A faccia a faccia

candy

di Anna Mazzitelli

A fine agosto, dopo la diagnosi della quarta recidiva della leucemia di Filippo abbiamo deciso, d’accordo con i medici, di non proseguire oltre con terapie e cure, che comunque non lo avrebbero portato alla guarigione, ma di accompagnarlo verso la fine dei suoi giorni terreni solo con terapie di sostegno.

Abbiamo deciso subito che non avremmo portato Filippo in ospedale, a meno che non fossimo stati obbligati; volevamo tenerlo il più possibile a casa; volevamo fargli vivere le sue ultime settimane in maniera tranquilla, accanto ai suoi fratelli, nel suo ambiente. Abbiamo quindi cercato una struttura che fornisse assistenza a domicilio per malati terminali.

Siamo stati fortunati: la struttura che abbiamo trovato, dopo una giornata di telefonate, era vicina a casa nostra e ci ha subito messo in contatto con un medico e un’infermiera, poco dopo venuti da noi a conoscere Filippo. Due persone che presto abbiamo scoperto essere eccezionali, come d’altra parte non si può che essere quando ci si confronta con la morte.

Daniela è l’infermiera che ci ha seguito negli ultimi tre mesi.

Un angelo, un vero angelo, che pur non avendo molta esperienza con i bambini, ha saputo trovare la chiave giusta per arrivare a Filippo e ottenere la sua fiducia (cosa tutt’altro che facile, c’è qualcuno che ci sta ancora provando!) e per stabilire con lui un rapporto di affetto e collaborazione che ci ha permesso di vivere più serenamente questa fase così delicata.

Un’infermiera allo stesso tempo preparata, professionale, attenta e seria; sensibile ma che non si è mai lasciata sopraffare dalle sue emozioni e non ci ha lasciati soli un attimo, soprattutto nei momenti più difficili.

Una ragazza che ha pianto quando Filippo se ne è andato ma che fino a un attimo prima ha saputo essere per noi una roccia alla quale potessimo aggrapparci.

Una persona di cui mi sono fidata totalmente.

Daniela è venuta a trovarmi, l’altro giorno. Le avevo preparato una foto di Filippo incorniciata e una chiavetta usb con gli episodi di Candy Candy, un cartone che guardavamo con Filippo e i suoi fratelli durante le trasfusioni, e al quale lei si era subito appassionata.

Abbiamo preso un caffè assieme e abbiamo parlato; abbiamo ripercorso anche gli ultimi momenti, quelli della mattina di giovedì 21 novembre, quando Filippo è nato al cielo.

Le ho raccontato cosa era successo nei minuti prima del suo arrivo, di come avevo percepito che Filippo avesse avuto un momento di paura e di come poi, al suo intervento, si fosse tranquillizzato.

A questo punto Daniela mi ha detto qualcosa di sconvolgente e bellissimo allo stesso tempo, qualcosa di grande.

Daniela mi ha detto che sono ormai 12 anni che lavora con malati terminali, che li segue fino alla fine sia in ospedale sia a casa, e che ha partecipato a innumerevoli esperienze di morte. Mi ha raccontato che per tutti coloro che ha assistito, adulti, giovani, vecchi o bambini, per tutti quanti lei ha visto avvenire la stessa cosa: negli ultimi istanti di vita c’è sempre stato un momento di rasserenamento che ha preceduto la morte. Lei dice di essere certa che questa serenità sia dovuta all’aver visto qualcosa di rassicurante. Daniela mi ha detto di aver visto Filippo tranquillizzarsi, esattamente come tutte le altre persone che ha avuto modo di assistere finora, prima che lei facesse qualsiasi cosa.

Ha anche aggiunto che, talvolta, alcune di queste persone sono riuscite a raccontarle questa esperienza, o le hanno riferito di aver visto parenti già morti; altri invece fissavano un punto della stanza dove in realtà non c’era nulla.

Ciascuno lo ha percepito, raccontato o vissuto in modo diverso, ma Daniela è certa che, negli attimi che precedono la morte, le persone vedano l’Aldilà.

Ed è sicura che quello che vedono sia una cosa bella, perché dopo questo momento, in qualunque modo succeda, tutti si rilassano, si calmano, non hanno più paura, sono sereni, quasi attirati da quello che hanno visto. E, solo dopo averlo visto, smettono di lottare, si lasciano andare.

Lei stessa ha iniziato a credere che ci sia qualcosa dopo la morte, che non finisca tutto qui. Non ha parlato di Paradiso, non so se sia credente, ma è certa che qualcosa di bello e di grande ci attenda, qualcosa o qualcuno che, chi sta per morire, in qualche modo vede, poi desidera e infine vi si abbandona.

Posso dire ora, con certezza, di ritrovarmi in pieno in ciò che Daniela mi ha raccontato. Forse non avevo compreso fino in fondo quello che stava succedendo, ma ripercorrendo con lei i fatti mi sono convinta che Filippo abbia visto quello che lo aspettava, quello che c’era dopo. E si è addormentato sereno, con il suo papà e la sua mamma che lo tenevano per mano.

“Oggi vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma un giorno vedremo a faccia a faccia” (1 Cor 13,12). Le parole di san Paolo non sono una speranza, per me sono una certezza!

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5 Pensieri su &Idquo;A faccia a faccia

  1. Daniela ha ragione. Il cuore e il cervello si spalancano di fronte ad una conoscenza così. Non smetti mai di ringraziare, mentre smetti per sempre di avere paura della morte. Quanto sono felice che questa persona sia arrivata nella vita di Filippo, e nella vostra.

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  2. Anch’io lo credo, ho perso mio padre per un tumore di recente e il suo coraggio per me rimarrà sempre un esempio, certi sorrisi me li ha fatti solo negli ultimi tempi, lui così chiuso, nella malattia, nei momenti più estremi ci siamo davvero amati. Confermo anche quanto mio papà si sentisse sollevato dalla presenza di certi infermieri davvero eccezionali, presenti, poi certo c’era il suo preferito, Giovanni, ma la presenza di tutti l’ha sempre rassicurato molto. Un bacio, mi dà tanta serenità passare di qui. Grazie!

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  3. “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati… io vi ristorerò”. So per esperienza diretta, di tante persone accompagnate negli ultimi istanti, per familiarità e per ministero, e credo, che questo sia quello che accade prima di abbandonarsi nelle braccia del Padre. Si ha una sensazione chiara e netta del ristoro cui si è destinato e allora il giogo diventa più dolce, ed il carico più leggero. Buon giorno del Signore!

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  4. Sai Anna non c’è giorno della mia vita da quando purtroppo Filippo se ne andato nella casa del Signore che non penso a lui e piango sempre ,in macchina , a scuola da mia figlia , al lavoro . Poi penso al funerale , alla sensazione che ho provato quel giorno e le lacrime si fermano e mi dico sempre :se volevo una conferma che Dio esiste l’ho avuta quel pomeriggio .

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