cura da sei mesi per leucemia, e dove Filippo era venuto a fare una terapia sperimentale in preparazione al terzo trapianto.

Stefano mi aveva raccontato brevemente la storia della malattia di Filippo per poi raccontarmi del loro journal a cui chiesi di essere ammessa per leggere la loro storia e tenermi aggiornata sui fatti a venire.

Mi sono letta tutto il journal in due giorni: finalmente leggevo di qualcuno che affrontava la grave malattia del figlio non come un’immensa sfiga ma come una grande possibilità prima di tutto per se stessi, per scoprire la vicinanza del Signore e la Sua presenza anche nel dolore quotidiano.

Da mesi frequentavo l’ematologia pediatrica e tutta la gente ad essa connessa, e da mesi mi sentivo dare della pazza da tutti gli altri genitori, perché, pur nella fatica e nel dolore che vivevo, io ero contenta, contenta perché innanzitutto mi sentivo accompagnata e coccolata da Chi aveva disegnato per me e mio marito un misterioso cammino, doloroso, incomprensibile sì, ma bello da fare insieme.

Finalmente qualcuno che la pensava, anzi, la viveva come me!!!

Nel tempo il rapporto con Anna si è rafforzato, lo scorso inverno abbiamo vissuto insieme la bellezza di una vita normale, Filippo nel decorso post trapianto e Giacomo nel periodo di mantenimento.

A giugno, però, Giacomo si è riammalato, Anna è stata tra i primi a saperlo, chi come lei poteva capirmi? Le ho espressamente chiesto di non mollarmi e starmi vicina nei mesi che sarebbero venuti. E lei lo ha fatto, anche fisicamente: a fine luglio, in una breve pausa tra i ricoveri di Giacomo le nostre famiglie si sono incontrate, abbiamo portato Filippo e tutti gli altri figli al parco della preistoria a vedere i dinosauri! Filippo e i suoi fratelli erano davvero sereni e contenti!

Quando ad agosto Anna mi ha detto della nuova recidiva di Filippo io non sapevo come star loro vicino.

È stata lei a togliermi ogni “imbarazzo”. Un giorno mi ha detto che aveva detto a Filippo che da quel momento il suo compito era quello di pregare per mio figlio. Io mi sono commossa e le ho chiesto come faceva a dire una cosa del genere al proprio bambino, lei mi rispose che questo dava un senso a tutto ciò che stava accadendo a Filippo.

Da allora io ho pregato tanto per Filippo e per la sua famiglia, negli ultimi mesi ci siamo sentite poco perché non volevo “disturbare”.

Filippo è salito in cielo quando Giacomo era già in ospedale per le terapie che lo avrebbero condotto di lì a 5 giorni al trapianto.

Quando Anna mi ha detto che al funerale tutti avevano pregato per lui e che le preghiere per lui andavano avanti mi sono commossa tanto.

Quanta gente a me sconosciuta pregava per mio figlio!!

Mi sono detta: siamo in una botte di ferro!! Un Santo in paradiso che è dalla nostra parte più tante persone che pregano per noi!!

Tutti i giorni invoco Filippo che ci aiuti a passare questa prova e che magari ci aiuti a uscire dall’ospedale per Natale (sarebbe il terzo natale di fila che ci facciamo dentro….).

Dopo il trapianto Giacomo ha avuto un decorso abbastanza nella norma, e poi finalmente il nuovo midollo ha attecchito e ha cominciato a produrre le cellule del sangue. Sembrava che tutto andasse per il meglio, e già sognavo a occhi aperti che Giacomo potesse essere dimesso in tempo per passare il Natale a casa.

Negli ultimi giorni, però, mi ero fatta prendere dallo sconforto del fatto che le cose non andavano come avevo in mente io, cioè Giacomo stava bene ma si procedeva davvero a rilento… Ero proprio triste!

La scorsa notte (lunedì 15 dic) ho letto il post dei miracoli che iniziano davvero a piovere e mi sono resa conto di come negli ultimi giorni la mia preghiera fosse diventata sterile: non pregavo più con una intenzione in particolare come faccio sempre, perché io ero delusa e arrabbiata.

Al mattino, allora, appena accompagnati i bambini a scuola, sono andata a pregare nel santuario che c’è nel mio paese e alla cui Madonna sono molto devota. Mi sono inginocchiata e con le lacrime agli occhi ho invocato Filippo: “Giacomo è stanco continua a chiedere di tornare a casa e vuole vedere i fratelli, tu sai la fatica che si fa ad avere la famiglia divisa e a stare per lunghi periodi in una stanza senza poter mai uscire. Sai che la cosa a cui tengo di più è stare tutti insieme (tanto più che mio marito è in ferie fino al 12 gennaio! Questo è davvero un tempo prezioso!).

Ti prego Filippo, aiuta Giacomo a far lavorare questo nuovo midollo cosicché al più presto possa tornare a casa!!!”.

Erano le 8.15, Giacomo non aveva ancora fatto il suo prelievo quotidiano.

In mattinata mi chiama mio marito per dirmi che oggi i globuli bianchi sono saliti a 1000, da 600 che erano ieri!! (Gli esperti come noi sanno che 1000 è un traguardo fantastico!! Gli altri si fidino: dopo giorni in cui i globuli bianchi salivano a rilento finalmente ci hanno dato dentro!!!)

È davvero il caso di dire: piovono miracoli!!!

Io e mio marito siamo onorati di avere conosciuto Filippo.

Grazie di cuore a tutti coloro che pregano per il nostro bambino.

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3 Pensieri su &Idquo;Giacomo

  1. Ciao mamme fantastiche, grazie di condividere queste cose che vivete. Anche io ho tre bambini, uno di loro si chiama Giacomo e uno Benedetto, nomi che ho letto anche qui e potete immaginare come amplifichino in me l’effetto delle vostre parole. Io non lo so se la vicinanza che sento per voi e per i vostri bambini sia simile alla preghiera di cui parlate e di cui non sono capace. Lo spero.

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  2. Pingback: Convertire il mondo, convertire se stessi | Piovono miracoli

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