Omelia della Pasqua di Filippo

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di Don Stefano Cascio

Pasqua di Filippo

Roma, 21 novembre 2014

Ieri una mamma mi ha scritto su Facebook: “Come fa Dio ad accettare tutto questo?”

Ho semplicemente risposto: “Vieni e vedi”… Vieni alla Messa e capirai.

La nostra comunità, che segue da sei anni le vicende di Filippo, in questi ultimi mesi è cresciuta insieme a lui.

Il 14 settembre, giorno dell’Esaltazione della Croce, Filippo ha ricevuto la Prima Comunione, discretamente, come voleva lui, senza pubblicità. Per persuaderlo che poteva comunicarsi anche se non aveva seguito il catechismo, Anna ha dovuto dirgli che in lui io vedevo Cristo sofferente.

Dal 27 agosto Filippo aveva iniziato la sua salita al Calvario, la sua via Crucis.

Ormai ogni domenica aspettavo febbrilmente di vederlo in Chiesa con i suoi fratelli, dietro la seconda colonna, fino a domenica scorsa quando, vedendolo, ho capito che, in mezzo alla nostra povera comunità umana che cerca di essere una comunità di fede, c’era un piccolo Santo.

Domenica ormai Filippo era in sedia a rotelle, si stancava velocemente, ma durante la Consacrazione ha voluto mettersi in ginocchio, ha fatto in piedi tutta la fila per ricevere la comunione e poi, come ogni volta, ha voluto pregare per le sue sette intenzioni che sono ormai le nostre e che scopriremo nella preghiera dei fedeli.

Ma se Filippo è così è perché aveva dietro le spalle Anna e Stefano:

Il Vangelo di domenica, che è stato anche il Vangelo del giorno in cui ho celebrato la Messa davanti al suo letto, all’inizio della sua agonia, era la parabola dei talenti, dove Gesù ci fa capire che a ciascuno di noi Dio ha affidato un campo, e che gli altri, in particolare i figli, devono essere accolti e coltivati nel nostro campo.

Filippo è uno dei doni che appartiene a Dio, ma che Anna e Stefano hanno fatto fruttare.

Chiara Corbella, a cui ho pensato moltissimo, ogni volta che entravo nella casa di Stefano e Anna, Chiara Corbella scriveva a suo figlio Francesco: “Per quel poco che ho capito in questi anni posso solo dirti che l’amore è il centro della nostra vita, perché nasciamo da un atto d’amore, viviamo per amare e per essere amati, e moriamo per conoscere l’amore vero di Dio. Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti a imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti. L’amore ti consuma ma è bello morire consumati, proprio come una candela che si spegne solo quando ha raggiunto il suo scopo”.

E Filippo, come quelle piante che vivono, crescono, finiscono per fare un unico grandissimo fiore e poi muoiono, ha raggiunto il suo scopo, aiutato dai suoi splendidi genitori.

Questa è la risposta più bella della nostra fede. Per i pagani è stoltezza, scandalo, come lo dimostrano in questi giorni le ultime affermazioni del Prof. Veronesi.

Dio c’è ed è quasi palpabile oggi, come lo è stato in tutti questi giorni e anni. Tutto ha senso se lo vediamo in funzione della vita eterna.

Anna e Stefano dall’inizio hanno voluto seguire Cristo, la prima lettura è la stessa di quella scelta per il loro matrimonio. “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?” Niente, nessuno li ha mai separati da questo amore: né dolori, né malattia, né lacrime, né grida, né morte ha mai separato questa coppia dall’amore di Cristo.

E il Vangelo che hanno scelto è proprio il tema della sequela del discepolo nel contesto del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, verso la croce.

Condizione indispensabile per seguire Gesù è il “distacco”.

All’inizio c’è la chiamata del giovane ricco, il quale corre incontro a Gesù e si getta in ginocchio davanti a lui. Nella sua domanda si legge la disponibilità alla sequela. A lui Gesù chiede di osservare i comandamenti, in particolare l’amore per il prossimo.

Il giovane ha a cuore la legge di Dio: la osserva fedelmente. E Gesù mostra nei suoi confronti non soltanto approvazione, ma anche simpatia: “lo fissa e lo ama”.

Ma la proposta di Gesù va oltre e fa paura al giovane; egli si allontana triste, “perché aveva molti beni”. Il suo attaccamento è tale che non comprende che la sequela esige il primato di Dio rispetto a tutto. Il primo comandamento è “Non avrai altro Dio al di fuori di me” e si ama Dio seguendo Gesù.

E poi Pietro chiede: “ma se lascio tutto… cosa avrò in contraccambio?” La risposta di Gesù è chiara: la rinuncia vale se è effettuata “a causa di Gesù” e “a causa del Vangelo”. E la ricompensa è la vita eterna e il centuplo in questa vita.

La sequela di Gesù non è povertà, ma ricchezza; è guadagno, non perdita. Dio non toglie mai nulla, se toglie è solo perché vuole donare di più.

Il discorso di Gesù è esigente. Per capirlo bisogna considerare che l’accento nel brano è posto sul “vieni e seguimi”. Gesù rivela che la vera ricchezza consiste nel seguire Lui, nell’amarlo.

Al cuore del racconto c’è Lui, Gesù, che guarda e ama: “fissatolo lo amò”.

E’ questo sguardo pieno d’amore, che il giovane ricco non ha saputo incrociare e accogliere, ma che Anna e Stefano hanno incrociato e accolto e che hanno indicato a Filippo e ai suoi fratelli. La richiesta di Gesù è possibile se si accoglie Lui, se ci si lascia amare da Lui.

Ci chiede quella radicalità del “distacco”, la quale ci rende capaci di comprendere che ciò che è più importante e decisivo nella vita è amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come Lui ci ha insegnato.

Ci richiede la libertà interiore per valutare le cose terrene nella costante preoccupazione della salvezza eterna. Ed è questa libertà e questa preoccupazione della vita eterna che abita questi genitori, che abitava Filippo e che permette di dire oggi, parafrasando il Cardinale nel funerale di Chiara Corbella: “Ciò che Dio ha preparato attraverso Filippo è qualcosa che non possiamo perdere”.

Grazie Filippo, grazie Anna e Stefano, con voi ci siamo innamorati della vita eterna, non abbiamo più paura della morte, Dio ci ha aperto il cuore per accogliere la vita eterna già in questa vita.

Avete resa salda la nostra fede.

Oggi, festa della Presentazione della beata Vergine Maria, Filippo viene predentato all’altare del cielo, nella Gerusalemme celeste, e già, cara Anna, come vedi, piovono miracoli.

Amen.

Don Stefano Cascio

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